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Covid a Napoli, la rivolta dei primari: «San Giovanni Bosco ospedale fantasma»

Lunedì 28 Febbraio 2022 di Ettore Mautone
Covid a Napoli, la rivolta dei primari: «San Giovanni Bosco ospedale fantasma»

La Campania è da ieri ufficialmente in zona bianca: la curva epidemiologica del Covid è in calo costante e i modelli matematici di previsione dicono che il cielo delle nuove infezioni volgerà al sereno. Dalla Regione è scattata la richiesta, rivolta ai manager di Asl e ospedali, di rimodulare l’offerta assistenziale e di posti letto contraendo quella dedicata a Covid-19. La parola d’ordine è riattivare i ricoveri di area medica e chirurgica sospesi dallo scorso dicembre per razionalizzare e concentrare l’offerta di assistenza nei Covid center ridando spazio alle attività sanitarie ordinarie, sia in termini di prestazioni di emergenza e pronto soccorso, sia su prenotazione. L’obiettivo è anche riassorbire, nel più breve tempo possibile, le liste di attesa accumulate per visite, esami e ricoveri e rimettere in moto, al più presto, la macchina degli screening, al palo da mesi. A Napoli sono mobilitati la Asl Napoli 1, il Cotugno e il Cardarelli. 

All’Ospedale del mare da ieri sono sospese le attività dei 16 posti letto di terapia intensiva, dedicati al Covid, ospitati nelle unità modulari, vuoti da settimane. In caso di bisogno dovranno tuttavia essere rimesse in moto nell’arco di 48 ore. Da lunedì prossimo, 7 marzo, al presidio di Ponticelli smobilitano anche i 47 posti letto allestiti nell’area della day surgery fermo restando la ripresa in caso di necessità. «I pazienti positivi al virus che dovessero giungere con mezzi propri al pronto soccorso dell’Ospedale del mare andranno trasferiti - è scritto in una nota della Asl Napoli 1 - nei Covid center del Loreto Nuovo oppure al Covid hospital del San Giovanni Bosco». Nessun segnale, insomma, sulla ripresa delle attività ordinarie almeno al presidio della Doganella. Qui dopo mesi di attività limitata all’insegna del Covid hospital multispecialistico, i primari sono in rivolta. Tra le équipe abituate a imbracciare il bisturi per almeno 8 ore al giorno cresce un sentimento di frustrazione. Ieri, nelle corsie dell’ospedale serpeggiava un tangibile malcontento esteso anche all’area medica. Una quarantina di dirigenti apicali sarebbe pronta a sottoscrivere un documento di dissenso appoggiato da tutti i principali sindacati di categoria. La richiesta è di concentrare, per ora, in un unico Covid center, al Loreto, tutte le attività mediche e specialistiche della Asl legate al Covid trasferendo al Cotugno, anch’esso in fase di riorganizzazione, e al Cardarelli, tutto ciò che esubera dalle capacità del Loreto. Di contro la Asl ha promesso la convocazione di un vertice con il responsabile del dipartimento ospedaliero da fissare non prima della prossima settimana.

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Troppo poco per placare animi esasperati dopo due anni di pandemia tra restrizioni e paralisi delle cure specialistiche. Pesa anche la spada di Damocle di servizi, come il pronto soccorso, la rianimazione e le sale operatorie che, allo stato, per la acuta carenza di personale, non sarebbe comunque possibile riattivare a pieno regime. Attualmente al Loreto sono ricoverati 25 pazienti Covid su 50 posti (2 in rianimazione su 8 letti). L’ospedale di via Filippo Maria Briganti ospita invece una quindicina di malati Covid a fronte di 55 posti attivi e oltre 600 unità di personale divise tra vari profili medici, infermieristici, amministrativi e tecnici sottoutilizzati. Dagli inizi di gennaio sono stati effettuati non più di una trentina di interventi chirurgici insufficienti a tenere viva la professionalità acquisita in anni di carriera. 

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In fase di parziale smobilitazione ci sono intanto i posti letto Covid del Cardarelli e del Cotugno: il primo dovrebbe presto contrarre tutta l’attività nel solo padiglione M ex intramoenia rimettendo in moto le attività ordinarie della Chirurgia, Ortopedia e Medicina. Al Cotugno nell’ultima riunione del Collegio di direzione, i direttori di dipartimento hanno formalmente riconosciuto la validità del lavoro svolto dal manager Maurizio Di Mauro per due anni dedicato giorno e notte a fronteggiare la pandemia con un ruolo del polo infettivologico della città salito alla ribalta internazionale. I camici bianchi ora appoggiano in pieno le proposte di razionalizzazione delle attività, dei costi di straordinario e reperibilità attivate per fronteggiare l’emergenza. Anche qui si torna alla graduale ripresa di tutte le attività interrotte. Il Cotugno avrà un assetto misto in parte dedicato al Covid e in parte alle urgenze infettivologiche di altra natura (Aids, meningiti, Tbc e altro). Anche il Monaldi e il Cto riprenderanno a funzionare con le discipline finora in parte ridotte impegnando anche i fine settimana per recuperare le liste di attesa. 
 

Ultimo aggiornamento: 2 Marzo, 07:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA