Bambino morto a Napoli, la Procura scava nei contatti della playstation

Venerdì 2 Ottobre 2020 di Leandro Del Gaudio
Bambino morto a Napoli, la Procura scava nei contatti della playstation

C'è anche un terzo strumento informatico al centro delle indagini sulla morte del bambino di undici anni, caduto giù dal balcone di casa. Oltre al telefonino cellulare e al tablet, c'è anche la playstation sotto lo sguardo degli investigatori. Consolle e applicazioni, contatti e sfide interattive entrano nel fascicolo di inchiesta che punta a verificare cosa ha provocato la morte di un bimbo di soli undici anni. Da ieri mattina, infatti, è partita la verifica sul contenuto di congegni e dispositivi che erano stati maneggiati dal piccolo negli ultimi giorni, nel tentativo di riscontrare un elemento scatenante o qualcosa che abbia potuto suggestionare una persona priva di meccanismi di difesa. Dopo l'autopsia, dunque, la parola passa all'analisi tecnica, agli esperti informatici. Inchiesta condotta dal pm Raffaele Tufano e dal procuratore aggiunto Raffaello Falcone, l'ipotesi battuta in queste ore è di istigazione al suicidio. Rappresentati dai penalisti Lucilla Longone e Maurizio Sica, i genitori del piccolo hanno nominato un loro consulente nel tentativo di analizzare il contenuto di chat e contatti passati attraverso un mondo virtuale ma drammaticamente a rischio.
 

 

Dunque, si scava anche nella playstation, alla luce di quanto emerso dalle testimonianze raccolte in questi giorni, dopo aver ascoltato il racconto fatto da alcuni amichetti del bimbo deceduto. Un lavoro investigativo che vede in campo anche la Procura dei minori, vista la delicatezza di approcciare un mondo tanto complesso come quello dell'infanzia, che ha fornito però alcune conferme. Ad essere ascoltati sono gli amici di giochi dell'undicenne, che hanno fornito informazioni semplici ma utili su una frontiera - quello dello stare insieme e giocare - decisamente cambiata negli ultimi tempi. Si tratta di bambini che frequentano con impegno e dedizione la scuola, che praticano sport e corsi di lingua, che sono seguiti dai rispettivi nuclei familiari. Ma anche di bambini figli di un'epoca in cui è facile rimanere incollati a computer, telefonini, giochi elettronici. E un po' tutti hanno confermato la passione del piccolo morto tre giorni fa per la playstation. Non si tratta solo di un gioco «chiuso», di quelli che si praticano da soli contro il computer o con un altro concorrente fisicamente presente in una stanza, ma di una realtà interattiva. Una dimensione che - cuffie rigorosamente inserite - ti consente anche di sfidare un concorrente sconosciuto, di interagire con soggetti di cui si ignora l'identità. Ed è questa una traccia che gli inquirenti non intendono sottovalutare, di fronte alla possibilità che ci sia stata un'azione di suggestione capace di agire sulla psicologia del bambino. Difficile immaginare altre spiegazioni rispetto a quanto accaduto la notte tra lunedì e martedì scorso. Pioggia battente, il piccolo è a letto con uno dei fratelli più grandi, ma non prende sonno. Dice di andare in bagno a fare la pipì, va invece in cucina dove prende lo sgabello e apre la finestra. Scrive un ultimo messaggio ai genitori, poi lascia il telefonino sul pavimento. Poche parole strazianti che contengono anche la chiave di un incubo ad occhi aperti: «Vi amo, ho un uomo incappucciato davanti non ho più tempo». Possibile che l'uomo incappucciato sia entrato nella vita di un bambino indifeso tramite quei dispositivi informatici ieri aperti - come atto irripetibile - alla presenza di pm, consulenti e difensori.

Ultimo aggiornamento: 23:34 © RIPRODUZIONE RISERVATA