Terra dei Fuochi, la rivolta dei sindaci: «Sanzioni più severe, Costa agisca in fretta»

Martedì 24 Settembre 2019 di Marco Di Caterino
Terra dei Fuochi, sindaci dell'hinterland in rivolta. Dopo un'estate contrassegnata da un aumento dei roghi tossici del 26 per cento, dalla scoperta di ben 53 siti di rifiuti velenosi tombati sotto la stazione dell'Alta Velocità di Afragola, e dall'annuncio di migliaia di tonnellate di ecoballe in arrivo tra Caivano e Marigliano, si alza forte la protesta dei primi cittadini contro il governo, accusato di immobilismo. Ha cominciato il sindaco di Giugliano, Antonio Poziello, che con veemenza ha parlato di fallimento delle politiche messe in atto, di un «politichese» che prevale sulla concretezza.
 
Accuse condivise, soprattutto per la «brillante assenza» del governo sul tema della prevenzione e della certezza della pena per chi - raramente - viene beccato ad inquinare, arrestato, e subito rimesso in libertà. Perché se c'è una Terra dei Fuochi, c'è in questa zona anche una «Terra della pena sospesa». «Una disamine condivisibile, quella del sindaco di Giugliano», dice Claudio Grillo, primo cittadino di Afragola, che aggiunge: «Abbiamo pochi strumenti, pochi uomini e bilanci anemici. Non siamo in grado ne di fronteggiare efficacemente il fenomeno dei roghi, figurarsi risolverlo. Occorre la presenza dello Stato, che è purtroppo latitante».

Amareggiato anche il sindaco Raffaele Lettieri, primo cittadino di Acerra, la città del termovalorizzatore, dei Regi lagni e del fenomeno della schiuma che fuoriesce dai tombini. «La Terra dei fuochi - dice - ha molte facce: nei campi Rom non possiamo mandare certo i vigili urbani a fermare chi brucia. Ci sono aziende in nero che occorre fermare bloccando la catena produttrice illegale. E poi occorre anche intervenire sulla coscienza civica di alcuni cittadini, questo è compito delle istituzioni locali. Giudicherò il lavoro del governo e del ministro - spiega Lettieri - quando sarà fatto. Mi aspettavo leggi nuove che contemplassero pene più severe e che garantissero, ad esempio, il sequestro dei mezzi usati per sversare illegalmente e per l'abbandono dei rifiuti. Il ministro Costa lo faccia. Affronti definitivamente la questione ambientale e le promesse rimaste inevase sul territorio acerrano. Ho fiducia in lui, sono sicuro che lo farà». Di delusione parla Giuseppe Cirilli, sindaco di Cardito: «Vorrei che ci fossero meno tavoli tecnici ma più azioni sul campo. Il nostro è un territorio in uno stato comatoso sotto il profilo ambientale e non abbiamo più tempo. Bisogna intervenire e bisogna che Stato e governo facciano presto la loro parte». Michele Emiliano, primo cittadino di Crispano, sottolinea come i magrissimi bilanci comunali non consentano all'ente locale di fare la sua parte di prevenzione ai roghi velenosi, mentre il sindaco di Frattamaggiore, Marco Antonio Del Prete, pur condividendo l'analisi di Antonio Poziello, si augura che le comunità della Terra dei Fuochi adottino provvedimenti condivisi per la repressione del fenomeno. Per ogni comune un problema. «A Casalnuovo - dice il sindaco Massimo Pelliccia non abbiamo più campagne. Subiamo però i roghi dei campi rom abusivi». Stesso problema a Casandrino, dove il sindaco Salvatore Volpe denuncia la presenza di centinaia di laboratori clandestini dell'abbigliamento, gestiti da bengalesi (150 chiusi in tre anni dai carabinieri ndr) che danno luogo ai roghi che bruciano ogni notte quintali di scarti di stoffa. Un quadro molto complesso, anzi complicato da pastoie burocratiche, da competenze che spesso di sovrappongono, e - è il sentire comune dei sindaci della Terra dei Fuochi - da troppi tavoli tecnici che progettano cose irrealizzabili. ù

Un'altra bordata arriva da Giampiero Zinzi, presidente della Commissione speciale «Terra dei Fuochi, bonifiche ed ecomafie» del Consiglio regionale della Campania, che ieri ha convocato per un'audizione il commissario governativo per l'emergenza Terra dei fuochi, Gerlando Iorio. «L'audizione dice Zinzi - ha messo in luce carenze e ritardi insostenibili da parte del governo nazionale, confermando l'inconsistenza dell'ultimo Patto per la Terra dei Fuochi siglato in Prefettura a Caserta. Gli unici a farne le spese sono i cittadini, che non possono neanche aprire con tranquillità le finestre della propria casa, e i sindaci, lasciati soli ad affrontare un fenomeno più grande di loro. La Terra dei Fuochi non è uno spot. Davvero triste doverlo ripetere ancora oggi».

Il ministro Costa, da New York dove è in corso il Climate Action Summit 2019, punta intanto sulle aziende agricole chiamandole a collaborare per rivalutare l'immagine della regione. La Confagricoltura ha già risposto presente. Ma è un pannicello caldo. Un'aspirina per un ammalato di cancro. Ultimo aggiornamento: 10:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA