Napoli, lo scandalo della casa natale di Totò abbandonata nel degrado: «Cassonetti stracolmi sotto gli occhi dei turisti»

Il murales dedicato a Totò a via Santa Maria Antesaecula
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di Antonio Folle

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Da diversi anni, ormai, la casa del Rione Sanità dove il principe della risata ha mosso i suoi primi passi e ha cominciato a forgiare la sua arte imitando i passanti dal suo balcone - guadagnandosi il nomignolo di 'o spione - è in stato di degrado e abbandono. Dai balconi e dalle finestre da dove Totò, la mamma Anna e la nonna Teresa si affacciavano ogni giorno, oggi è possibile scorgere solo la lunghissima fila di cassonetti della spazzatura quasi sempre stracolmi che mandano su un odore pestilenziale. E chissà se oggi anche il principe, ritornando di nascosto nel vicolo per lasciare soldi sotto le porte dei bassi come era solito fare, avrebbe sonoramente protestato contro l'Asìa che non ritira e contro gli incivili che sversano a qualsiasi ora del giorno e della notte.
 
Una lapide apposta qualche anno fa ricorda che al numero 109 di via Santa Maria Antesaecula nasceva uno dei più grandi geni del cinema e del teatro ma, in realtà, si tratta di un falso storico. Totò è nato in una casa al civico 107 - il palazzo accanto - e quando aveva pochi mesi di vita s'è trasferito nella casa oggi riconosciuta da tutti perchè più grande e spaziosa rispetto alla sistemazione originaria.
 
Nonostante lo stato di abbandono, figlio del pantano burocratico in cui sono precipitati i proprietari che hanno acquistato l'immobile a un'asta giudiziaria - la casa è sotto vincolo della Soprintendenza - molti turisti oggi arrivano a via Santa Maria Antesaecula per ammirare la casa di Totò. Le recensioni che lasciano sui siti specializzati, però, sono desolanti. La casa che, per l'importanza del personaggio dovrebbe essere un monumento nazionale, è inaccessibile e bisogna stare attenti che, di tanto in tanto, non si stacchi qualche pietra dai balconi.
 
 
Una volta entrati all'interno della casa, chiusa al pubblico, ci si trova di fronte a uno spettacolo altrettanto desolante. L'appartamento, infatti, è un cantiere a cielo aperto e solo una mente allenata come quella di Francesco Ruotolo, consulente alla Memoria della III Municipalità, può riconoscere ancora oggi i diversi ambienti. La camera di Totò è piccola, affaccia sulla montagna di monnezza che impietosamente si accumula su vico Sanfelice. Il piccolo balcone oggi è costellato da mozziconi di sigaretta lanciati altrettanto impietosamente dai piani alti. Più spaziosa la camera da pranzo - che affaccia su via Santa Maria Antesaecula e da dove Totò era solito aspettare l'amico Eduardo de Filippo che veniva spesso a trovarlo - mentre il bagno, nel rispetto delle migliori tradizioni popolari partenopee, è un locale angustissimo che affaccia direttamente sul ballatoio. Probabilmente un'aggiunta successiva visto che, quando il palazzo è stato costruito, avere il bagno in casa era un lusso per pochi.
 
Ruotolo ha raccontato le vicissitudini della casa, a partire dal momento della sua vendita: «Quando i proprietari sono arrivati qui, pianta alla mano, hanno trovato la camera di Totò, la sala da pranzo, e un muro. I proprietari di un appartamento adiacente avevano commesso un abuso e si erano appropriati della stanza più grande della casa, quella dove dormivano Anna e Teresa, la mamma e la nonna di Totò. Hanno dovuto ingaggiare una battaglia legale - spiega ancora Ruotolo, per l'occasione con una vistosa bombetta in omaggio a Totò - che è durata anni e che si è aggiunta alla battaglia legale necessaria per mandare via le persone che all'epoca occupavano abusivamente gli spazi restanti. A suo tempo tutti accusarono le persone che hanno acquistato questa proprietà di volerne fare una specie di albergo. In realtà i proprietari hanno intenzione di realizzare un centro culturale intitolato a Totò».
 
La memoria del principe della risata è ancora ben salda nella mente dei napoletani in generale e negli abitanti del rione Sanità in particolare. Non esiste oggi ragazzino che non conosca a memoria le battute dei film di Totò. Un patrimonio, quello della memoria, che andrebbe valorizzato anche per fare da volano di sviluppo di un quartiere dove la mancanza di lavoro è uno dei problemi più sentiti. «È mai possibile - spiega Massimo Masiello, attore e cantante del rione Sanità - che ancora oggi, a tanti anni di distanza dalla morte di un genio come Totò, non si riesca a dar vita a un museo o a riqualificare la casa dove è nato? Se fosse nato in altre città d'Italia oggi probabilmente si parlerebbe di tutt'altro, non della fila di cassonetti che fa vergogna a una strada dove nonostante tutto arrivano tanti turisti. Totò per il rione Sanità è come un Santo - prosegue l'artista - per questo tutti noi che siamo nati e cresciuti in questo quartiere ci aspettiamo che le istituzioni, a cominciare da Comune, Regione e Soprintendenza, si diano finalmente una mossa per ridare dignità a questi luoghi così abbandonati e così ricchi di memoria».
 
Nel corso degli anni sono stati tantissimi gli artisti folgorati dal genio di Totò. Molti hanno tentato - più o meno con successo - di imitarlo, altri gli hanno dedicato poesie e canzoni. È il caso di Federico Salvatore, nato a poche centinaia di metri di distanza dalla Sanità e che ha ricordato il principe della risata nella sua canzone “Uè Totò”. «Mi fa veramente male vedere che la casa di Totò oggi sia in queste condizioni - ha spiegato il cantautore - ma io non voglio perdere la speranza. Quello che spero con tutto il cuore è che presto anche al rione Sanità possano dedicare una piazza a un uomo così illustre e che ha fatto tanto per la città. Poi - la battuta - se tra qualche decennio vogliono ricordarsi anche di me e mi dedicano un supportico o un vicolo cieco mi fanno piacere».
Martedì 20 Agosto 2019, 11:30 - Ultimo aggiornamento: 20-08-2019 13:41
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