Faida avvocati a Nola, il presidente chiede l'azzeramento del consiglio

Giovedì 3 Ottobre 2019 di Antonio Russo
Nuova clamorosa puntata della guerra ormai dichiarata da tempo tra le varie fazioni in cui è diviso l'ordine degli avvocati di Nola: il presidente Domenico Visone ha inviato una richiesta ufficiale al consiglio nazionale forense per il commissariamento del consiglio di piazza Giordano Bruno. Nell'ipotesi in cui la richiesta venisse accolta il prossimo passo sarebbe con ogni probabilità lo scioglimento dell'organismo in carica ed elezioni anticipate per il rinnovo di un'assemblea allo stato bloccata in tutte le sue funzioni.
 
I contrasti interni al gruppo dirigente sono cominciati praticamente subito dopo le elezioni che hanno portato all'insediamento di Visone, pochi mesi fa. Si è trattato di contrasti tanto gravi da portare alla formazione di fatto di una nuova maggioranza: in sostanza la vecchia compagine di governo che sosteneva Visone si è sfaldata e si è formato un nuovo gruppo intenzionato a sfiduciarlo. E la sfiducia infatti è arrivata durante una seduta di mezza estate del consiglio forense: la riunione si concluse a tarda notte con il voto della maggioranza che sfiduciarono il presidente eleggendo Ciro Sesto. Visone ha depositato poi un ricorso al Tar, chiedendo l'annullamento della delibera adottata contro di lui. Il Tar di Napoli, accogliendo la tesi di Visone, ha stabilito che effettivamente la sua sostituzione non era valida. Visone quindi è ancora il presidente dell'ordine degli avvocati di Nola. Al tempo stesso però i magistrati hanno stabilito che la sfiducia con votazione di un nuovo presidente è un meccanismo utilizzabile. L'altro giorno infine la mossa a sorpresa di Visone che ha chiesto al consiglio nazionale forense il commissariamento del COA di Nola.

«La ragione di tale richiesta scrive Visone - è nella presa di coscienza dell'inesistenza giuridica della fondazione forense». Il funzionamento della scuola di formazione degli avvocati (la fondazione forense) è infatti uno degli argomenti al centro dei contrasti tra i consiglieri. Sul vi è la precisa volontà della nuova maggioranza di eleggere un nuovo presidente. Dopo la pronuncia del Tar infatti è stato subito chiesto di mettere all'ordine del giorno una nuova votazione di sfiducia ma la riunione del Consiglio non è stata mai convocata. La parola passa ora all'organismo di coordinamento nazionale della categoria che deciderà se azzerare il piccolo parlamento della categoria, indicendo nuove elezioni.
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