Latitante arrestato a Dubai: ecco chi è Raffaele Mauriello, l'ex killer degli scissionisti diventato narcos

Mercoledì 25 Agosto 2021 di Luigi Sabino
Raffaele Mauriello

È finita la latitanza dorata di Raffaele Mauriello. Il ras del clan Amato-Pagano di Melito è stato arrestato a Dubai, dove aveva trovato rifugio subito dopo la fuga, dagli uomini della Squadra Mobile di Napoli in collaborazione con gli specialisti del Servizio centrale operativo della polizia di Stato. 

Figlio del boss scissionista Ciro, Mauriello aveva fatto perdere le sue tracce nel settembre del 2018 quando nei suoi confronti fu emesso un provvedimento cautelare per gli omicidi di Andrea Castello e Antonio Ruggiero, entrambi ammazzati a Casandrino nel 2014. Sin da subito gli investigatori avevano ipotizzato che il ras fosse fuggito a Dubai dove, grazie all’intercessione degli Amato-Pagano di cui il padre era, all’epoca, reggente, era stato accolto da Raffaele Imperiale, il super narcos della camorra, arrestato anche lui nella città degli Emirati Arabi solo qualche giorno fa.

A confermare i sospetti sul possibile nascondiglio di Mauriello junior è stata una conversazione intercettata tra due esponenti alla cosca melitese. I due commentano, amaramente, la direttiva arrivata dai vertici del sodalizio di non potersi recare in vacanza a Dubai per non disturbare le latitanze di Imperiale e di Raffaele ‘o pesante, uno dei soprannomi con cui è conosciuto negli ambienti criminali Mauriello. 

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A Dubai, il ras, che Imperiale avrebbe affiancato al figlio nel traffico di cocaina, secondo quanto emerso da successive indagini, avrebbe curato l’importazione di centinaia di chili di stupefacenti, buona parte dei quali finiti, poi, nei depositi e sulle piazze di spaccio degli Amato-Pagano. Indagini che hanno permesso agli inquirenti di spiccare altri due mandati di cattura nei suoi confronti. Il primo per un altro omicidio, quello di Fabio Cafasso, ucciso a Scampia nel 2011 e il secondo per la sua partecipazione al sodalizio Amato-Pagano.

Gli investigatori, inoltre, sono riusciti a ricostruire la carriera criminale di Mauriello sin da quando, giovanissimo, era entrato a far parte dell’organizzazione melitese. Un predestinato, secondo molti, soprattutto per le entrature del padre con i vertici del sodalizio uscito vincitore dalla sanguinosa faida con i Di Lauro del 2004. È su di lui e altri giovani rampolli degli Amato-Pagano che si punta per riempire i vuoti causati dall’arresto dei principali esponenti dell’organizzazione. A poco più di vent’anni è tra i protagonisti della cosiddetta terza faida, lo scontro che rimodula gli equilibri interni del cartello scissionista. È questo il contesto in cui matura, infatti, la morte di Cafasso. Tre anni più tardi è ancora in prima linea quando c’è la resa dei conti tra melitesi, di cui fa parte Mauriello, e i maranesi, i fedelissimi di Mario Riccio, genero di Cesare Pagano e suo erede alla guida del clan. Uno scontro in cui trovano la morte Castello e Ruggiero, legati a Riccio. I due sono attirati in trappola ed eliminati per permettere agli Amato di riprendere il controllo degli affari. 

Qui comincia la sua scalata all’interno dell’organizzazione. Scalata che sembra inarrestabile fino al mandato di cattura del 2018 e la precipitosa fuga a Dubai. Nella città araba, sotto la guida di Imperiale, impara i trucchi del narcotraffico mentre suoi profili social di qualche affiliato compaiono, ogni tanto, sue fotografie in discoteca o in spiaggia. È convinto di essere ormai intoccabile ma si sbaglia. Ieri la sua cattura, frutto di un'intensa attività di cooperazione internazionale giudiziaria e di polizia svolta dal ministero di Giustizia, dal Servizio per la cooperazione internazionale di polizia, attraverso le agenzie di Interpol ed Europol. Ora è in carcere, in attesa dell’estradizione.

Ultimo aggiornamento: 26 Agosto, 08:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA