Stranezze e tesori nascosti, storie dell'altra Napoli nel nuovo libro di Marco Perillo

Lunedì 11 Novembre 2019 di Vittorio Del Tufo
La Grecia di Pericle, la Roma Imperiale, il Medioevo normanno. Ma anche la Francia del gotico provenzale, la Catalogna dei tempi aragonesi, la Spagna del secolo d'oro e quella dei fasti borbonici. Tutto in una città: Napoli. Una città che ha assorbito come una spugna secoli di storia, di accumuli, di stratificazioni. Una città che occulta più di quanto non mostri, un pozzo senza fine al quale non ci stanchiamo mai di attingere.

Ciò che davvero sorprende, leggendo l'ultimo libro di Marco Perillo, I luoghi e i racconti più strani di Napoli (Newton Compton, pagine 448, 12,90 euro) è la varietà di toni, registri e spartiti utilizzati per raccontare una città-mondo che continua ad affabulare e sedurre, una tela di Penelope che si disfa e si rinnova ogni giorno, di luogo in luogo, di tempo in tempo. «E a noi narratori - scrive Perillo - come aedi dei poemi omerici, di bocca in bocca, tocca cantarla, ricordarla, non dimenticare il suo irripetibile passato». Se parla al plurale, Marco («Noi narratori») è perché sa bene che il suo racconto rientra, con la leggerezza di uno stile asciutto, giornalistico, senza fronzoli, in una sinfonia a più voci. In un solco già tracciato, con successo, da autori come Maurizio Ponticello, Martin Rua, Agnese Palumbo, Antonio Emanuele Piedimonte. Una narrazione vincente perché lontana dagli stereotipi e dai gomorrismi, attenta a cogliere gli aspetti più misteriosi del paesaggio urbano; a scrostare i sedimenti del tempo, a scavare sotto la superficie, a camminare per le strade guardando oltre, dietro, sotto e certe volte attraverso. Perché tra storia e mito, di strada in strada, di leggenda in leggenda, Napoli continua a svelare a ogni passo i suoi tesori sepolti, come uno scrigno di antiche memorie. E solo Dio sa, in una città dove anche gli Archivi cadono a pezzi, quanto sia importante la manutenzione della memoria.

Perché un altro libro su Napoli? Perché - risponde Marco Perillo - la ricerca della memoria, la riscoperta di luoghi, storie e tesori nascosti non termina qui e e forse non terminerà mai. «È un assoluto bisogno, proprio oggi, quando la riscoperta del passato rende senso a un presente asfittico e vorace». Il racconto di Perillo (dedicato alla memoria di Luciano De Crescenzo e di Francesco Durante) spazia dalla città pagana alla città sacra, dalla città di sopra a quella di sotto. In un viaggio così ricco, risaltano alcune chicche, come la descrizione dell'antico Ordine della Nave, istituito a fine Trecento (epoca durazzesca) con il dichiarato intento di riconquistare la Terra Santa; o come l'incredibile racconto di due chiese gotiche medievali sepolte dalla lava dei Vergini e tuttora nascoste nelle viscere della Sanità.

Il lungo viaggio di Marco (martedì 12 alle 18 la presentazione alla Feltrinelli di piazza dei Martiri, con Martin Rua e Agnese Palumbo) si chiude con un'esortazione. Se Napoli è un patrimonio dell'umanità «non possiamo tralasciare la questione del decoro e del rispetto storico, della tutela per il nostro passato e per i nostri tesori. Si è fatto tanto, negli ultimi anni, per il riscatto turistico e culturale della città. Eppure non basta». No, non basta: lo vediamo ogni giorno, e ogni giorno ce ne danniamo. Così, paradossalmente, di «strano» vi è proprio questo. Che tanti luoghi storici e meravigliosi della città restino a marcire nel degrado, come scrigni gettati alle ortiche. Ultimo aggiornamento: 11:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA