Castel Capuano restituisce i suoi tesori tra cunicoli e statue di epoca romana

Martedì 7 Luglio 2020 di Mariagiovanna Capone

Per comprendere l'importanza che Castel Capuano ha avuto su Napoli basta osservare un'antica mappa. Era situata al limite orientale del decumano maggiore, di fronte all'attuale via Tribunali, edificata a ridosso delle mura come una fortezza (è la seconda più grande dopo Castel dell'Ovo) a protezione della città, anzi della parte più vivace e brulicante di vita. La sua costruzione iniziò nel dodicesimo secolo con i normanni, per poi diventare residenza reale anche in epoca angioina e aragonese, fino a diventare Palazzo di giustizia con don Pedro de Toledo. Sotto Castel Capuano c'è un'intricata serie di cavità ricostruite in 3D dal geologo Gianluca Minin, dopo una serie di sopralluoghi eseguiti con il collega Umberto del Vecchio. Dalle tenebre sono emersi un ramo dell'acquedotto della Bolla, cunicoli romani in opus reticulatum, una porzione di statua in marmo sempre di epoca romana, e infine tompagnature di fine Ottocento che potrebbero portare a ulteriori ambienti e possibili nuove scoperte.

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Una scoperta compiuta da Minin quasi casualmente. È a lui che dobbiamo molte scoperte sia storiche che archeologiche, come la Galleria Borbonica a Chiaia da cui sono emersi frammenti di grande valore, oltre alla mappatura di gran parte del sottosuolo cittadino. In questa occasione è stato chiamato dalla società B5 dei fratelli Brancaccio in qualità di progettista esecutivo per gli aspetti geologici a Castel Capuano per un progetto Unesco del Comune di Napoli. Il suo studio doveva servire per capire se fossero possibili l'abbattimento delle barriere architettoniche e la realizzazione di ascensori all'interno del complesso monumentale. Durante rilievi e sopralluoghi, il geologo notò che al di sotto del pavimento c'erano alcuni basoli dalla forma particolare. «Ne fui immediatamente colpito e anche i tecnici dell'impresa Capriello Costruzioni incaricati dell'attività di restauro, quindi con grande esperienza sul campo, avevano i miei stessi dubbi. Feci sollevare i basoli e da quel momento sotto di noi si aprì un mondo sconosciuto». Dalle tenebre emersero tre canne di pozzo con profondità di circa dieci metri. «Non appena fummo autorizzati dall'architetto Scielzo, direttore dei lavori, e dall'ingegnere Pasquariello, responsabile della sicurezza, insieme al collega del Vecchio ci calammo per un'ispezione».
 


Le scoperte più interessanti sono avvenute lungo la seconda canna di pozzo. I due geologi si sono ritrovati in un lungo cunicolo verosimilmente del 1500, individuano ampi ambienti dietro alcuni muri, un'altra canna di pozzo che sale verso le sale centrali del castello e poi, lì dove la volta del cunicolo cambia forma, rinvengono le pareti in opus reticulatum connesso al ramo principale dell'acquedotto della Bolla che entrava nella città romana attraverso le mura e proseguiva per via dei Tribunali. Poi più avanti la scoperta più importante: la porzione inferiore di statua incastrata in un anfratto laterale. Il geologo ha anche pianificato un progetto per il recupero in sicurezza del reperto e per rendere il tutto ancora più affascinante ha realizzato rilievi 3D delle cavità sotto Castel Capuano. Sul ritrovamento interviene il soprintendente Luigi La Rocca: «Sembra una figura panneggiata probabilmente femminile, ma non possiamo dire altro per ora. La scoperta riveste particolare importanza perché si collega al rinvenimento di altri frammenti di sculture ed elementi di decorazione architettonica avvenuti dalla metà del 19esimo secolo ma anche nel corso delle più recenti indagini archeologiche condotte dalla Soprintendenza nel nuovo cortile del Vaglio». Ciò presuppone conclude - che in un momento imprecisato della lunga storia del monumento i numerosi frammenti antichi presenti nell'area siano stati scaricati in vari ambienti e in queste cavità».

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