Fortuna, il dolore della mamma: «Marianna andava fermata, oggi mia figlia sarebbe viva»

Giovedì 26 Novembre 2020 di Marco Di Caterino

«Anche se per la legge c'è un responsabile, non è detto che sia davvero lui. Per me a uccidere mia figlia è stata lei, Marianna Fabozzi. Lo aveva già fatto. Si era sporcata le mani uccidendo suo figlio. Che speranza aveva la mia povera bambina di uscire indenne da quei due mostri? Nessuna. Ora con questo nuovo processo, speriamo che si arrivi alla verità vera, perché quella giudiziaria mi ha deluso». Mimma Guardato è la mamma di Fortuna Loffredo, abusata e uccisa a sei anni da Raimondo «Titò» Caputo, che secondo la ricostruzione che gli è costata l'ergastolo la scaraventò nel vuoto, il 24 giugno del 2014, dal solaio dell'isolato 3 delle palazzine popolari del Parco Verde di Caivano. Adesso che il gip ha deciso di rinviare a giudizio per la morte del piccolo Antonio Giglio - finito esattamente come Fortuna 14 mesi prima - sia la mamma del bimbo, Marianna Fabozzi, accusata di omicidio volontario, che l'ex compagno di questa Raimondo Caputo per favoreggiamento personale, pronuncia parole che gelano l'anima. «Tutti nelle palazzine sapevano che Marianna aveva ucciso Antonio e anche Fortuna, nessuno aveva creduto a un incidente fatale. Ora dopo sette anni, se ne sono accorti. Ho una rabbia in corpo che mi divora. Se solo avessero indagato bene sulla tragica fine del piccolo Antonio, mia figlia ora sarebbe una signorinella. Mi manca ad ogni istante. Ogni giorno apro l'armadio e annuso i suoi vestiti. Accarezzo i suoi giocattoli. Così la sento più mia». 

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Dopo la morte della figlia, Mimma Guardato si è trasferita su al nord. È una persona diversa. Lavora stabilmente, ha una casa tutta sua, segue gli altri due figli Giovanni, che ora ha 16 anni, e Alessio, più piccolo. Per la morte di Fortuna oltre a Caputo è stata condannata anche la Fabozzi: 14 anni di carcere per non aver impedito che «Titò» abusasse a suo piacimento della bambina e delle due figlie che la donna aveva avuto dalla precedente relazione. E anche se il processo ha consegnato la sua verità giudiziaria, restano ancora punti oscuri. Mai chiariti. E nemmeno indagati. Come la richiesta, respinta, di avere agli atti le immagini satellitari di Google Earth per accertare chi veramente si trovava sul terrazzo da dove precipitò Fortuna. E nemmeno si è approfondita la testimonianza della sorella di Raimondo Caputo, che a verbale dichiarò: «Marianna chiamò il figlio dicendogli che c'era un elicottero che volava vicino al palazzo. E non appena il bimbo si avvicinò, lei lo afferrò e lo scaraventò dalla finestra». Marianna Fabozzi, all'epoca, dichiarò alla polizia che proprio per guardare l'elicottero il bambino si era sporto, cadendo 25 metri più giù. E poi. Lo stesso Titò, succube di Marianna e intimorito dalla sua famiglia che conta parentele con elementi della camorra locale, già nel corso dell'udienza di convalida, rivolgendosi al gip disse: «Signor giudice, chiedete a Marianna chi ha ucciso Chicca», accuse ribadite nel processo in corte di assise con una dichiarazione spontanea: «È vero, ho giocato con le bambine, ma le mie mani non sono sporche del sangue di Chicca. È stata Marianna ad ucciderla, come ha fatto per suo figlio». Silenziosa, apparentemente distante da tutto e tutti, Marianna Fabozzi, che ha disertato tutto il processo di primo grado, in realtà raccontano alle palazzine popolari tiene sotto scacco chiunque. Come Gennaro Giglio, il papà di Antonio e ancora ufficialmente suo marito, che da tre anni chiede inutilmente il divorzio. Ed è vittima di una storia incredibile. «Quando è morto Antonio - racconta - mi hanno picchiato impedendomi di partecipare al suo funerale. Temevano che facessi delle domande di cui intuivo le risposte. Mi hanno anche impedito di recarmi sulla sua tomba». Ma c'è di peggio. Gli stessi personaggi gli hanno imposto di riconoscere come suoi i figli che Marianna aveva avuto con altro uomini. Una testa di legno della paternità. Infatti l'ultima figlia di Marianna è frutto dell'unione con Raimondo Caputo, anche se è stata registrata all'anagrafe con il cognome Giglio. Titò, che aveva capito l'aria che tira nell'ambito familiare di Marianna, la bambina voleva portarla via dal Parco Verde e sistemarla nel Rione Salicelle dove abitano le altre figlie. Ma avere tre figli legali aumentava l'importo di contributi e sussidi che intascava Marianna. Una storiaccia nella storiaccia. Tanto che Gennaro Giglio, assistito dagli avvocati Angelo e Sergio Pisani, ha rivolto uno struggente appello al presidente Mattarella, perchè lo aiuti a divorziare e uscire da un incubo che sembra non finire mai.

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