Napoli, sexgate a Belle Arti: film sul web con voce e volto del prof indagato per stupro

Martedì 18 Febbraio 2020 di Leandro Del Gaudio

Chiede di anticipare i tempi, di fare presto, di accorciare un’attesa pesante, insopportabile. Ha avviato indagini difensive, anche di fronte a un sospetto hackeraggio subìto sul proprio profilo facebook. Eccola la contromossa del professore, del docente all’Accademia di Belle arti, a distanza di qualche giorno dall’esplosione del caso di presunta violenza sessuale nei confronti di una sua ex alunna. Un caso che si è interamente riversato sui social e sul canale youtube dove è accaduto qualcosa di inedito fino ad oggi, a proposito di indagini e media: qualcuno ha realizzato un film usando solo messaggi audio e scritti che sarebbero riconducibili al docente, per dimostrare la presunta violenza sessuale avvenuta mesi fa. Una sorta di «film», dove compare il nome e il volto del docente, che ha ottenuto in pochi giorni oltre ottomila condivisioni, salvo poi essere reso inaccessibile solo nella serata di ieri. Un «film» montato solo con gli apprezzamenti, le avance, le provocazioni che sarebbero state trasmesse dall’uomo alla giovane studentessa, che serviva a sostenere la denuncia di stupro a carico del docente. Una riduzione su cui ora spetta alla Procura fare chiarezza. Ma torniamo alla cronaca di ieri. 

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LA MOSSA DEL PROF
Lunedì mattina, prime ore di lavoro: sono i due avvocati napoletani Lucilla Longone e Maurizio Sica a depositare un’istanza in Procura, nel tentativo di tutelare il docente accusato di violenza sessuale. Cosa chiedono i due legali? Puntano ad anticipare la data del conferimento di incarico per decodificare il cellulare della ragazza, acquisito dieci giorni fa per ottenere riscontri della denuncia resa dalla studentessa. Come è noto, l’incarico per dare inizio all’analisi dei dati - con un back up in presenza delle parti - era stato fissato per il prossimo cinque marzo. Una data ritenuta troppo lontana, anche alla luce di quanto sta avvenendo sui social. È di questi giorni, infatti, la diffusione on line di un’intervista della ragazza (ripresa di spalle, con la voce adulterata, in un servizio di Fanpage), in cui vengono forniti particolari della presunta violenza subita dal professore. Per la studentessa non ci sono dubbi: «Sono stata violentata, mi ha invitato a casa sua, ero inerme, sono stata abusata». E giù altri particolari intimi da parte di chi non nasconde di essere in cura sotto il profilo psicologico. Poi, in questi giorni, è spuntato il «film» su youtube. Messaggi privati, presunte richieste di prestazioni sessuali (tra cui anche foto hot), di fronte a quella che viene spacciata come una minaccia, all’insegna del «se non lo fai, ti boccio». Ricostruzioni fortemente respinte dalla difesa del docente, che alcuni giorni fa aveva giocato un’altra carta ad effetto. Come è noto, i difensori del professore avevano depositato pochi giorni fa la trascrizione di centinaia di messaggi, tutti ricavati dalle chat intercorse (via Whastapp, Instagram e Telegram) tra il loro assistito e l’alunna. 

IL SECONDO FILONE
Brutta storia, qui all’Accademia di Belle arti. Da mesi circolano accuse di molestie sessuali, da parte di uno o più prof, atteggiamenti sgradevoli che sarebbero stati subiti da una o più alunne. Tanto che il caso del docente e della sua ex alunna viene indicato da qualcuno come la classica punta di un iceberg. Quanto basta a spingere la Procura ad aprire un secondo filone di indagine, che punta a fare chiarezza dopo tanto chiacchiericcio. Un fascicolo esplorativo, volto a sgomberare il campo da sospetti e suggestioni che rischiano di rendere ancora più velenoso il clima all’ombra di via Costantinopoli. Ma torniamo al caso principale, alla liaison tra il docente e la studentessa. Lui è un cinquantenne in carriera, apprezzato regista; lei è una ragazza appena ventenne. A settembre inizia la loro relazione, che va avanti per un paio di mesi, finendo in malo modo. Stando alla versione di lei, il prof l’avrebbe costretta a fare sesso, a mandargli foto hot, ad assecondarla. Secondo il racconto di lui, invece, le cose sono andate diversamente: sarebbe stata lei a cercare il primo contatto (con una emoticon a forma di faccina, alla quale lui avrebbe risposto con un punto interrogativo), dando inizio a un rapporto sempre consenziente. Discutibile moralmente, ma consenziente. Ed è in questo scenario che tocca al pm Cristina Curatoli e all’aggiunto Raffaello Falcone provare a fare chiarezza. A leggere o sentire i messaggi scritti o vocali di lui, si ha la sensazione di trovarsi di fronte a un atteggiamento molesto, insistente. Si ha invece una impressione differente, a leggere (o ascoltare) le stesse parole ricondotte al docente, ma calate in un dialogo tra due persone: intimo, clandestino ma comunque all’insegna della complicità, dell’intesa. Provocazioni spinte ma reciproche? O un rapporto verticale in cui l’uomo si impone come docente di peso sulla sua giovane alunna? Attorno all’analisi delle chat ruota l’affare esploso dentro e fuori l’Accademia. 

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