Mercadante, dall'omaggio all'oltraggio: depredata la tomba nel cimitero degli uomini illustri

Domenica 27 Settembre 2020 di Donatella Longobardi
tomba Mercadante

La lapide con inciso il nome è spaccata in più punti, alcune lettere sono saltate. Sul retro è stato portato via un medaglione con un bassorilievo di marmo. Su, in alto a sinistra, un alberello di lentisco è cresciuto con salde radici proprio sul monumento. Erbacce devastano i gradini di pietra. Tutt'intorno rovi, sporcizia, marmi divelti e vandalizzati. È la tomba di Saverio Mercadante a Napoli, nel Quadrato degli uomini illustri del cimitero di Poggioreale. Il 17 dicembre cadono i 150 dalla morte del grande musicista nato ad Altamura (nel 1795?), allievo a Napoli di Tritto e Zingarelli, uno degli ultimi esponenti della scuola napoletana. Mercadante fu autore prolifico di 60 opere, 60 sinfonie, più balli, quartetti, terzetti, inni e cantate, attivo tra Napoli (debutto al San Carlo a soli 24 anni con «L'apoteosi d'Ercole» e «Anacreonte in Samo»), Milano, Roma, Parigi (dove lo chiamò Rossini), Vienna e la Spagna prima di concludere i suoi anni sotto il Vesuvio, quasi cieco, come direttore del reale collegio di musica di San Pietro a Majella. Vi era stato nominato nel 1840 e preferito a Donizetti (che pure aspirava al posto) perché meridionale. Non a caso dunque, è proprio il conservatorio ad ospitare dall'1 al 3 ottobre un convegno di studi a lui dedicato che proseguirà poi a Vienna (Istituto italiano di cultura 20-21 ottobre), Milano (Scala, 30 ottobre) e Altamura (13-14 novembre). Antonio Carroccia e Paologiovanni Maione che curano il progetto hanno messo insieme un fitto programma di studi (presente anche il ministro Manfredi) e concerti. Prevista anche la pubblicazione di un opuscolo divulgativo, con rare immagini dei tesori mercadantiani custoditi nella biblioteca, nell'archivio e nel museo dell'istituto, compreso il pianoforte a lui appartenuto donato dagli eredi due anni fa. Nel comitato per le celebrazioni nomi importanti della musicologia ed esponenti di conservatori e università italiane, europee e americane, tra questi Michael Wittmann da Berlino, Daniel Brandenbourg da Salisburgo, Anthony DelDonna da Washington. Peccato però che finora nessuno abbia pensato al monumento funebre abbandonato da tempo e dove Mercadante (cui Napoli, alla sua morte, volle intitolare quello che era il Teatro del Fondo in piazza Municipio) è in compagnia di tantissimi grandi personaggi. Gli unici che hanno un fiore sono Salvatore Di Giacomo e Raffaele Viviani. Per tanti, troppi altri, vincono il degrado, l'incuria, la devastazione. Come per Vincenzo Gemito, celebrato proprio in questi giorni con una bella mostra a Capodimonte dopo il successo di una esposizione delle sue opere a Parigi. La stele che lo ricorda ha al culmine un perno di ferro che avrebbe dovuto reggere una scultura del busto, portato via chissà quando e da chi. In un angolo, a pochi metri di distanza, la rete di un letto vecchia e arrugginita, simbolo di un degrado denunciato da anni senza alcun serio intervento delle istituzioni. Anche il catafalco di Mercadante è qualche passo più in là, privo di qualsiasi cura. Ma chissà che questo anniversario non sia di stimolo per avviare un restauro, visto che anche Riccardo Muti lo onora proponendo la sua ouverture da «I due Figaro» in apertura del prossimo concerto al San Carlo con l'orchestra di casa l'8-10 e 11 novembre. Lo stesso Muti è il presidente onorario per le celebrazioni in un elenco che comprende anche Roberto De Simone, l'attuale direttore del conservatorio, Carmine Santaniello, e il presidente Antonio Palma insieme al presidente della regione De Luca e tanti studiosi che operano sul territorio come Francesca Seller, Tommasina Boccia, Francesco Cotticelli, Marta Columbro, Cesare Corsi. Tutti convinti della necessità di rilanciare nell'occasione gli studi sul compositore perché, scrivono nella presentazione, «Saverio Mercadante seppe degnamente rappresentare la cosiddetta scuola musicale napoletana e fu testimone di cambiamenti politici epocali che segnarono non poco la vita della città d'elezione. La Napoli del musicista fu soggetta a trasformazioni storico-sociali che si riverberarono anche sull'attività musicale della città». Il compositore infatti, nato sotto i Borbone nel regno delle Due Sicilie, giovanissimo, nel marzo del 1818, già pubblicò con l'editore Girard un «Gran concerto a 2 clarinetti, flauto e corno da caccia obligati», con dedica dell'«alunno del R. Collegio di musica all'Augusta Maestà di Ferdinando Re del Regno delle due Sicilie». Nel 1859 scrisse un'ultima cantata filoborbonica per poi cambiare casacca dopo l'unità d'Italia e comporre un «Inno per Vittorio Emanuele» e una «Sinfonia Garibaldi». Tra le sue opere in epoca contemporanea forse è proprio «I due Figaro» ad avere avuto grande eco non solo per la riscoperta voluta da Muti nel 2011 a Ravenna e a Salisburgo, al festival di Pentecoste, dove il maestro per cinque anni ha curato un programma mirato a mettere in evidenza i rapporti di Mozart e Vienna con la Napoli capitale della musica nel Settecento arrivando fin proprio a Mercadante, «ponte» verso i grandi dell'Ottocento, a partire da Verdi. Un musicista che nel corso della sua vita assistette alla fine di tutti i grandi autori di inizio secolo fino a Pacini e Rossini, a entrambi dedicò una sinfonia.

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