Portolano, un'infanzia napoletana raccontata a fumetti

Cristina Portolano, il quartiere di Montesanto in una tavola dal graphic novel "Quasi signorina"
Cristina Portolano, il quartiere di Montesanto in una tavola dal graphic novel "Quasi signorina"
di Donatella Trotta
Sabato 26 Marzo 2016, 16:47
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Montesanto, piazza Dante e corso Vittorio Emanuele, a dividere la città di sotto e di sopra. Il terremoto del 23 novembre 1980, il disastro di Chernobyl nel 1986 e, sullo sfondo, gli intrecci di politica e criminalità, lo scudetto del Napoli, lo scorrere della vita quotidiana di un ceto piccoloborghese tra riti e miti (televisivi, musicali, sportivi) di un decennio di transizione, guardato con occhi di bambina: curiosa, ribelle, insofferente alle convenzioni imposte. E ostinatamente creativa.

È un’infanzia napoletana tra gli anni ’80 e i ’90 del secolo breve quella raccontata a fumetti da Cristina Portolano in Quasi signorina, graphic novel in uscita per TopiPittori nella bella collana «Gli anni in tasca graphic» - autobiografie di infanzie e adolescenze tra immagini e parole - che sarà presentata in anteprima all’imminente Fiera internazionale del libro per ragazzi (Bologna, 4-7 aprile) e a Napoli Comicon (14-17 aprile).

Non era facile sintetizzare a strisce, in nove tappe-capitoli, la venuta al mondo, la crescita e la formazione, nel centro storico della città, di una ragazzina occhiuta e anticonformista. Nella delicata transizione dalla culla all’adolescenza: stagione dei «quasi adatti» in cui iniziano, per molti, le prime prese di coscienza. Ma Portolano, classe 1986, napoletana con il sogno (realizzato) di vivere a Bologna sin dai tempi delle vacanze con la famiglia a Riccione, ci riesce con la sua personale cifra grafica di fumettista e illustratrice non priva di autoironia, a partire dal titolo del libro: espressione tipicamente partenopea, giacché «diventare signorina» è il tormentone che accompagna le preadolescenti napoletane in attesa del temuto menarca, segnando la differenza tra un prima (la dimensione sospesa dell’infanzia) e un dopo (l’orizzonte delle responsabilità dell’età adulta).

L’amarcord termina quando Cristina, diventata ormai “signorina”, rimpiange di non essere più una bimba. In mezzo, i riti di iniziazione in famiglia, a scuola e in parrocchia: tra le vessazioni di piccole bulle popolane, le prepotenze dei maschi, la scoperta senza malizia del sesso, l’addestramento all’autodifesa del fratello maggiore, i rigidi dogmatismi delle suore dell’asilo, la prima socializzazione di quartiere e nella scuola pubblica, le amicizie, l’allegria travolgente e l’affettuosità carnale di un parentado numeroso e accogliente. Una formazione partenopea in scenari urbani tratteggiati con morbido tratto dall’autrice, che non esita a dissacrare molti stereotipi di e sulla città, e sulla femminilità, in quadretti d’ambiente (con balloon in italiano “condito” dal dialetto) che ci restituiscono scorci urbani preziosi, leggende napoletane e luoghi destinati all’estinzione (come la storica fumetteria di Montesanto) con originali siparietti di dialogo immaginario della bambina con Maradona, che la spinge a (per)seguire i suoi sogni indipendentemente dalle aspettative altrui.
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