Napoli, il business del post coronavirus: 9 euro per la pizza a casa, è tempo di rincari

Lunedì 25 Maggio 2020 di Gennaro Di Biase

Post-pandemia: tempo di rincari. Dalla pizza al parrucchiere, dal caffè all’ortofrutta, dal salumiere alla gastronomia. Anche se non il 100% degli esercenti in città ha fatto diventare più salato il conto, sono diverse le filiere ancora rallentate dalla crisi sanitaria, in particolar modo quelle del comparto alimentare, con il rincaro e la carenza di «pomodori e ortofrutta esteri che si riverbera anche sulla ristorazione», come emerge dai dati di Confesercenti Campania e Coldiretti nazionale. Sono «decine le segnalazioni di aumenti» ricevute dalle associazioni napoletane di consumatori nell’ultima settimana. Rincari anche sull’asporto: «Una margherita consegnata in delivery - dice Angelo Pisani, presidente di Noiconsumatori.it - è arrivata a costare anche 9 euro». Discorso inverso arriva dalla Coldiretti Campania per il mercato del caseario, «con i produttori che soffrono e abbassano i prezzi a causa del crollo dei consumi». 

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I PREZZI 
La margherita arriva anche a «6 euro» al tavolo, i capelli si tagliano con almeno «2 euro in più» rispetto a prima del Covid, il caffè si beve anche a «1,50 euro». I rincari non sono applicati da tutti, ma toccano diverse filiere e per diverse ragioni. «I prezzi più alti sono quelli di salumerie, gastronomie, fruttivendoli - spiega Vincenzo Schiavo, presidente di Confesercenti Campania - Le ragioni? Molti prodotti dal Nord Africa non stanno più arrivando, in particolare nella filiera dell’ortofrutta: banane, pomodori, arance. Il mercato campano è ovviamente più ristretto e l’aumento dei prezzi si riverbera anche sulla ristorazione». Parole, queste di Schiavo, in linea con quanto afferma Coldiretti a livello nazionale, che parla di aumenti dell’8,4% sulla frutta, del 5% sulla verdura, del 4% sul pesce surgelato, del 2,5% su carni e formaggi, e con una possibile carenza del 30% di frutta e verdura sugli scaffali a giugno. La crisi dei rincari delle esportazioni non è alle spalle nemmeno sugli scaffali partenopei, ma «al Nord - fa sapere Coldiretti Campania - il fenomeno potrebbe rivelarsi più allarmante, perché il potere d’acquisto al Sud è più basso e alzare i prezzi allontana il cliente. Per il settore caseario, invece, vista la diminuzione dei consumi, le aziende stanno abbassando i prezzi del latte e sono in sofferenza». 
 


LE ASSOCIAZIONI 
C’è poi l’affare dello «scontrino con tassa Covid», le cui immagini sono state postate a più riprese sui social. Si tratta di un fenomeno distinto dall’aumento dei prezzi, ma il risultato è lo stesso: il rincaro. «Chiediamo a Fipe e alle associazioni di categoria di specificare chiaramente che la “tassa covid” non esiste, né è prevista da alcun decreto - dichiara il presidente di Federconsumatori Napoli Rosario Stornaiuolo - Non è giusto far gravare la crisi sui cittadini. Per il resto, abbiamo ricevuto segnalazioni di aumenti da parrucchieri, pizzerie e bar». «Se un consumatore dovesse trovare uno scontrino “tassa Covid” sappia che non è regolare - prosegue Pisani - Abbiamo ricevuto segnalazioni in sensi opposti dalle pizzerie: c’è chi ha offerto 4 pizze a 10 euro, facendo dubitare il cliente della qualità del prodotto. Un netto rincaro lo riscontriamo sulla pizza in delivery: si è arrivati anche a 5 euro per ogni consegna, che per legge non dovrebbe essere a carico del consumatore. Visto l’aumento incontrollato dei trasportatori di cibo a domicilio, si verificano diverse “creste” da parte di riders improvvisati: alcune pizzerie hanno portato a casa margherite per 9 euro». 

I RISTORATORI 
«Chi aumenta i prezzi si ricrederà, visto che si corre il rischio di spaventare ancor più i clienti» commenta Massimo Di Porzio di Fipe. «Sul Lungomare lavoriamo con la metà dei clienti e in centro storico è una catastrofe - dice Giuseppe Vesi - Ma non abbiamo alzato la pizza di un centesimo».

Ultimo aggiornamento: 26 Maggio, 12:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA