Napoli, il lungo addio di Nino Daniele: «Troppo isolamento, de Magistris è al capolinea»

Mercoledì 13 Novembre 2019 di Luigi Roano

«C'è sempre amarezza quando finisce un'avventura lunga sei anni e mezzo, ma le manifestazioni di affetto e di sostegno che mi stanno arrivando da tutta la città in maniera corale e soprattutto dai giovani mi danno tanta soddisfazione e mi commuovono. Non sono clientes, ma gente che ha apprezzato il mio lavoro perché la mia era una delega senza soldi». Così Nino Daniele - ex assessore alla Cultura del Comune - a poche ora dall'uscita dalla giunta guidata dal sindaco Luigi de Magistris.
 

 

Ma lei ha capito perché de Magistris le ha chiesto di uscire dalla giunta?
«Credo che abbia delle esigenze politiche e voleva rappresentarle e ha ritenuto di procedere in questa direzione».

Quindi è un epurato della politica?
«No, in politica, che è la mia grande passione, si accettano delle scelte perché si verificano determinati contesti. Diciamo che in politica a volte ci sono delle logiche illogiche che portano a certe decisioni».

Sei anni e mezzo è un tempo lungo per un assessore: quanti momenti di illogicità o di disagio ha attraversato con de Magistris?
«Ci sono stati momenti di discussione, a volte anche di confronto su diversi punti di vista con il sindaco, però de Magistris mi ha sempre assicurato la più ampia libertà, ho avuto veramente piena autonomia».

Qual è il limite di questa esperienza?
«Tutti assieme - e naturalmente mi ci metto anche io non solo il sindaco - avremmo dovuto lavorare di più per allargare il recinto, unire di più e dialogare di più».

A cosa sta alludendo?
«Alla politica. Per esempio, de Magistris avrebbe dovuto rivendicare di più che a sostenerlo è stato anche un pezzo di elettorato del Pd. Nella sostanza avremmo dovuto costruire un dialogo più forte con quel mondo, invece ci siamo troppo delimitati nell'area nostra. Avrei incalzato la sfida ai dem».

E ci è riuscito nell'ambito della sua delega?
«Sono un uomo di sinistra, ma è stato costante il dialogo con la cultura laica, popolare, cristiana, non è mai mancata la voglia di coinvolgere. Napoli è universalmente riconosciuta come la città con la migliore offerta culturale. Certo non solo per merito mio, ma anche io ci ho messo idee e iniziativa».

De Magistris l'ha ringraziata e dice che le critiche che sta avendo per averla sostituita significano che ha lavorato bene nell'individuarla come assessore alla Cultura...
«Gli va dato atto che è così».

Ma lei ha qualche rancore verso de Magistris?
«La mia amicizia con Luigi, il mio affetto per lui non è scalfibile, con me non avrà mai problemi, possiamo litigare politicamente, ma sul piano dell'affetto sarò sempre vicino a lui e spero lui vicino a me».

Allora a proposito di litigare politicamente, de Magistris ha messo la De Majo al suo posto perché ritiene che la sua visione fosse un po' troppo conservatrice, che non ha saputo catturare il mondo dei giovani.
«Il dato anagrafico per quello che riguarda me è certo, spero lascino a noi anziani almeno il diritto di voto...».

De Magistris come il rottamatore Renzi?
«No, era una battuta, anzi su Renzi ci aveva visto giusto sin dal primo momento. Detto questo, non credo di meritarmi la critica che mi viene fatta, non sono un conservatore. Soprattutto dai giovani sto avendo tanti attestati di stima e affetto. Ho portato in periferia e nei luoghi del disagio il teatro, le mostre. Poi, certo, ho fatto il Maggio dedicato a Vico, Croce e Filangieri, ma la grande cultura universale e la filosofia devono essere per tutti».

Insomma, lei con il sindaco litigava politicamente, cosa la faceva soffrire di più?
«Il Pd non è riuscito a declinare quella che era l'intuizione fondamentale di coniugare insieme riformismo e radicalità e il sindaco a questo si doveva dedicare, io di sicuro ci lavorerò. Come le dicevo la politica è la mia grande passione».

Ha già trovato una nuova casa politica?
«Né Pd né demA, per adesso sono un apolide della sinistra, la casa che voglio io non c'è. Il riformismo senza anima del Pd è totalmente subalterno al liberismo ed è una cosa vuota che non parla a nessuno. La radicalità di de Magistris senza capacità di farsi progetto diventa testimonianza sterile o addirittura demagogia e procura delusione e frustrazione. Bisognerebbe scogliere demA e il Pd per fare una casa politica nuova».

Coniugando le due anime?
«Macché, ognuna ha delle insufficienze, bisogna avere il coraggio di andare oltre. Quella di demA è una esperienza che non riesce ad andare oltre il perimetro locale e le anime di sinistra e del Pd producono settarismo. Bisogna guardare alle nuove generazioni, all'ambiente. Altrimenti si finisce come il giapponesi sull'isolotto».

Eppure il sindaco dice di avere fatto un rimpasto politico perché con i giovani innesti guarda avanti...
«Se si fa un rimpasto politico mi deve dire qual è la strategia sulle alleanze. Si deve fare un'operazione più coraggiosa dove anche lui personalmente deve mettersi in discussione. Deve costruire un campo largo, bisogna battere le destre. Prima il progetto, poi se si è in grado di conquistare la leadership tanto di guadagnato altrimenti ci si mette a disposizione con generosità».

Sta dicendo che deve appoggiare De Luca alle Regionali?
«Prima il progetto e le alleanze poi si vede».

Non ha ancora risposto a una domanda: la De Majo ha preso il suo posto, che ne pensa?
«È una ragazza in gamba, combattiva e per quanto mi riguarda io sono pronto a darle una mano così come agli altri due ragazzi che politicamente ho visto crescere».

Cosa farà adesso?
«La politica è la mia grande passione ed è il mio mondo. Non penso alle Regionali, ora mi riposo un po' e poi starò con il mio amico Pino Ferrara e con i filosofi fuori le mura ma ci rivedremo presto».

Ultimo aggiornamento: 17:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA