Whirlpool, nessuna offerta per salvare Napoli: resta solo la proposta svizzera

Lunedì 13 Gennaio 2020 di Nando Santonastaso

La convocazione ufficiale ancora non c'è, per ora è solo ufficiosa la data del 20 gennaio per il nuovo incontro al ministero dello Sviluppo sulla vertenza della Whirlpool di Napoli. Ne aveva parlato il ministro Patuanelli al termine dell'ultima riunione, il 27 novembre scorso, con sindacati, azienda e Regione Campania, confidando evidentemente che le parti continuassero a monitorare lo scenario di una possibile soluzione per poi discuterla e approfondirla al tavolo ministeriale. In realtà, a quanto pare, tutto o quasi è rimasto allo stesso punto. E cioè: Whirlpool ha inviato come richiesto al Mise il dossier sul futuro dello stabilimento, confermando la data del 30 marzo per concludere la propria esperienza produttiva e ribadendo al tempo stesso la disponibilità a proseguire il dialogo con gli svizzeri di Prs, gli unici che si sono detti interessati ad un progetto di riconversione dell'impianto ma finora mai ascoltati e in ogni caso bocciati subito da lavoratori e sindacati.
 

 

È un dato su cui riflettere dal momento che anche a livello di semplici contatti informativi non sembra che altri gruppi industriali del settore degli elettrodomestici, nazionali e stranieri, si siano fatti avanti in queste settimane. Il sito napoletano, in altre parole, non pare attrattivo per nuovi investimenti dall'esterno, a riprova delle enormi difficoltà in cui la vertenza si sta sviluppando, con incognite pesanti per la salvaguardia di tutti i livelli occupazionali. E' probabile che in questa fase nessuno voglia esporsi i maniera ufficiale ma il pessimismo anche tra i sindacati si taglia a fette.

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Dalla stessa Whirlpool non è però giunto nemmeno un segnale di apertura verso la proposta avanzata dalla Regione per garantire un futuro produttivo all'impianto di via Argine. Ovvero, un accordo di programma da 20 milioni di euro, il coinvolgimento di Invitalia e Confindustria, un piano di riqualificazione del personale, una linea di priorità per l'utilizzo di vantaggi fiscali relativi alla presenza in area Zes e finanziamenti in ricerca e sviluppo.
 


«Per noi non è cambiato nulla, le nostre proposte restano valide e condivise dai sindacati, come pure il nostro impegno al fianco dei lavoratori» dice l'assessore regionale al lavoro Sonia Palmeri. Ma di più, per ora, non può aggiungere.
Il fattore tempo potrebbe però diventare un elemento chiave. La Whirlpool è già da tempo favorevole ad una richiesta di cassa integrazione fino a novembre 2020, uniformando le scadenze di provvedimenti simili in vigore in altri siti del gruppo. Un'ipotesi del genere non dispiacerebbe allo stesso ministero e potrebbe garantire almeno in teoria un margine più ampio per definire una via di uscita dall'impasse attuale. Le condizioni per la cig sicuramente ci sono, a cominciare dall'estensione a via Argine del processo di riorganizzazione in atto negli altri stabilimenti. Nel frattempo, guardando il bicchiere mezzo pieno, potrebbero concretizzarsi le ipotesi che rimangono comunque sul tappeto, come la definizione di un accordo con un nuovo partner industriale e la nascita di una newco sostenuta dai 20 milioni e dalle altre iniziative annunciate dalla Regione. Ovviamente molto potrebbe dipendere anche da un rallentamento della guerra dei dazi tra Usa e Cina che sicuramente ha influito sulle prospettive dello stabilimento napoletano e sulla conseguente decisione della multinazionale Usa di passare la mano. È vero che al momento questa è uno degli scenari meno probabili ma il passare dei mesi potrebbe aprire spiragli oggi a dir poco impensabili o assai complicati. Fino al punto, cioè, da rimettere in discussione l'addio di Whirlpool, dal quale però si dovrà comunque ripartire dal prossimo tavolo negoziale. 

Ultimo aggiornamento: 11:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA