Tuk tuk, la truffa su smartphone e tablet: 20 euro al mese per servizi fantasma

Sabato 28 Dicembre 2019 di Leandro Del Gaudio

Ha un costo di cinque euro alla settimana, viene attivato facendo ok su un banner di pubblicità, di quelli che in genere vengono accettati in modo automatico o magari solo per liberare la visione del cellulare o del computer. Si chiama servizio «tuk tuk» e rappresenta una sorta di incubo per tanti utenti napoletani, di tanti consumatori che hanno regolari contratti con gestori telefonici per attivare sim card per le conversazioni o solo per la navigazione in internet. Un servizio finito al centro di un’indagine della Procura di Napoli, che ha deciso di aprire un fascicolo dopo l’ennesima denuncia di un consumatore, di fronte al senso di impotenza di chi si vede sistematicamente accreditati venti euro in più sulla bolletta mensile.

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Esposti alla polizia postale, denunce in Procura, richieste di chiarimenti ai gestori dei vari servizi attivati in modo apparentemente sospetto, eccola l’ultima frontiera investigativa partenopea. 

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Ma in che cosa consiste l’inchiesta sul «tuk tuk»? E cosa ha spinto la Procura di Napoli ad aprire un fascicolo su un servizio apparentemente innocuo? Tutto ruota attorno ad alcuni aspetti comuni ai vari esposti, stando almeno alle lagnanze e segnalazioni raccolte in questi mesi: tutti i contribuenti che si sono rivolti all’ufficio inquirente si sono dichiarati inconsapevoli dell’attivazione del servizio; nessuno infatti ricorda di aver dato accesso a un servizio a pagamento; e c’è anche chi ha messo nero su bianco, nella propria denuncia, un particolare degno di nota: «Ho un ipad - scrive una cittadina napoletana - ho firmato un contratto con un gestore telefonico, poi ho visto la mia bolletta maggiorata di venti euro ogni mese. Quando ho inoltrato la debita segnalazione, mi hanno risposto che forse - inavvertitamente - ho attivato un altro servizio denominato “tuk tuk”, ma io ho fatto presente che sull’Ipad a mia disposizione non mi arrivano messaggi, quindi non posso aver dato inizio ad un’altra procedura a pagamento». 

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Ce n’è abbastanza per compiere delle verifiche, nel corso di un’inchiesta coordinata da uno dei veterani dell’ufficio inquirente, vale a dire il pm Luciano D’Angelo. Quanto basta a ragionare su ipotesi differenti: appropriazione indebita, truffa o cosa? Al momento fascicolo contro ignoti, non c’è la definizione di un capo di accusa, ma si avverte l’esigenza di raccogliere esposti e denunce per capire se è possibile portare avanti una sorta di indagine contenitore. 

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Intanto, c’è un altro aspetto che non è passato inosservato. E che riguarda il comportamento dei gestori telefonici, vale a dire dei principali attori nella gestione di linee telefoniche e di traffici internet. Stando a quanto emerso dalla lettura di alcune denunce, di fronte alla segnalazione inoltrata da un privato cittadino, si riscontra immediatamente la disponibilità del gestore a restituire il surplus di venti euro rispetto alle ultime due mensilità registrate nella bolletta. Tutti i gestori rispondono allo stesso modo: siamo pronti a restituire quaranta euro, a proposito degli ultimi due mesi, di fronte alla sola esigenza di assicurare la soddisfazione del cliente. 
E come recuperare le mensilità precedenti? Cosa accade a chi si accorge di aver pagato per un anno una maggiorazione non richiesta e non dovuta? Per le altre mensilità - è la risposta - bisogna contattare il titolare del servizio «tuc tuc», che ovviamente ha un account registrato in chissà quale parte del mondo e che risulta più difficile da raggiungere. 

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Ma proviamo a leggere una delle ultime denunce arrivate in Procura, firmata da una giovane penalista napoletana: «Signor procuratore, non sfuggirà alla signoria vostra la circostanza che una scheda sim dati, inserita in un Ipad non può ricevere alcun sms, tant’è che non l’ho mai ricevuto e sono sin d’ora disponibile a sottoporre il mio Ipad e con “imei numero” a qualsiasi ispezione e/o perizia che la signoria vostra voglia disporre. Comunque rappresento che posso affermare in maniera categorica, che non è mai stata mia intenzione usufruire/attivare un servizio del genere, il che può essere stato, forse ma non ne sono sicura, un movimento involontario indotto certamente con un artifizio attraverso un banner fasullo che nel tentativo di eliminare, induce in errore l’utente che attiva inconsapevolmente un abbonamento settimanale, ovvero l’azione di chiusura di una pubblicità insistente, ovvero cercare di rimuovere un messaggio apparso autonomamente che inibisce, almeno in parte, la lettura della pagina». 

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Quanto basta a spingere la Procura a compiere verifiche anche in un altro senso. Si cerca di capire se esista un concorso da parte delle compagnie telefoniche nell’attivazione del «tuk tuk», se ci sia una sorta di tolleranza da parte dei principali gestori di telefonia nell’assicurare l’innesto di un servizio ora piùche mai finito nel mirino degli inquirenti. 
 

Ultimo aggiornamento: 29 Dicembre, 13:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA