La sfida politica
che passa dal Vasto

di Antonio Mattone

Venghino signori, venghino al Migrantour tra i vicoli del Vasto. Approfittate dell’imperdibile occasione per scoprire una città dinamica e in continua evoluzione, perché solo in questo fine settimana la passeggiata sarà gratuita grazie al contributo del Comune di Napoli. Poi si dovranno pagare 10 euro per essere condotti tra le strade e i palazzi della casbah napoletana, dove si potranno sentire gli odori e i sapori etnici ed ascoltare le tradizioni e le storie dei migranti che popolano il quartiere.
Il giro turistico così pubblicizzato da una cooperativa legata ai centri sociali, suona come una beffa per i residenti della zona. Persone esasperate da una convivenza difficile che mette a dura prova lo scorrere della vita quotidiana. Una delle tappe del circuito esotico è il mercato di via Bologna, dove una volta si potevano trovare i prodotti artigianali dei paesi di provenienza dei migranti, e che oggi è diventato smercio del falso. Nel cortile di un palazzo di via Firenze c’è una moschea, altra meta del tour. È un continuo via vai di persone che entrano per pregare. Altri tornano nelle proprie case con un ingombrante bagaglio contenete le loro mercanzie. Spesso bussano ai citofoni dei condomini per farsi aprire il portone, fino a rompere i fili elettrici per costringerli di tenerlo aperto. Eppure non sembrano nutrire sentimenti razzisti questi abitanti, sono solo esasperati. Con i migranti arrivati 20 anni fa fu costruita una certa sintonia, fatta di piccoli gesti di aiuto e tanti sorrisi. Erano soprattutto senegalesi che cominciarono a popolare la zona della Ferrovia.
Il problema oggi è diventato quello dei grandi numeri, che hanno reso il quartiere invivibile. Gli stessi residenti del Vasto danno la colpa agli italiani che affittano posti-letto a 10 euro a notte nelle loro case, ed arrivano ad ospitarne anche 20 in un solo appartamento. Un business illegale e incontrollabile che frutta molti soldi esentasse.
Ma non mancano le critiche alla Prefettura che ha scelto di concentrare i centri accoglienza in un quartiere così difficile. Erano quasi 1000 i richiedenti asilo presenti nei Cas nell’ottobre del 2017 e poco meno di 700 lo scorso settembre. Per sanare questo squilibrio, la parola d’ordine era diventata “eliminarne 100 al mese”. Ma i dati non sono aggiornati e non sappiamo quanti siano oggi i migranti effettivamente presenti in queste strutture.
La protesta è nata spontanea ed è arrivata fino a Matteo Salvini. Tutti gli altri interlocutori hanno ignorato il grido di aiuto di un quartiere intero. Quelli del Partito democratico non si sono mai visti da queste parti, hanno piuttosto chiuso anche la sede storica di piazza Nazionale intitolata all’operaio Giorgio Quadro. La Cgil, invece, ha traslocato nel centro di Napoli, lasciando in via Torino solo alcuni servizi.
La solitudine di fronte al degrado e alla violenza ha coagulato gli abitanti del quartiere in un comitato civico che oggi ha proprio nel leader della Lega un singolare interlocutore. Da un mesetto a questa parte la condizione di vivibilità è parzialmente migliorata anche se resta ancora difficile. Per le strade si cammina sempre guardinghi perché all’improvviso si può accendere una rissa dove possono spuntare coltelli e bottiglie, ed allora è meglio starne alla larga. Un motivo futile o contrasti legati allo spaccio della droga possono scatenare scontri e aggressioni violente. I fumi dell’alcool, la cui vendita continua in tutte le ore del giorno, aggravano la situazione. Ma non mancano episodi di grande solidarietà. Come qualche notte fa, quando un‘anziana era scesa per strada perché il marito stava male ed aveva bisogno di alcune compresse. La donna ha trovato un migrante che subito è corso in farmacia e gli ha comprato il medicinale. Anche questo è il Vasto.
Oggi c’è bisogno che la politica si riconnetta con i cittadini, accorciando quella distanza che è diventata abissale. Se si sta nei palazzi a contare tessere e ad elaborare strategie vuote senza incontrare le persone, ci si ritroverà ad essere autoreferenziali ed inconcludenti. Si tratta invece di elaborare processi di integrazione vera, magari coinvolgendo anche quei residenti e quei comitati che sono più accoglienti e inclusivi di quanto possa sembrare.
Chi vorrà avere un ruolo nella guida delle istituzioni cittadine e regionali nel prossimo futuro si faccia un giro nelle zone di degrado e di abbandono. Incontri le attese e la fatica di vivere della gente. La sfida per una buona politica per Napoli, oggi passa da qui.
Magari potrebbe approfittare dell’offerta multiculturale di questi giorni e cominciare facendo un bel tour per le strade e i vicoli del Vasto.
Giovedì 15 Novembre 2018, 08:39 - Ultimo aggiornamento: 15-11-2018 08:51
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