Bomba da Sorbillo, filmato l’attentatore: il video esclusivo dell'esplosione

Mercoledì 16 Gennaio 2019 di Giuseppe Crimaldi

Di certezze, al momento, ce n’è una sola, ed è quella plasticamente rappresentata dalle immagini registrate da alcuni sistemi di videosorveglianza all’altezza del civico 32 di via Tribunali. Sulle insegne della pizzeria Sorbillo due telecamere registrano il frenetico saliscendi di uno scooter, sempre lo stesso; all’una e 12 minuti il centauro in tuta, bomber scuro e con il volto coperto da qualcosa che assomiglia a un passamontagna frena, scende dal mezzo e abbandona un involucro prima di risalire in sella per fuggire via. Dopo una decina di secondi arriva una fiammata accecante, seguita da denso fumo nero. È lui l’attentatore che ha fatto brillare la bomba artigianale. Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, annuncia che domani sarà in Campania «per portare la solidarietà personale e la presenza dello Stato»: prima in via dei Tribunali, poi ad Afragola, dove in poco più di 20 giorni di bombe carta ne sono esplose otto.
 


Il profilo dell’attentatore solitario, almeno per quel che le immagini consentono di individuare, delinea la sagoma di una persona giovane e mingherlina. Non si può escludere che si tratti addirittura di un minorenne. Su quei fotogrammi (e non solo su quelli) lavorano in queste ore gli agenti della Squadra mobile con i colleghi della Polizia scientifica della Questura di Napoli. Immagini preziose, prima fonte di prova che potrebbero imprimere una rapidissima svolta alle indagini consentendo di risalire all’attentatore del raid dinamitardo avvenuto ai Tribunali nella notte tra martedì e mercoledì: un agguato che riaccende i riflettori sulla criminalità attiva ai Decumani e che - per modalità ed esecuzione - ha il sapore agro dell’intimidazione di camorra. Ma le chiavi di lettura possono essere molteplici.

In questi giorni il locale era chiuso per ristrutturazione. Per questo in uno dei vani interni c’era anche un vigilante, rimasto illeso dalla deflagrazione. Dicevamo delle telecamere. Se c’è una strada di Napoli ben protetta e controllata dagli impianti di videosorveglianza, quella è proprio via Tribunali. Non a caso le immagini acquisite dalla polizia subito dopo l’esplosione sono addirittura 12. Altri occhi indiscreti avrebbero dunque registrato i numerosi passaggi del misterioso attentatore che, prima di entrare in azione, avrebbe percorso su e giù la strada, forse in attesa del momento giusto. Cinque anni fa sempre la stessa pizzeria fu oggetto di un misterioso rogo. Anche stavolta - come allora - il raid non ha fatto registrare vittime, ma solo danni alle cose, peraltro molto limitati. Il che, naturalmente, non toglie gravità al fatto.
 
E veniamo al movente. Tutto lascerebbe pensare al racket: i canoni criminali dell’esecuzione di questo raid sono infatti quelli prediletti dagli emissari del «pizzo», quando entrano in azione per punire chi non paga o per convincere chi resiste alle richieste estorsive. Ma sul punto c’è cautela da parte degli investigatori. Di fatto le ipotesi battute al momento sono tre. La prima punta verso gli ambienti della criminalità organizzata dei Decumani, e dunque sui «nuovi Sibillo», i giovanissimi eredi del gruppo che - insieme con i Giuliano di Forcella - tra il 2014 e il 2015 scatenò una sanguinosa faida contro il cartello dei Buonerba-Mazzarella. Se confermata, l’ipotesi potrebbe incastonarsi in un ragionamento criminale più ampio: e cioè si sarebbe deciso di mettere a segno un raid dinamitardo clamoroso scegliendo la pizzeria Sorbillo in quanto simbolo della Napoli che dice no alla camorra. Come a dire, mutuando la perfida logica terroristica: colpirne uno per educarne cento. Seconda ipotesi: a ordinare la missione sarebbe un nuovo gruppo addirittura alternativo ai Sibillo ed emergente nella zona del centro storico; una banda di giovanissimi desiderosi di farsi spazio e di dimostrare che i Sibillo non hanno più alcun controllo del territorio. Non si esclude nemmeno che mandanti dell’attentato possano essere gli stessi Mazzarella, per dimostrare la «volatilità criminale» dei loro nemici ai Tribunali. Terza ed ultima pista: quella di un errore commesso da chi ha posizionato l’ordigno rudimentale. Nello spazio di soli venti-trenta metri dal locale di Gino Sorbillo vi sono altre pizzerie, locali e ristoranti. Qualcosa nella realizzazione del piano (il passaggio di qualcuno, la vista di un lampeggiante in lontananza, l’accensione prematura della miccia?) sarebbe andata storta e - all’ultimo momento - il giovane bombarolo sarebbe stato costretto ad abbandonare il pacco esplosivo fuggendo via.

Ultimo aggiornamento: 17 Gennaio, 10:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA