Lancia petizione e raccoglie 20mila firme: l'appello di una madre non vedente di bambino autistico

Martedì 23 Novembre 2021
Lancia petizione e raccoglie 20mila firme: l'appello di una madre non vedente di bambino autistico

Ha superato le 20mila firme la petizione online lanciata su Change.org da Luigia Raffaeli (cittadina non vedente e madre di un bambino di 3 anni affetto da autismo); la petizione chiede a Istituzioni regionali e nazionali ad agire contro lo stallo burocratico in cui la sua famiglia - come molte altre in Italia - è incappata al momento dell’iscrizione del figlio presso un centro accreditato di riabilitazione per la psicomotricità e logopedia, necessaria al fine di curare alcune delle conseguenze del disturbo. L’appello, che chiede al contempo maggiori servizi e assistenza per tutte le persone nella stessa situazione, è infatti diretta al Sindaco di Napoli Manfredi, al Presidente della Regione Campania De Luca e al Governo nazionale. 

Come spiega la stessa Raffaeli nel testo, «tutti i centri a cui ho provveduto all’iscrizione [del figlio, ndr] in lista d’attesa mi hanno riferito che le liste sono bloccate, la regione non paga e quindi l’attesa è di tre anni.» Un disagio che nel suo caso si somma a una situazione di difficoltà che già la penalizzava in partenza: «considerando che sono un genitore non vedente, ho provveduto ad inviare anche la mia 104. Assolutamente non per poter avanzare di lista rispetto ad altri, sta di fatto che è da considerare che se già potrebbe essere complicato per un genitore la gestione di questo nuovo disturbo, per chi ha già un deficit sensoriale la difficoltà è doppia.»

Al momento, spiega, il figlio «viene comunque seguito dalla neuropsichiatria infantile presso l’ASL territoriale: svolge un’ora di terapia ogni 7/10 giorni. Però per bambini con questi disturbi è insufficiente. Infatti è necessario seguire un determinato percorso, informandomi si richiederebbe quello che nella scienza è diffuso come “percorso ABA”

Oltretutto, il bambino ha sinora frequentato la scuola dell’infanzia per una sola ora al giorno. Ma “un’ora è un impedimento”, scrive la madre, che evidenzia la necessità di socializzazione di questi bambini. «Comprendo le esigenze delle maestre», aggiunge, «perché comunque attendono il sostegno, in quanto da sole non riescono a seguirlo, però assieme ad altri bambini e in un luogo come la scuola, mio figlio è contento di andare ed è sereno». Un ostacolo, dunque, si somma all’altro.

Queste circostanze spingono l’autrice della petizione a fare una considerazione di ordine più generale: «alla luce del fatto che anche medici di spessore scientifico hanno dichiarato che ogni 150 nascituri, 1 è affetto da tale disturbo, è necessario che lo Stato e le Regioni si apprestino ad una giusta assistenza sanitaria e previdenziale». Sottolineando quanto sia «assurdo dover attendere addirittura tre anni per poter iniziare un giusto percorso, perché per quanto [mio figlio] possa essere seguito un’ora a settimana da parte dei medici ASL, è comunque insufficiente. Chiedo quindi alle Istituzioni di sbloccare la situazione», conclude. «Si comprende la crisi sanitaria ed economica, ma anche questo fa parte della nostra società. Sembra sempre più che il nostro stato chieda doveri (soprattutto la contribuzione), mentre i diritti vengono lasciati da parte.»

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