Schianto in moto a Napoli, muore a 17 anni: donati gli organi, il dolore a scuola

di Elena Romanazzi

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Ha scritto un docente per salutare Roberto: «Occorre dare un senso a qualcosa che un senso non ce l’ha». La morte prematura di un figlio un senso non lo può mai avere. Si cercano le ragioni, si affoga nei perché, ci si aggrappa alla fede e ai ricordi di tutti i momenti vissuti. Si cerca di lasciare qualcosa di concreto del proprio figlio. Si mette da parte l’egoismo con un ultimo atto d’amore, la donazione degli organi. Dare vita, occhi, superando la sofferenza interiore per tendere la mano a chi aspetta una chance. È stata questa la scelta di Daniela e Pasquale, genitori di Roberto Palma, 17 anni compiuti il dicembre scorso. Roberto se n’è andato dopo un mese trascorso tra due ospedali in terapia intensiva, prima al Cardarelli e poi al Monaldi, dove si è spento e dove i medici hanno tentato l’impossibile. I gravi traumi riportati in seguito ad un incidente avvenuto in sella al suo scooter in via Epomeo (era il 15 febbraio) hanno compromesso irrimediabilmente il suo fisico, anche se forte e ben piazzato.

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Venerdì 15 Marzo 2019, 23:01 - Ultimo aggiornamento: 16 Marzo, 09:56
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
3 di 3 commenti presenti
2019-03-16 14:12:41
ma tacere anche ogni tanto?
2019-03-16 08:28:11
... pur troppo la maggioranza dei giovani non hanno e non vogliono capire cosa è la, unica vita che hanno a disposizione, ogni singolo giovane crede che il mondo gli appartiene e non che ne fa parte, ma non può essere diversamente per che i loro tutor sono il telefonino e i social!
2019-03-16 07:05:42
Morto e dona gli organi,e’ una grande bugia,gli organi ai morti non si espiantano,devi essere ancora vivo,seppur moribondo.Ai moribondi,per espiantare gli organi,non vengono somministrati antidolorifici,pensa se ci fossi tu,immobile e senza poterti muovere,mentre ti aprono e ti tagliano a pezzettini.Non donate gli organi!,,,,

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