La nuova fiaba d'amore di Antonio Moresco: per piccoli e grandi

di Donatella Trotta

Le fiabe come alleate dell’utopia, sogni informali sognati in pubblico, strumenti etici ma senza falsi moralismi, campionari dei destini umani dove tutto può sempre accadere. Ci sono molte suggestioni dal miglior repertorio (classico e post-moderno) del genere favolistico-fiabesco nel nuovo libro per ragazzi di Antonio Moresco (nella foto), Piccola fiaba un po’ da ridere e un po’ da piangere, ora pubblicato da Rrose Sélavy nella bella collana Il Quaderno quadrone (pagg. 40, euro 14, con oniriche illustrazioni di Gianluca Folì e un’introduzione di Sandra Petrignani).



Scelta (di autore, illustratore e titolo) coerente con il progetto editoriale di Massimo De Nardo che dal 2012 ha già donato a lettori - e appassionati di scelte originali di qualità alta – stimolanti storie “firmate” da grandi autori e illustratori del calibro, tra gli altri, di Bruno Tognolini, Roberto Piumini, Franco Arminio, Simone Massi, Tullio Pericoli e Loredana Lipperini, che con il suo Pupa (illustrato da Paolo d’Altan) è non a caso finalista al Premio di Letteratura per ragazzi Cento 2015.



Per il 67enne mantovano Antonio Moresco, ostinato “Don Chisciotte con la risoluta voluttà del sogno” (parafrasando un suo titolo edito nel del 2006 da Tre Lune e illustrato dal grande Alessandro Sanna), si tratta in fondo di un felice ritorno ad un filone di racconto congeniale, nella sua produzione più recente, a un maestro di pensiero divergente, autore di rilevanti opere narrative, teatrali e saggistiche (basti qui ricordare solo la monumentale trilogia dal titolo L’increato, che comprende Gli esordi, Canti del Caos e Gli increati, in via di ultimazione). Uno che, tanto per fare qualche altro esempio, si aggiudicò, nel 2008, il premio Andersen con le fantasiose e imprevedibili storie per bambini inanellate nel libro Le favole della Maria (Einaudi 2007), mentre nel romanzo La lucina (Mondadori 2013, parte anch’esso di una trilogia che comprende Gli incendiati e l’ultimo romanzo pubblicato nel 2014, Fiaba d’amore, dall’eloquente titolo hessiano) l’andamento fiabesco accompagna il rapporto tra un uomo e un bambino che riverbera riflessioni dalla cifra leopardiana sulla solitudine e il dolore dell'esistenza, e su ciò che lega uomini e animali, vivi e morti.



Del resto, lo ammette l’autore stesso, nella quarta di copertina del suo nuovo libro: «Mi ha sempre affascinato la forma della fiaba perché è rivoluzionaria. Ha il potere di far succedere l’impossibile e questa è una cosa desiderabile e necessaria».



In ottima compagnia con la poesia narrativa per immagini del brillante Gianluca Folì, se ne ha un gustoso e concreto assaggio in questa nuova storia fantastico-realistica, a tratti surreale e magica, che parla di sentimenti bambini (ma soprattutto del conflitto tra sogni e realtà, del dolore annidato nella volubilità e insincerità dell’amore, di bene e di male, di solitudine dei diversi e omologazione connessa alla crescita) con tenerezza. E con un’ironia capace di strappare sorrisi e risate. Anche grazie ad un registro stilistico dialogico, grottesco e paradossale. Che accanto a nomi buffi e strampalati, “schifezze” di vario genere (amatissime dai più piccoli: tra puzze, foruncoli, mocci, deiezioni infantili e altre amenità), «capitomboli verbali» (Petrignani) e personaggi bislacchi come la maestra Slurp Slurp dalla lingua lunghissima, la Bidella un po’ strega e un po’ fata e un’(im)probabile classe multietnica, propone poi due poetici e stralunati bambini, Sonnambulino e Sonnambulina, con la loro (in)felice storia d’amore dal finale spiazzante. Da non rivelare, ovviamente, come le domande conclusive (anch’esse vagamente leopardiane) che Moresco pone ai suoi lettori. Piccoli e grandi.
Mercoledì 11 Febbraio 2015, 12:00
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