Mancuso, presidente di Salute Donna: «Più diritti per i malati oncologici»

Anna Mancuso
di Ilenia De Rosa

NAPOLI - «Ho avuto un tumore a 32 anni. A 38, il secondo. Così feci il test genetico che diede risultato positivo». Così Anna Mancuso, presidente di Salute Donna, racconta la sua storia fatta di battaglie contro il cancro e di lotte per far valere i diritti di chi è malato. «I medici mi proposero di effettuare vari inteventi: decisi di togliere l'utero e l'ovaio. Con l'arrivo del terzo tumore mi sottoposi, su consiglio dei dottori, a mastectomia bilaterale. Fu quello il momento in cui decisi di fare qualcosa per informare le donne sull'importanza dei test genetici». 

Due occhi azzurri e un sorriso che sa trasmettere energia a tutti coloro che combattono contro le malattie. Anna Mancuso ha parlato anche delle battaglie condotte in ambito politico e legislativo durante l’evento divulgativo «Tumore ovarico e tumore della mammella: come i test genetici Brca1 e Brca2 hanno rivoluzionato la storia dei tumori femminili» tenutosi presso il Policlinico Federico II. Salute Donna Onlus, associazione da lei fondata, è nata presso l’Istituto dei Tumori di Milano, dove ancora oggi opera, e nel corso degli anni ha attivato numerose sezioni in tutta Italia, tra cui la sede inaugurata lo scorso 20 marzo proprio al Policlinico. 
 


«Abbiamo promosso tante attività per far conoscere alle donne la malattia oncologica - continua - oltre alle lotte per tutelare chi è malato. Tra i traguardi conseguiti, quello in Regione Lombardia dove abbiamo ottenuto l'esenzione del ticket per effettuare il test genetico non solo per la donna che ha avuto il tumore ma anche per i familiari. Abbiamo fatto un intergruppo, per la lotta contro il cancro, in Parlamento. In Senato hanno approvato all'unanimità la nostra proposta di espandere l'esenzione del ticket a tutte le Regioni. E anche adesso col nuovo Governo andremo a chiedere che il percorso intrapreso continui. C'è ancora tanto da fare».

Recenti studi hanno dimostrato che il 14 percento dei tumori alla mammella e il 10 percento dei tumori ovarici sono causati da mutazioni ai geni Brca1 e Brca2, che possono essere trasmesse in maniera ereditaria da entrambi i genitori, anche se va ricordato che ad essere trasmessa non è la malattia ma unicamente la predisposizione. «Ereditare una mutazione in uno di questi due geni comporta un rischio particolarmente elevato di sviluppare questi tumori. Oggi, tuttavia, esistono protocolli di screening personalizzati per le persone affette da mutazioni in Brca1 e 2 che consentono di anticipare notevolmente la diagnosi, migliorando le chance terapeutiche» sottolinea Sabino De Placido, direttore Uoc Oncologia medica presso l'Aou Federico II.
 
Giovedì 14 Giugno 2018, 17:44
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