Napoli, a Chiaia scoppia l'allarme dei negozianti: «Affitti, è boom di aumenti»

Sabato 2 Gennaio 2021 di Valentino Di Giacomo
Napoli, a Chiaia scoppia l'allarme dei negozianti: «Affitti, è boom di aumenti»

«Vogliono aumentarci i canoni di affitto dei locali, senza un briciolo di comprensione per tutto quello che stiamo attraversando». Un grido di dolore, una richiesta d'aiuto prima che sia troppo tardi arriva dai commercianti e dai ristoratori dei cosiddetti «salotti buoni» della città. Dal lungomare a Chiaia, da Posillipo al centro storico sono diverse le segnalazioni di imprenditori che evidenziano come, negli ultimi giorni del 2020, i proprietari dei locali di ristoranti e negozi stiano cercando di imporre la maggiorazione degli affitti. La pandemia, le restrizioni imposte alle attività commerciali e, infine, la mareggiata di fine anno che ha devastato alcuni locali di via Partenope non hanno impietosito alcuni dei proprietari degli immobili. Per ora, quello delle maggiorazioni resta ancora un problema circoscritto, ma sono tanti pure quei commercianti che proprio non riescono a trovare un accordo neppure per rateizzare gli importi dovuti o che non trovano ascolto dai proprietari per abbassare i canoni dopo che per mesi hanno incassato pochissimo a causa delle restrizioni anti-Covid. Decine di negozi e ristoranti che ora rischiano la serrata e il fallimento.


L'OMBRA DELLA MALAVITA
Su questi fenomeni, pur se legittimi dal punto di vista formale, sono puntati forti i fari di magistratura e reparti investigativi. Dietro alcune di queste manovre - è la tesi che da mesi circola anche nelle analisi degli 007 - si nasconderebbe la mano della camorra, sempre pronta a fiutare nuovi business. Si richiede l'aumento degli affitti ai commercianti, li si spinge a fallire ed ecco che su quelle attività possono facilmente essere investiti i quattrini della malavita organizzata che così si ritroverebbe la strada spianata per riciclare i proventi illeciti in attività di successo. Nuovi investimenti a prezzi stracciati in settori che ripartiranno a pieno ritmo se il piano vaccinale avesse successo e i contagi del Covid fossero debellati. L'allarme era stato lanciato solo pochi giorni fa dal prefetto Marco Valentini e dal capo della procura, Giovanni Melillo. «La naturale vocazione imprenditoriale della camorra - ha detto il numero uno dei pm partenopei - risulta in questo periodo straordinariamente accentuata. Ci sono rischi gravi e concreti di accesso di imprese collegate al crimine organizzato ai finanziamenti garantiti dalla mano pubblica per consentire il ristoro e il rilancio dell'attività economica». Non ipotesi, quindi, ma tesi che sono ora giorno dopo giorno suffragate da quanto avviene nella realtà sulla carne viva dei commercianti. Con il rischio - ancor più insidioso - che eventuali passaggi di mano o l'ingresso in società con i titolari delle attività (comprando quote societarie approfittando delle difficoltà degli imprenditori) arriverebbero rispettando le norme. Tanto più in assenza di immediati interventi da parte di Governo, Parlamento ed Enti locali per meglio regolare questo fenomeno ancora in parte trascurato. Paradossale sarebbe se questi allarmi restassero solo tra le veline che circolano sulle scrivanie del Viminale, dei comparti di sicurezza e di magistratura senza che i decisori politici facciano nulla.


L'ALLARME
«Il problema - segnala il presidente di Confesercenti, Enzo Schiavo - non è soltanto il possibile aumento dei canoni, ma anche l'indisponibilità dei locatori a trattare rateizzazioni o un abbassamento dei canoni». Il punto è che tutto avviene senza violare alcuna legge. «Noi - spiega Schiavo - non possiamo obbligare i proprietari a scendere a patti, le regole sono dalla loro parte». Non solo, ma Schiavo segnale pure come i canoni dei locali in alcune zone di Napoli, come sul lungomare, abbiano ormai raggiunto cifre fuori mercato. «Per alcuni locali - spiega - si arrivano a chiedere anche 30mila euro al mese, mille euro al giorno, cifre che non si pagano neppure sulle promenade di Nizza o Montecarlo. Diventa sempre più urgente intervenire prima che tante attività finiscano nelle mani di chi oggi può investire e difficilmente sono soldi che arrivano da attività lecite».

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