Coronavirus in Campania, imprese no stop: quattromila aziende non hanno mai chiuso i battenti

Mercoledì 8 Aprile 2020 di Gigi Di Fiore

L'industria campana non ha chiuso. Seguendo il decreto del governo del 22 marzo, sono in attività almeno 4068 aziende. Fanno parte delle 80 categorie di attività produttive strategiche e essenziali indicate dal governo nel famoso elenco Ateco, ma anche aziende in grado di dimostrare che la chiusura provocherebbe «grave pregiudizio all'impianto» o «pericolo di incidenti». Un numero non da poco, che le cinque Prefetture campane stanno verificando.

Il decreto del governo affida ai prefetti di ogni provincia la decisione. Funziona così: l'azienda fa un'istanza con autocertificazione, dichiara di avere messo in campo tutti gli accorgimenti per la salute dei dipendenti (mascherine, guanti, tute, locali con distanze di sicurezza, disinfestazione e sanificazione delle sedi), di rientrare in una delle categorie previste dal decreto chiedendo di proseguire l'attività. In attesa di risposta, si resta aperti. Alle cinque Prefetture campane sono in istruttoria ancora in corso un totale di 2714 istanze. Naturalmente, le attività di «rilevanza strategica», escluse da limitazioni, non si sono mai fermate. Come negli stabilimenti del settore aerospaziale, primi fra tutti quelli della società Leonardo in provincia di Napoli, o della Omi del Calaggio a Lacedonia in provincia di Avellino. In provincia di Salerno, appartengono alla filiera dell'aerospazio 30 aziende. Tutte attive. Stategica è considerata anche la produzione della Cofren di Pianodardine, sempre in provincia di Avellino, specializzata nella produzione del rame.
 

 

«Vanno verificati non solo i settori merceologici, ma anche l'esistenza di tutele per i lavoratori - spiegano alla Prefettura di Napoli - Per questo, le istanze vengono esaminate in una istruttoria affidata ad una commissione con rappresentanti dei sindacati, della Confindustria, della Camera di Commercio, dell'assessorato regionale alle Attività produttive e della Guardia di finanza».

Un panorama produttivo esteso che spera di non chiudere. A guardare i numeri precedenti all'emergenza coronavirus, emerge un quadro complesso. Solo in provincia di Salerno, ad esempio, sono 6348 le aziende del manifatturiero non dei settori alimentari e farmaceutici. Da parte di queste imprese, alla Prefettura salernitana sono arrivate 600 richieste di proseguimento dell'attività per «grave pregiudizio all'impianto». Il 10 per cento del totale. Le autorizzate a non chiudere, perchè appartengono ai settori alimentare e farmaceutico, sono in questa provincia 1881. Anche su queste, la Prefettura fa verifiche per disporne, se non hanno i requisiti richiesti, la sospensione dell'attività.
 


Chiuse le grandi aziende metalmeccaniche, coma la Fca di Pomigliano in provincia di Napoli o lo stabilimento irpino di Pratola Serra sempre Fca e quelli in provincia di Avellino della Denso di Pianodardine e dell'Industria italiana autobus di Valle Ufita. In provincia di Avellino, sono 4l riconversioni nel settore medico che autorizza a restare aperte. In Irpinia, sono sempre attive 212 imprese di settori inclusi nel codice Ateco.

«Le nostre istruttorie sono in corso e in continuo aggiornamento» dicono alla Prefettura di Benevento. In questa provincia, 17 aziende nel settore aerospaziale non hanno mai chiuso. Sono invece 187 le richieste di proseguire l'attività per evitare «gravi pregiudizi agli impianti». In 47 casi, c'è stato il sì della Prefettura. Grandi numeri, naturalmente, per la provincia di Napoli dove è in corso l'esame di ben 1300 istanze. In 20 casi, è stata imposta la sospensione delle attività produttive, con 80 aziende rimaste invece aperte perché appartengono alla filiera aerospaziale e 50 attive perché in attesa di risposte sul «grave pregiudizio all'impianto». «Ci sono moduli che gli imprenditori devono compilare per motivare le loro istanze» spiegano alla Prefettura di Caserta dove, su 344 istanze di piccole aziende soprattutto del settore agroalimentare, 93 hanno avuto risposta positiva. Le altre sono ancora all'esame dei funzionari. Altre 21 istanze, invece, sono di aziende che affermano di essere strategiche. In 17 casi, hanno ottenuto il sì alla produzione, per altre 4 c'è stato il rifiuto. Un panorama eterogeneo. «La discriminante principale, in caso di appartenenza a settori merceologici autorizzati, è la presenza reale di tutele sanitarie per i dipendenti» spiegano alla Prefettura di Salerno. Ma in tanti sperano di non chiudere, tirando fino al termine dell'emergenza.

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