Castellammare, accusato di camorra
e vittima del racket: Greco sarà risarcito

Giovedì 16 Luglio 2020 di Dario Sautto

Il racket imposto a tanti imprenditori: i nove imputati condannati a risarcire Comune, associazioni e l'imprenditore accusato di camorra. Si chiude il primo stralcio del processo «Olimpo» a quattro clan di camorra dell'area stabiese. Con il procedimento principale ancora in corso dinanzi al tribunale di Torre Annunziata, che vede imputato anche Adolfo Greco, il re del latte e amico del boss Raffaele Cutolo, ieri al tribunale di Napoli si è celebrato il processo con rito abbreviato per tutti gli altri imputati. Tra questi, anche la vedova del boss D'Alessandro, Teresa Martone, condannata a quattro anni e mezzo di reclusione per aver imposto il pizzo proprio a Greco. Nel corso delle indagini della polizia, era emersa una visita della vedova del capoclan di Castellammare, Michele D'Alessandro, che aveva invitato Greco a fare un regalo per i figli Pasquale e Vincenzo, detenuti in carcere che si «lamentavano» per la scarsa attenzione.

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Sul fronte del clan Cesarano, invece, è stato condannato il reggente (latitante fino al 2015) Nicola Esposito, alias «'o mostro»: dovrà scontare altri cinque anni e dieci mesi di reclusione. Cinque anni per Giovanni Cesarano, detto Nicola, cugino del capoclan Ferdinando e uomo di fiducia di Luigi Di Martino «'o profeta», reggente successivo e imputato in ordinario. Condannato anche Aniello Falanga, braccio operativo del gruppo: per lui sei anni e quattro mesi di carcere. Da Castellammare a Gragnano, dove con la complicità dei clan D'Alessandro e Di Martino avrebbe guadagnato una fetta di lavori edili anche l'imprenditore Liberato Paturzo, condannato a cinque anni e mezzo. Sei anni di reclusione per il suo collaboratore Vincenzo Di Vuolo. Restando sui monti Lattari, tra Pimonte e Agerola, dove l'egemonia camorristica appartiene al clan Afeltra, condannati i fratelli Francesco e Raffaele Afeltra, anche loro accusati di estorsione aggravata: al primo è stata inflitta la pena di quattro anni e mezzo, mentre per Raffaele «'o burraccione» - che si era consegnato dopo alcuni mesi di latitanza la condanna è a cinque anni e quattro mesi di reclusione. Stessa pena al nipote Giovanni Gentile, che era stato arrestato a Pimonte durante il cenone della vigilia di Natale 2018 dopo una latitanza di due settimane.
IL PROCESSO PRINCIPALE
Ha retto, dunque, l'intero castello accusatorio costruito dalla Direzione distrettuale di Napoli, con il pm Giuseppe Cimmarotta che ha chiesto e ottenuto anche la confisca del denaro sequestrato. Tutti gli imputati sono stati condannati a risarcire il Comune di Castellammare, che si era costituito parte civile insieme alle associazioni Fai Antiracket ed Sos Impresa. Teresa Martone, insieme ad Esposito, Cesarano e Falanga è stata condannata a risarcire anche Greco, imprenditore del latte ritenuto anche in affari con i Casalesi, principale imputato dell'Olimpo della camorra stabiese e allo stesso tempo vittima di estorsione. Proprio Greco a settembre, all'udienza del processo principale, risponderà in aula: ha deciso di sottoporsi all'esame da imputato e proverà a respingere le pesanti accuse della Dda che lo individua come «padrino» della camorra di Castellammare e dintorni, capace di trattare alla pari con i boss dei vari clan stabiesi e di imporre il pizzo (con sconto) agli imprenditori suoi amici o parenti. Una figura, quella di Greco, ritenuta a dir poco ambigua, capace di intessere legami alla pari con camorristi, imprenditori, politici e magistrati.
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