Maxi-cantieri, bus lenti e metrò in tilt: così la città affoga nell’ingorgo di Natale

di Paolo Barbuto

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Sapete come funziona qui a Napoli: si avvicina il Natale, scatta la follia generale così le strade, già in crisi costante, non riescono a contenere le auto e spesso nemmeno i pedoni. Sapete come si diceva una volta: lasciate a casa l’auto prendete i mezzi pubblici. Il verbo all’imperfetto è voluto: perché a Napoli, da anni, nessuno più osa sfidare l’ira dei cittadini proponendo l’utilizzo del trasporto collettivo, e se nessuno s’azzarda a farlo, un motivo deve pur esserci.

Partiamo dal ferro perché dopo il nuovo collasso di ieri è nell’occhio del ciclone. Partiamo dal doppio stop in pochi giorni, e dall’ira dei passeggeri traditi ma non ci fermiamo alla questione dei blocchi temporanei. Anche se sembra assurdo, diciamo che è possibile che accada una cosa del genere e potrebbe succedere a qualunque altro servizio di trasporto metropolitano su ferro in qualsiasi città del mondo. Quel che, invece, non succede in nessuna metropolitana del globo è la quotidiana, snervante attesa dei convogli che passano raramente e svogliatamente: recentemente abbiamo messo a confronto i tempi medi ufficiali comunicati dalle aziende di trasporto di Roma, Milano e Napoli. Abbiamo scoperto che nella Capitale l’attesa media nelle ore di punta è al massimo di tre minuti; a Milano sono precisi e spiegano che la media di passaggio quando c’è caos di mattina è di due minuti e dieci secondi. L’Anm ufficialmente sostiene che a ritmo serrato, nei momenti di maggior afflusso, un treno passa ogni otto minuti. Ma chi frequenta abitualmente le stazioni sotterranee sa perfettamente che si arriva ad aspettare anche 20-25 minuti. Il guaio è che poi quando arriva il treno è talmente pieno da rendere impossibile l’assalto, così si aspetta il convoglio successivo, magari altri venti minuti: praticamente per un percorso urbano in metropolitana si impiega lo stesso tempo che un Frecciarossa utilizza per arrivare da Napoli a Roma, niente male.
 

La crisi aziendale dell’Anm sta mettendo in ginocchio anche i lavoratori più tenaci, quelli (e sono tanti) che il mestiere di autista a Napoli lo fanno con passione, verrebbe da dire con rabbia; Eduardo De Filippo avrebbe detto «a dispetto». Ma non bastano passione e nemmeno rabbia per rendere il servizio degli autobus napoletani paragonabile a un trasporto pubblico decente. Pochi mezzi, vecchiotti e spesso fermi in officina, malridotti e spesso utilizzati comunque sulle strade della città perché altrimenti non e ne sarebbe nemmeno uno in giro: e le attese alla paline restano eterne. Ieri, complice la pioggia che ha gonfiato ulteriormente il traffico, al Vomero c’è chi ha segnalato attese alla fermata che superavano i sessanta minuti, così come segnalato nel pomeriggio in zona Ferrovia. Il problema per i bus a Napoli è che, oltre alle strutturali e costanti carenze del trasporto su gomma, c’è anche la costante e strutturale incapacità degli automobilisti napoletani di rispettare le corsie preferenziali, di evitare il parcheggio in doppia fila o all’interno delle aree di fermata: insomma in questo caso c’è, almeno, un concorso di colpa. Chi s’intende di trasporti e viabilità spiega che da situazioni del genere non c’è via d’uscita: si va in auto perché il bus passa a rilento e non ha orari, ma siccome tutti vanno in auto le strade si paralizzano e i bus vanno ancora più piano. Ah, a proposito, nel pieno della bagarre natalizia attuale ci sono ancora più auto e ancora più bus paralizzati. Arrendiamoci all’evidenza.

Attualmente, secondo la pagina ufficiale del Comune di Napoli, ci sono almeno trenta provvedimenti che riguardano limitazioni alla circolazione automobilistica, legati a lavori in corso. Ovviamente il cantiere-simbolo del caos napoletano è quello di via Marina che avanza a una lentezza esasperante: sono stati doppiati i due anni di ritardo nella consegna dei lavori. La strada resta mezza completata e mezza no. Le automobili stanno strette fra le reti rosse del cantiere e a un certo punto vanno a sbattere dentro una rotatoria dove andrà montato un gigantesco totem pubblicitario. Quella strada rappresenta l’accesso privilegiato alla città per una grande fetta di cittadini che vengono dalle aree periferiche e nei giorni delle festività all’abituale caos di via Marina si aggiunge anche quello dell’arrembaggio natalizio. Di cantieri ce e sono tanti altri in città, su tutti quelli del tunnel Laziale che, fortunatamente si attiva solo di notte. Al caos della viabilità vanno aggiunte pure le zone a traffico limitato che limitano gli spostamenti a una popolazione che non ha alternative all’automobile. A proposito, da una settimana è tornata in vigore anche quella di via Morelli. Accesso vietato nei week end e conseguente automatica paralisi delle aree circostanti.

Croce e delizia dei napoletani, la strada a scorrimento veloce che abbraccia la città, abitualmente ha precisi momenti di paralisi: di buon mattino in direzione Est e di pomeriggio in direzione Ovest. I tempi di percorrenza si allungano ma chi conosce la Tangenziale sa cosa c’è da aspettarsi. Il problema, nel dicembre imprevedibile del caos natalizio, è che quella paralisi va avanti per intere giornate senza soluzione di continuità. La paralisi, ovviamente, è generata della ressa ai caselli ma si tratta di una questione irrisolvibile: il pedaggio andrà pagato in eterno, i napoletani non hanno scampo dal costo né dal traffico causato dal pagamento.

Nei week end (l’abbiamo raccontato lungamente nei giorni dell’Immacolata) la città viene invasa da turisti e da bus che contribuiscono a ingolfare la città. C’è, poi, anche la questione della paralisi della circolazione a piedi che riguarda i Decumani. C’è una proposta per regolare l’accesso a San Gregorio Armeno e rendere la stradina a numero chiuso. Ma la proposta quasi certamente non avrà seguito.
Mercoledì 13 Dicembre 2017, 23:06 - Ultimo aggiornamento: 14-12-2017 13:30
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