Napoli, pos a singhiozzo:
vita dura in città senza i contanti

Venerdì 18 Ottobre 2019 di Gennaro Di Biase
È dura a Napoli la vita senza cash. Mentre a Palazzo Chigi si mette a punto un superbonus per chi paga con carta o bancomat e si inaugura il piano «Italia Cashless» per incentivare l'uso del pos contro l'evasione fiscale, all'ombra del Vesuvio la realtà della strada e dei commercianti è lontana dalla moneta elettronica. In ogni quartiere, dal più «popolare» al più «chic», una giornata senza contanti in tasca è lastricata di ostacoli e privazioni. Dal caffè al biglietto per la metro, dallo street food - pizza fritta o «a portafoglio» che sia - ai parchimetri delle strisce blu: sono tante ed essenziali le attività off limits per chi è munito di sola card bancaria. E ai disagi si aggiunge il malumore di numerosi commercianti, ambulanti e non, debilitati dalla crisi e infastiditi dalle commissioni sulle transazioni virtuali: «Se devo pagare commissioni anche su un acquisto da 1 euro allarga le braccia, come molti, Luigi Del Sole, pescivendolo della Pignasecca andare avanti per me diventa molto complicato: un chilo di alici costa pochi euro, per venderlo col pos dovrei quasi raddoppiare il prezzo al cliente per pagare le banche. Se si abolissero le commissioni il discorso sarebbe diverso».

 
ORE 9, CAFFÈ E PARCHIMETRO
L'oro nero si beve solo in contanti. Se nel portafogli non ci sono spiccioli, si può sperare al massimo nel caffè sospeso o come ultima spiaggia nella generosità del barista. Pagare con bancomat, però, è fuori discussione. La prima difficoltà del pagante elettronico si presenta già a colazione, e in tutti i quartieri. Si comincia dal Cafe Mascagni, Neapolitan Experience al Vomero: «Su ogni caffè dovrei pagare circa il 10% di commissione spiegano Quindi per importi piccoli usare il pos non conviene». Il mantra è identico in tutti gli altri bar, da Fuorigrotta a piazza San Domenico, da Chiaia alla zona collinare. E anche a Posillipo, nella Partenope «chic». In piazza Di Giacomo, dopo un'ennesima transazione elettronica rifiutata per un caffè al Bar Rivalta, si prova a virare sull'acquisto di una banana. «Se accetto il pos? sospira Luigi Petrone, un fruttivendolo ambulante di Posillipo Sudo per guadagnare due spiccioli. Sto qua da tre ore e non ho ancora avuto una sola cliente. Figuriamoci col pos. Il Sud non è attrezzato per queste cose, già non sappiamo come arrivare a fine giornata. Se potessi farei altro, ma il lavoro non c'è». Lasciando l'alta collina senza giornali nemmeno le edicole accettano bancomat si raggiunge il centro, tra via De Gasperi e via Depretis. Trovare parcheggio, si sa, qui è un'impresa. Ma l'impresa, anche se riesce, diventa vana: bisogna arrendersi al fatto che i parchimetri delle strisce blu accettino solo cash. In alternativa, ci si può iscrivere al servizio Anm Tap and Park per pagare con smartphone. Ma non tutti lo sanno.
ORE 12.30, LA SPESA
Se in collina il bancomat serve a poco, nel centro del centro storico serve a pochissimo. Turistico ma popolare, pittoresco e caotico, allegro ma non ricco, vivo e sporco: il mercato della Pignasecca è una fotografia di molte zone del cuore di Napoli. Se lo si sceglie per la pausa pranzo o per la spesa, si capisce a stretto giro che di moneta ne gira poca, e che di moneta elettronica ne gira ancora meno. «Sto qua da 35 anni sorride l'anziano Alfredo Reale, seduto dietro una delle tante bancarelle Nessuno dei miei clienti sa cos'è un pos. Non serve». Tracce di pagamenti elettronici qui alla Pignasecca ci sono, ma riguardano la povertà: «Pescheria Stella Marina si legge su un'insegna Accettiamo anche la carta di cittadinanza». «Sempre più clienti sono venuti da noi chiedendo di pagare con la card del reddito di cittadinanza, e così ci siamo attrezzati racconta Alessandro Tecchio - Non ci sono agevolazioni rispetto al pos normale: paghiamo le stesse commissioni alle banche. Se spendi 10 euro da me, io pago 50 centesimi alla banca: lo 0,5%. Tra costi di gestione del pos e commissioni, spendo circa 230 euro al mese. È fastidioso, da un lato, che si arricchiscano le banche, ma il pos è anche comodo perché fa vendere». «La trippa la faccio pagare col pos a chi ha il reddito di cittadinanza spiega Rosario Buonocore, che vende «o pere e o musso» Però per una spesa di 2 o 3 euro non vale la pena, pago solo la commissione. 50 centesimi da dare alla banca su una transazione di 20 euro lordi, per me, possono fare la differenza». Buonocore permette ai clienti della trattoria di pagare con bancomat, e lo stesso vale per chi pranza in un ristorante, alla Pignasecca come altrove.
ORE 18, I TRASPORTI
Altra nota dolente, senza contanti, riguarda i mezzi pubblici. Usare il pos per acquistare un biglietto per esempio della Cumana è fantascienza, tranne che alla biglietteria di Montesanto (dove però l'emettitrice automatica è guasta). Molti tabaccai, se gli si chiede di pagare un ticket di metro con moneta elettronica, rispondono con uno sguardo stranito. Anm ha appena installato delle emettitrici che accettano bancomat - solo nelle metro di Garibaldi, Municipio, Museo e nella funicolare di Parco Margherita. La stessa macchina c'è anche Cimarosa e Toledo, ma è inutile strisciare il bancomat, come fanno decine di turisti: «È guasta spiegano i dipendenti C'è un problema di connessione in questa stazione. La ditta che gestisce le macchine sta risolvendo».
ORE 20, GLI STREET FOOD
Sono tanti i locali di street food come Ambasciatori in piazza Trieste e Trento che non accettano card elettroniche «per spese inferiori ai 5 euro». «Il pos fa perdere tempo e clienti esprime il suo punto di vista Antonio Sergio di Gambrinus perché il caffè è una questione di velocità. Ma accettiamo il bancomat, nonostante i costi aggiuntivi di circa il 10% su un incasso di 1,20. È una specie di tassa sulle tasse. Si potrebbero togliere le commissioni su spese inferiori a 5 euro. Il pos, poi, è antiecologico: emette 3 scontrini ed è un enorme spreco di carta».
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