Campania zona rossa, la sfida dei commercianti di Napoli: «Basta attese, riapriamo»

Venerdì 4 Dicembre 2020 di Gennaro Di Biase

Negozi: gli annunci di riapertura stavolta precedono le ordinanze del ministro Speranza. I commercianti si preparano ad alzare in massa le saracinesche, tra «il bisogno di incassare durante le festività fino al 70% del bilancio di quest'anno drammatico» e le «speranze di salvezza del commercio riposte nel Natale». L'atmosfera è infatti quella della necessità, e non quella della festa. Mentre si attende l'ufficialità, in queste ore, del probabile inserimento della Campania in una fascia a rischio contagio più contenuto, l'associazione Botteghe di San Gregorio Armeno ha annunciato per domani la riapertura dei locali dei maestri del presepe. E anche diversi negozianti di Chiaia del comparto moda da ieri si dicono «pronti a rischiare di andare contro la legge e riaprire». Con il ritorno dei commercianti e della gente in strada per lo shopping, è poi previsto un effetto a cascata di riaperture anche tra i pubblici esercizi. Secondo le stime di Fipe Napoli, «il 30% tra bar e ristoranti chiusi tornerà al lavoro per asporto o delivery». 

Da Chiaia, uno dei quartieri più colpiti dalle chiusure imposte in zona rossa, già ieri mattina era partito un coro di commercianti pronti a rimettersi al lavoro in ogni caso, e con ogni colorazione: «Terrò le luci accese, di qualsiasi colore sia la Campania - racconta Claudia Catapano, di Blunauta, brand di negozi d'abbigliamento - Ho 6 esercizi, 15 dipendenti e siamo al collasso. Ho di fronte Tezenis: loro, che vendono intimo, sono rimasti aperti e noi no. Che differenza c'è? Non comprendiamo le scelte del Governo. Perdere il weekend dell'Immacolata sarebbe drammatico, soprattutto se a ridosso di Natale si inaspriranno di nuovo le restrizioni. Inoltre il lockdown è stato finto, la gente in strada c'è stata eccome: se le istituzioni continuano a considerarci invisibili siamo pronti ad andare contro la legge e aprire». «Se San Gregorio apre, farò lo stesso - spiega Mariagrazia Greco, di Nenna Pop - L'apertura è necessaria: a Milano ormai sono tutti aperti, si rischia invece l'ecatombe dell'economia campana». «Se diventeremo arancioni - dice Carla Della Corte, gioielliera e presidente di Confcommercio Napoli - potremo parlare, anche se timidamente, di Natale. Per i più restii a uscire, ci siamo attrezzati con gli shop online e ci stiamo organizzando con la presentazione dei prodotti in videochiamata, da consegnare poi a casa. Serve sensibilizzare la cittadinanza a salvare l'economia del territorio: bisogna preferire i negozi che riempiono e illuminano le vie, o si spegnerà la città. Il Natale per gioiellerie e abbigliamento rappresenta il 70% dell'incasso in questo anno drammatico». 

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«In zona rossa ha chiuso l'80% dei ristoranti - spiega Massimo Di Porzio, presidente di Fipe Napoli - e il 50% dei bar. In caso di giallo riapriranno quasi tutti. Però in caso di arancione aumenteranno le persone in strada, e molti torneranno a pensare all'asporto o al delivery per il negozio di fianco. Se non diventeremo gialli, saremo gli unici a restare chiusi. Gli ultimi giorni di dicembre portano il 20% di fatturato annuo in molti pubblici esercizi». Anche San Gregorio anticipa il ministro, ma rimanda di un giorno l'evento. L'associazione Le Botteghe di San Gregorio Armeno scrive che «domani alle 12, in piazza San Gaetano, si terrà l'inaugurazione della riapertura delle botteghe, che sarà dedicata a Diego Armando Maradona. Presenzierà, come ospite d'onore, suo fratello, Hugo Maradona. Sono stati invitati il sindaco e il cardinale Sepe». 

Ultimo aggiornamento: 09:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA