Made in Sud, fatture false e compravendite immobiliari per scalare il teatro Cilea

Mercoledì 7 Ottobre 2020 di Leandro Del Gaudio

Utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. È l'accusa che spinge la Procura di Napoli a firmare un blitz che vede coinvolti, tra gli altri, anche due noti imprenditori del mondo dello spettacolo e del teatro. Sono le nove del mattino, quando la finanza bussa alle porte di alcune società collegate agli interessi imprenditoriali di Ferdinando Mormone e Mario Esposito, noti per essere i patron della trasmissione televisiva «Made in Sud» (programma estraneo alle indagini, ndr), ma anche proprietari e gestori dello storico teatro Cilea.

Perquisizioni, almeno una ventina di indagati, nel tentativo di verificare un'ipotesi di accusa in particolare: attraverso l'emissione e l'utilizzo di fatture false, gli indagati si sarebbero procurati il denaro per realizzare alcune operazioni immobiliari. In campo i finanzieri del nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli che ha eseguito otto decreti di perquisizione disposti dalla Procura di Napoli a carico di altrettante persone che lavorano nel settore della produzione di spettacoli teatrali e televisivi, della promozione di eventi, della diffusione di locandine e cartelloni pubblicitari. Al vaglio degli inquirenti, alcuni reati fiscali commessi, secondo gli investigatori, tra il 2015 e il 2019, in uno scenario che ruota attorno a una circostanza in particolare: l'acquisizione della società che gestisce il Teatro Cilea del Vomero da parte delle società Tunnel Produzioni srl e Red Carpet srl, entrambe riconducibili a Mormone ed Esposito. Una operazione di compravendita che risale al 2018.

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Doverosa a questo punto una premessa: blitz e perquisizioni non vanno considerati come una sentenza di condanna, ma come un mezzo di ricerca di prove, nel tentativo di verificare alcune ipotesi investigative. E torniamo alla storia del teatro Cilea. Si è trattato di un'operazione alla quale, secondo i finanzieri, avrebbe dato un contributo determinante anche l'imprenditore Luigi Scavone (che compare tra gli indagati, ndr), socio di minoranza dell'Alma srl (le sue quote sono attualmente sotto sequestro), coinvolto in una maxi evasione fiscale e già condannato in primo grado per reati tributari.

Chiaro l'impianto investigativo. La Procura punta a verificare se ci sono stati contatti tra Scavone e i due imprenditori napoletani ieri raggiunti dal blitz della Finanza. Ipotesi tutte da dimostrare, mentre si cerca di ricostruire anche il giro di denaro che sarebbe stato investito per realizzare attività su cui la Procura ha acceso i suoi riflettori. Si parte da una domanda di partenza: le fatture attestano attività realmente esistenti? Ci sono state operazioni tributarie non ancorate a reali spese da parte dei soggetti promotori? Si tratta di domande su cui non hanno alcun dubbio i due imprenditori Esposito e Mormone, entrambi difesi dal penalista napoletano Fabio Gino Fulgeri. Spiega al Mattino l'avvocato: «Sono imprenditori sani che hanno mostrato piena disponibilità nei confronti degli investigatori e avranno modo di dimostrare la piena correttezza della propria condotta. Nessuna delle operazioni condotte in questi anni può dirsi opaca o addirittura posticcia, tutto il loro lavoro è facilmente riscontrabile nelle carte aziendali».
 


Ma torniamo al nucleo delle indagini. Il blitz di ieri è frutto di attività condotte dalle fiamme gialle lo scorso 5 marzo, nel pieno del lockdown. Inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Vincenzo Piscitelli, si punta a verificare l'esistenza di attività fittizie mediante società cosiddette «cartiere», attraverso le quali sarebbero state emesse fatture (anche elettroniche) per operazioni inesistenti, per poi reimpiegare i proventi in attività immobiliari. Si attendono riscontri, al termine dello spulcio delle carte e dei documenti acquisiti nel blitz di ieri mattina.

Intanto, sull'attività svolta ieri, c'è una nota da parte dei rappresentanti di categoria. «Quanto emerge dall'attività del nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli circa i decreti di perquisizione disposti dalla Procura di Napoli per i (presunti, ndr) reati fiscali volti all'acquisizione della società che gestisce il teatro Cilea, costituisce un nuovo inquietante elemento di preoccupazione per il mondo dei lavoratori dello spettacolo. Il fatto evidenzia e connota l'emergente stato di disagio e precarietà che attanaglia quanti impegnati con il loro lavoro a interpretare e divulgare i sani valori culturali di stimolo per la sana crescita civile e democratica». È quanto afferma il segretario della UilCom Campania, Massimo Taglialatela, che sollecita «il mantenimento della dovuta continuità della apprezzabile sensibilità e attenzione delle istituzioni preposte».

Ultimo aggiornamento: 20:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA