Coronavirus, da Milano a Napoli gli irresponsabili della movida: solita folla nei locali

Domenica 8 Marzo 2020 di Valentino Di Giacomo

C’è chi da Veneto e Lombardia preferisce passare la quarantena nella propria casa al mare in un’altra regione, gli emigrati meridionali che affollano treni e stazioni per tornare al Sud, i falsi comunicati su presunti vaccini miracolosi contro il coronavirus. Spiagge piene, piste da scri prese d’assalto, locali affollati nel weekend. Per egoismo, irresponsabilità e ignoranza stavolta ci si sente tutti Fratelli d’Italia: una lunga linea da tracciare da Nord a Sud fatta di piccoli e grandi gesti di incoscienza pur di non rispettare le direttive delle autorità per arginare il contagio del coronavirus evitando gli assembramenti. Confusione, spesso generata da una comunicazione degli organi preposti imprecisa, ma anche incomprensione delle conseguenze che il Covid-19 sta causando al nostro sistema sanitario nazionale. Tanti, troppi che agiscono come se il virus non esistesse.

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In Toscana e Liguria le località di vacanza sono prese d’assalto da cittadini provenienti dalle zone con maggiore diffusione del virus. «Forte dei Marmi solitamente vuota in questo periodo – spiega Paolo, gestore di un lido della zona - da settimane si è riempita di lombardi che hanno riaperto le case al mare per fare la quarantena nella cool Versilia. E lo stesso avviene anche a Viareggio dove sul lungomare sembra di essere già a Pasqua e si parla più lo slang del Nord che il toscano». Stesse scene nelle località balneari della riviera ligure. Non un caso che il primo contagiato di Covid-19 sia stato registrato ad Alassio, dove comitive provenienti da Veneto e Lombardia hanno soggiornato nelle scorse settimane costringendo alla quarantena forzata gli addetti degli hotel dove i turisti erano stati ospiti. Sempre in Liguria, a Rapallo, una 68enne dalla provincia di Piacenza è stata individuata e denunciata dalle autorità insieme alla suocera. Le due donne avevano deciso di recarsi nella seconda casa situata nel centro di Rapallo, nonostante l’invito a isolarsi al proprio domicilio, verificato che già il marito era stato trovato positivo al Covid-19. 

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Proprio in Liguria si registra la situazione più complessa perché nelle località turistiche sono tantissime le villette al mare di proprietà di cittadini provenienti dalle zone rosse, evidentemente non del tutto isolate. In queste ore il governatore Giovanni Toti sta studiando delle contromisure da proporre al governo per evitare ulteriori esodi verso la propria regione. E se c’è chi preferisce il mare – con la complicità della primavera incombente – c’è pure chi ha deciso di trascorrere la quarantena in montagna. Affollate le stazioni sciistiche del Trentino e della Val d’Aosta. Tanti casi scoperti: come il cinquantenne di Vo’ Euganeo, denunciato dai carabinieri di Cavalese, nel Trentino, scoperto a sciare e fratturatosi ad una gamba. Stessa scena a Cortina per due anziani provenienti da un’altra zona rossa, da Codogno, rintracciati e risultati positivi al Covid-19.

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La percezione del pericolo è completamente alterata, soprattutto al Sud. A Napoli sabato sera erano a migliaia i ragazzi in strada, ai baretti di Chiaia e nei locali, incuranti delle disposizioni adottate sulla distanza di un metro. Tutti uniti da comportamenti irresponsabili gestori e giovanissimi, al punto che il governatore Vincenzo De Luca sta valutando misure ancor più rigide. A Posillipo un noto ristorante ha fatto persino ironia postando una foto su Instagram con il locale affollatissimo: «Stasera andremo un po’ a rilento – hanno scritto in una story – in sala abbiamo meno tavoli per mantenere in linea di massima un po’ di distanze». Non è andata meglio ieri in provincia di Napoli: sulle spiagge di Bacoli è stato necessario l’intervento dei vigili per chiedere ai gestori dei lidi di distanziare i clienti che affollavano i tavolini dei bar. 

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Scene simili nei bar storici di Padova o lungo i Navigli a Milano, sul pontile di Ostia invaso dai romani, tutti ammassati, per l’aperitivo. Come al Borgo di Boccadasse, a Genova, assaltato dai turisti con immagini che hanno fatto il giro del web. Inconcepibile a Milano l’iniziativa della show-girl Jo Squillo che ha fatto appello ai suoi 400mila follower di scendere in piazza Duomo per un flash mob in occasione dell’8 marzo. «Le donne non si fermano» era intitolato l’evento che però non ha riscosso successo. Solo una decina di persone in piazza, almeno con la mascherina d’ordinanza, promotrice compresa. Folla invece all’esterno dell’hotel dell’Inter a Torino, prima del big-match di ieri sera contro la Juve, con decine di tifosi ammassati in strada. In Serie C, per la partita a porte chiuse tra Monopoli e Casertana, la Figc ha dovuto invece cambiare l’arbitro designato, Enrico Maggio da Lodi, dopo le proteste dei giocatori che non volevano essere arbitrati da un fischietto proveniente dalla zona rossa. 

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Inciviltà e scelleratezza contribuiscono a non far rispettare delle norme di buon senso, necessarie per i prossimi giorni. Ma c’è pure chi adotta comportamenti criminali per sfruttare la situazione. Nel Trevigiano, a Vittorio Veneto, un uomo proveniente dal Canton Ticino è stato denunciato per truffa e falso perché fino a due giorni fa tappezzava le auto parcheggiate pubblicizzando un finto vaccino contro il coronavirus per 50 euro. «È stato creato in Australia – era scritto nel volantino – e l’unico che lo ha ottenuto è la Svizzera». Da Nord a Sud, una esecrabile unità per infrangere i divieti e le prescrizioni decise dal presidente del consiglio per contenere i contagi del virus. «Vedo scene imbarazzanti – si è sfogato ieri pubblicamente il magistrato anticamorra, Catello Maresca – oggi drammaticamente stiamo assistendo alla fiera dell’illegalità, in un ambito, quello della salute, nel quale non si può scherzare». Milioni di italiani uniti nel motto: «A me non capiterà». 
 

Ultimo aggiornamento: 9 Marzo, 10:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA