Agricoltura, pressing Cia Campania:
«Sì a libero scambio prodotti Canada»

«L'accordo di libero scambio con il Canada farà bene alle imprese agricole italiane a cominciare da quelle campane. Vini e prodotti caseari di origine protetta provenienti dalla nostra Regione non solo non vengono danneggiati ma vedono finalmente riconosciuti strumenti di tutela. Occorre fare chiarezza e dire basta a partite mediatiche legate a questioni che sembrano riguardare altro ma non il merito dell'intesa». Così Alessandro Mastrocinque, presidente di Cia Campania e vicepresidente nazionale di Cia - Agricoltori Italiani a proposito del Comprehensive Economic and Trade Agreement (Ceta) che dovrà essere ratificato dal Senato questa settimana (ieri 25 luglio è la ratifica è saltata per effetto della priorità riservata per regolamento ai decreti da convertire, però, rimane in calendario).

Il Ceta riconosce un ombrello di protezione su 41 prodotti a denominazione di origine italiani esportati in Canada su un totale di 288 registrati in Europa (Dop/Igp). Oggi questa tutela non esiste, con il Ceta sì e potrebbe espandersi. Il Ceta, per esempio, tutela tutti i vini europei a denominazione di origine protetta, quindi anche quelli italiani (Docg, Doc e Igt) e recepisce in toto l'accordo sul commercio di vini e bevande spiritose siglato tra Ue e Canada nel 2003. Questo significa che non si lascia spazio a contraffazioni di sorta sul mercato canadese, né c'è la possibilità di liberalizzare i cosiddetti wine kit per un Fiano o un Greco di Tufo fai da teolo in Campania sono 15 i vini a Denominazione di Origine Controllata: Ischia, Capri, Vesuvio, Cilento, Falerno del Massico, Castel San Lorenzo, Aversa, Penisola Sorrentina, Campi Flegrei, Costa d'Amalfi, Galluccio, Sannio, Irpinia, Casavecchia di Pontelatone, Falanghina del Sannio. Lo stesso vale anche per un'altra filiera molto importante per la Campania come quella del grano. Col Ceta i dazi verranno azzerati e si levano voci su rischi di invasione di prodotti di bassa qualità.

«Questa è forse la polemica più capziosa, perché va detto che noi importiamo a dazio zero dal Canada già da tre anni» sottolinea Mastrocinque. A favorire questo processo è stata proprio la riduzione produttiva in virtù della quale l'industria della pasta ha chiesto alla Ue di l'eliminazione dei dazi dal 2014. A tutela dei produttori e dei consumatori di pasta e degli altri prodotti di filiera va ricordata la recente approvazione del decreto interministeriale per introdurre in via sperimentale, per due anni, l'obbligo di indicazione dell'origine del grano per la pasta in etichetta. Il decreto grano, in particolare, prevede che le confezioni di pasta secca prodotte in Italia dovranno avere obbligatoriamente indicate in etichetta il Paese di coltivazione del grano e quello dove è stato macinato. «L'obbligo di indicazione di provenienza dei cereali è uno strumento fondamentale di tutela per i consumatori che vorranno essere certi di mangiare solo pasta lavorata con grano italiano. Questo strumento è una ragione in più per non temere l'accordo con il Canada. Massima trasparenza, massima libertà».
Mercoledì 26 Luglio 2017, 22:10
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