Voto di scambio a Torre del Greco, il posto al figlio del camorrista

Domenica 22 Settembre 2019 di Dario Sautto
Tra gli spazzini che facevano pressioni sui politici c'era anche il figlio di un camorrista, assunto dal consorzio Gema dopo essere stato inserito nella lista da Simone Onofrio Magliacano. È uno degli ultimi dettagli che emergono dall'inchiesta sul presunto voto di scambio a Torre del Greco, che ha già portato all'arresto del consigliere comunale Stefano Abilitato e del suo «sponsor» politico Magliacano, commercialista ed ex assessore che aspirava nuovamente a un posto in giunta. Ad aprile, in manette insieme a loro sono finiti 5 netturbini, alcuni dei quali hanno confessato di aver partecipato attivamente alla compravendita di voti in favore del duo Abilitato-Magliacano, in sostegno del sindaco Giovanni Palomba.
 
La ricostruzione è stata effettuata dai carabinieri della compagnia di Torre del Greco, nel corso delle indagini coordinate dalla Procura di Torre Annunziata, con il procuratore Pierpaolo Filippelli e i sostituti Giuseppe Borriello e Bianca Maria Colangelo. Gli ultimi verbali sono stati confezionati e depositati tra agosto e inizio settembre, quando sono state completate le trascrizioni di centinaia di dialoghi intercettati e decine di conversazioni presenti nelle chat di WhatsApp sui telefonini sequestrati un anno fa agli indagati. Alla domanda se «può venire a firmare quel ragazzo dopo», raccontano le intercettazioni, Simone Magliacano avrebbe risposto con certezza: «Sta dentro, devi stare tranquillo. Ti faccio sapere quando deve venire». Il «ragazzo» è il figlio di uno scissionista del clan Falanga, assunto anche lui con Garanzia Giovani come netturbino a tempo determinato, tramite l'agenzia interinale DaDif consulting. Ma non è tutto. Nel corso della campagna elettorale, più volte Magliacano si sarebbe esposto in prima persona, spiegando come alcune «operazioni» erano in corso proprio a scopo elettorale e sarebbero andate in porto «tra maggio e inizio giugno» del 2018.

Assunzioni in un ristorante e in una fabbrica clienti dello studio professionale di Magliacano sarebbero state gestite direttamente da lui, ma il vero progetto era mettere le mani sulla nettezza urbana. «La società interinale è mia, è di Caserta: tu entri come tirocinante e vieni finanziato dalla Regione» dice, intercettato, a un aspirante spazzino. «Se non ti faccio entrare è perché io ho perso il bando, e io non lo perdo il bando» dice a un altro. E poi, parlando di numeri e possibili voti da girare a Abilitato, si lascia andare: «Garanzia Giovani a Torre del Greco sono io, Simone Magliacano. Però ne metto 300, non uno». E ancora: «A tuo fratello lo mettiamo, ei mesi gli facciamo fare, probabilmente non lo faccio nemmeno scendere a faticare». Assunto senza andare a lavorare, insomma, ma in cambio avrebbe chiesto metà del primo stipendio.

Tra intercettazioni e chat trascritte, vengono fuori nomi e cognomi di chi ha venduto il proprio voto, e quelli di alcuni familiari, in cambio di una promessa o di un posto di lavoro. I nuovi indagati saranno chiamati in Procura a spiegare le loro posizioni. Un papà ringrazia Magliacano per l'assunzione del figlio come marittimo a pochi giorni dalle elezioni: «Lui non voterà, ma ci pensiamo noi» assicura. Altri preferiscono un posto magari part-time con la speranza di assunzione nella ditta dei rifiuti, anziché un lavoro in fabbrica perché «quello poi è faticato» nonostante la paga sia di riguardo. © RIPRODUZIONE RISERVATA