Torna in classe il bimbo escluso dal preside perché ingessato

di Giovanni Mauriello

  • 91
MELITO - Ha cominciato le lezioni un mese dopo, riabbracciando gli amici che aveva salutato prima dell'estate. Per Giuseppe, 11 anni, iscritto alla seconda classe della scuola secondaria di primo grado Sibilla Aleramo del comprensivo tenente Luigi Mauriello, le porte della sua aula si sono aperte con molto ritardo e solo dopo che la mamma si è rivolta ai carabinieri, mentre sui social sono fioccate le denunce del consigliere regionale dei Verdi Francesco Saverio Borrelli e del presidente del consiglio d'Istituto Raffaele Caiazza: «Dopo aver negato l'ingresso a scuola del ragazzo con un tutore ortopedico afferma Borrelli la dirigente chiede il certificato medico per assenza prolungata. Un paradosso senza precedenti». «A luglio mio figlio è rimasto vittima di un incidente di gioco spiega Colomba D'Avino, mamma del ragazzo - mentre era in vacanza. Soccorso, è stato poi sottoposto ad intervento chirurgico alla gamba fratturata, in un ospedale di Roma. Successivamente i medici gli hanno applicato un sostegno ortopedico all'arto destro, un cosiddetto tutore. A settembre l'amara sorpresa: per motivi di sicurezza il ragazzo non poteva essere accettato a scuola, con le stampelle o in carrozzina». Giuseppe per quella decisione è rimasto finora a casa, finchè la mamma non ha trovato il coraggio di ribellarsi, varcando il portone della tenenza dei carabinieri, a pochi passi dalla sua abitazione. Ha parlato col capitano Francesco Iodice, esponendo i fatti. A scuola la signora Colomba non era riuscita a fare breccia nella decisione della direzione, nonostante fosse rappresentante di classe del figlio, in II A. Secondo il racconto della donna a nulla erano valse le certificazioni sanitarie dell'ospedale e poi della pediatra prodotte in segreteria: «Il ragazzo può riprendere gli studi, tranne frequentare le ore dedicate all'educazione fisica» il responso dei medici. «Le aule sono tutte a piano terra e non vi sono barriere architettoniche da superare» aggiunge la mamma. «Non mi spiego quindi il divieto. La direzione scolastica avrebbe consentito a mio figlio l'ingresso in classe, dietro una mia assunzione di responsabilità. Ma responsabilità di cosa? Ho risposto che avrei firmato, ma solo se fossi rimasta con lui durante le ore di lezione».
CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO:
  • Accesso illimitato agli articoli
    selezionati dal quotidiano
  • Le edizioni del giornale ogni giorno
    su PC, smartphone e tablet
SCOPRI LA PROMO



Giovedì 11 Ottobre 2018, 12:00
© RIPRODUZIONE RISERVATA




QUICKMAP