Pochi like e sito in tilt: il Pd Napoli sfida Lega e M5S ma sul web non esiste

Sabato 11 Gennaio 2020 di Antonio Menna

La pagina Facebook del Pd Napoli ha mille iscritti (quella del Calcio Napoli, 4 milioni e mezzo). Pubblica un post mediamente ogni tre giorni. L'ultimo è del 7 gennaio: il nuovo segretario provinciale comunica di aver chiesto un Consiglio comunale straordinario sul tema rifiuti. Tre giorni prima la foto di Zingaretti che stringe le mani al Papa (che non lo prende a schiaffetti). Una ventina di like ogni post. Uno, due commenti. Non si può definire una grande presenza. Non va meglio su Twitter: trecento followers (Calcio Napoli, un milione e mezzo), ultimo tweet nel luglio del 2019: Ciao Luciano!, un saluto al compianto De Crescenzo. Eppure solo pochi mesi fa si registrava una media di 1000 visualizzazioni al giorno solo su Twitter. Inutile chiedersi se il Pd Napoli abbia preferito il social cinese Tik Tok (ieri Salvini festeggiava i 200mila followers) o altre piazze virtuali più battute dai giovanissimi perché non vale nemmeno la pena di cercare. Andrà meglio con il sito web, uno strumento ormai tradizionale, quasi antico. Ma all'indirizzo pdnapoli.it inutile bussare, non vi aprirà nessuno. Un errore di database, pagina bianca. Pd non pervenuto. Smanettando un po' si può pescare dalla cache una vecchia pagina dei contatti. Ma tutti i link sono inattivi. C'è un numero di telefono. Un cellulare. Forse preferiscono i mezzi tradizionali: ma l'utente non è raggiungibile, e sembra una frase che calza proprio giusta. È solo un piccolo esempio di come diventare invisibili ai tempi dell'iper-presenza. Bisogna cercarlo bene, il Pd a Napoli, ed essere fortunati. Bussare alla serranda di uno dei circoli, magari, che però è difficile trovare aperti. Ce ne sono 120 tra Napoli e provincia. Ma la maggior parte sono nei Comuni dell'area metropolitana. In città i circoli con una sede fisica sono pochi: ad Avvocata quello di piazza Cesarea, a San Ferdinando, lungo via Carlo De Cesare, a Bagnoli in piazza Salvemini, a Ponticelli. Sono 12mila gli iscritti a Napoli e provincia (3 milioni di abitanti). Sette su dieci hanno partecipato all'ultimo congresso provinciale, che ha eletto il giovane Marco Sarracino.

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«C'è una moda - dice il segretario - è quella di dare addosso al Pd. È colpa del Pd, ormai suona come un refrain. Noi ci impegneremo a far diventare questa frase demodé». Non ha tutti i torti questo ragazzo del 1989, laureato in economia aziendale, da sette anni nella Direzione nazionale del partito. Ma forse accade perché ci si aspetta tanto dagli eredi del Pci e della Dc, di una tradizione che faceva dell'organizzazione e del radicamento territoriale, una cifra culturale. E invece? E invece il Pd continua a esistere sui manifesti (pochi), nei comunicati stampa (molti), nelle aule istituzionali, quasi per nulla nella società. «La crisi dei corpi intermedi - ribatte Marco Sarracino - c'è, è un dato di fatto. Non riguarda solo i partiti e non riguarda solo il Pd. È difficile per tutti. Ma non ci arrendiamo. Per una volta siamo riusciti a tenere un congresso senza liti. Stiamo preparando una grande conferenza delle idee per marzo e ci stiamo guadagnando l'attenzione di personaggi importanti, come lo scrittore Maurizio De Giovanni, come l'ex magistrato Paolo Mancuso, nuovo presidente provinciale. E tutto quello che abbiamo è una stanzetta nella sede regionale. Non c'è più finanziamento pubblico, lavoriamo con poche risorse».

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Poi ci sono i numeri. Senza scomodare i dati elettorali, che pure raccontano un declino evidente, basta leggere i verbali della vita interna. Sei segretari, tre commissari in poco più di dieci anni di vita. Contenziosi, aule giudiziarie, accuse. Una grande vivacità interna, una sostanziale immobilità esterna. Poche iniziative, nessun protagonismo. Dove si è inceppato il partito? «Dal mio punto di vista il Pd ha un problema strutturale», dice Salvatore Salzano, 33 anni, impiegato pubblico, fondatore del circolo di San Carlo all'Arena, un passato nei movimenti studenteschi, a lungo attivista del Pd e poi deluso, fino ad avvicinarsi al nuovo gruppo delle Sardine. «È nato da due storie troppo diverse - dice - quella del Pci e della Dc, che su questi territori si sono combattuti a lungo. Si è sviluppata soprattutto una competizione personale e interna tra i ceti dirigenti. Io, pur avendo considerazione di molti esponenti del partito, non mi sono più sentito rappresentato. Ci vuole più coraggio, anche nella selezione del personale politico. Bisogna essere innovativi, audaci, sfidare le consuetudini. Che ragioni diamo alle persone di sentirsi rappresentate?».

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Ma non è solo deserto. Fioriscono anche esempi positivi. È nel rapporto diretto di alcuni consiglieri municipali che il Pd riesce ancora a parlare e a farsi sentire. Con Gennaro Acampora, giovane commercialista di Capodimonte che sui social ha inventato l'hashtag #senzasosta e #gennaroinconsiglio, con i quali aggiorna quotidianamente i cittadini su disagi e problem. Lo stesso lavoro certosino lo fanno Pasquale Esposito, di Secondigliano, consigliere della VII Municipalità, che scrive ogni giorno ad assessori e dirigenti comunali per segnalare disservizi, o la pattuglia di consiglieri municipali e assessori di Pianura che col 30% hanno vinto le elezioni di quartiere e da allora provano a dimostrare che cosa deve fare un partito politico: parlare con le persone e far parlare le persone. Si può fare, diceva un vecchio slogan caro a Veltroni. E allora fatelo, verrebbe da suggerire.

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