Noemi, condannati i due pistoleri: «Condotta insulsa di chi ha sparato»

Sabato 17 Ottobre 2020

Non ha esitato a fare fuoco in pieno centro, anche al cospetto di donne e bambine che si stavano recando al bar sotto casa, in un tranquillo pomeriggio di primavera. Una condotta che il giudice definisce «insulsa» per le conseguenze drammatiche che ha scatenato, al punto tale da provocare un dolore indicibile a una bambina di soli quattro anni. Novantacinque pagine, sono le motivazioni della sentenza con cui - lo scorso luglio - sono stati condannati i fratelli Armando e Antonio Del Re, che dovranno scontare rispettivamente 18 e 14 anni di reclusione in cella. Tentato omicidio della piccola Noemi, che rimase ferita assieme alla nonna, ma anche di Salvatore Nurcaro, vittima designata dell'agguato di piazza Nazionale, il tre maggio del 2019. Miracolosamente sopravvissuto all'agguato, è proprio Salvatore Nurcaro a fornire uno dei tanti indizi a carico dei due fratelli Del Re, quando viene intercettato assieme ai propri parenti. In una conversazione, sostiene di aver riconosciuto il killer, fornendo alcuni particolari che ricondurrebbero ad Armando Del Re. Immediato il commento di un suo familiare, che dice: «Lo hai visto attraverso il casco integrale? E allora avrai pensato, ma tu vedi chi mi doveva uccidere a me...».

 

Indagine spedita e ricca di elementi, quella condotta dai pm Antonella Fratello e Simona Rossi, magistrati in forza al pool anticamorra di Napoli, che hanno fatto leva sulle immagini delle telecamere di un negozio di via Acquaviva (quelle che mostrano un uomo nero, di corporatura robusta, mentre scarrella e fa fuoco, per poi scavalcare il corpicino della bambina), ma anche dei cosiddetti catturatarghe, che hanno consentito di ricostruire il tragitto della Moto Benelli gialla usata per consumare l'agguato. Ed è così che si apprende che uno dei fratelli Del Re era stato fermato in sella alla moto rubata pochi giorni prima dell'agguato di piazza Nazionale, ma non c'erano state conseguenze, nessuno aveva verificato e denunciato l'uso illecito del mezzo. In novantacinque pagine è il giudice per le udienze preliminari Vincenzo Caputo a ricostruire quegli attimi drammatici che fanno piombare Napoli in un incubo, con una bambina costretta a subire numerosi interventi chirurgici al Santobono. In sintesi, quel pomeriggio di maggio, la scena del crimine era decisamente più complessa rispetto a quanto poteva emergere dalla prima ricognizione. Accanto ad Armando Del Re, indicato come lo sparatore, e al fratello Antonio (in azione di supporto), c'era anche una Fiat Cinquecento, condotta da uno o più complici dei due imputati. Si tratta di un filone investigativo ancora in corso, dal momento che non sono ancora emersi i nomi di chi era all'interno della Cinquecento. Un'auto noleggiata qualche giorno prima dell'agguato, che trasportava uno o più «filatori», che hanno seguito Nurcaro fino a quando non si è fermato in piazza Nazionale, ponendosi - ovviamente in modo inconsapevole - al centro di un episodio drammatico. Chi c'era in auto? 

Una domanda rimasta priva di risposte, che conferma quanto emerso in questi mesi: ci sono altri responsabili del ferimento di Noemi rimasti impuniti. Hanno avuto un ruolo defilato, ma hanno svolto comunque una funzione decisiva per far scattare l'agguato. Probabile che abbiano seguito per ore Nurcaro, a loro volta forti di un'altra soffiata, fino a quando il pregiudicato di San Giovanni è sbucato dalla sua auto e si è posto a due passi da uno dei bar di piazza Nazionale.

Al termine della sua ricostruzione, il giudice riconosce l'importanza della costituzione di parte civile - tra gli altri di Fabio Staiano e Gaetana Esposito, genitori di Noemi, ma anche del comune di Napoli e della fondazione polis. Difesi dai penalisti Claudio Davino, Antonietta Genovino e Leopoldo Perone, i due fratelli Del Re potranno ora provare la strada del processo d'appello.

© RIPRODUZIONE RISERVATA