Napoli, un progetto tutto a rifare:
i giorni più lunghi di De Laurentiis

Lunedì 22 Febbraio 2021 di Francesco De Luca

Un po’ di orgoglio. Quello che non ha fatto mollare il Napoli al terzo gol dell’Atalanta perché lo ha aiutato l’autorete di Gosens. Ma con un attacco così leggero era difficile afferrare il secondo definitivo pareggio e infatti Romero, un difensore, ha chiuso i conti sbucando nell’area azzurra. La differenza tra le due squadre non l’ha fatta soltanto la condizione fisica perché Gasperini aveva avuto una settimana di lavoro senza gare mentre Gattuso e il suo gruppo avevano dovuto giocare la partita a Granada, chiusa con una sconfitta che quasi li esclude dalla Europa League. L’Atalanta ha una impressionante batteria di attaccanti che hanno fatto la differenza: quando hanno deciso di spingere sull’acceleratore, hanno demolito una difesa fragile. Il Napoli deve arrangiarsi con i mezzi che ha e che sono davvero limitati. Perché Osimhen (quanta paura dopo quella caduta: dovrà fermarsi nuovamente, almeno per due settimane) è stato annullato dai suoi impacci oltre che da Romero e, non avendo altre punte (Mertens è atteso in queste ore a Castel Volturno e Petagna è off), Gattuso ha provato a ribaltare la partita schierando Insigne in posizione più centrale e lanciando in area Zielinski, che aveva segnato un gol di destro al volo. Poco per entrare in partita contro un avversario tonico, per niente distratto dall’imminente sfida Champions contro il Real Madrid. 

L’ottava sconfitta in campionato (sesta consecutiva fuori casa comprendendo le coppe) rischia di compromettere l’unico obiettivo del Napoli: la qualificazione Champions. È difficile restare attaccati al gruppo nelle condizioni in cui si trova la squadra, con un numero di giocatori ristretto a causa degli infortuni e con timori sempre più crescenti perché i negativi risultati sottraggono serenità e sicurezza. Si è visto un Napoli concentrato, non svagato come a Granada. Ma non è bastato e la fotografia della resa anche in questa partita è nell’azione del primo gol: dalla fantastica giocata di Muriel sulla sinistra al colpo di testa di Zapata - sempre lui, quello scaricato quattro anni fa dal Napoli - che con i suoi 186 centimetri sovrastava Rui, che ne ha 18 in meno. I dati della partita sono una condanna: 15 tiri dell’Atalanta e 5 del Napoli, 7 contro 4 nello specchio della porta.

C’è in questo momento una differenza di condizione fisica e psicologica rispetto alle altre squadre in corsa per la Champions. Tra gli azzurri e il quarto posto ci sono tre punti, la Lazio e la Juve, che gioca stasera contro il Crotone. Con queste risorse non si può immaginare un sorpasso. Aspettare il rientro degli infortunati è doveroso, ma può bastare? Si attendeva con ansia Osimhen ma le prestazioni sono state modeste. E il problema potrebbe non essere soltanto la condizione fisica da ritrovare dopo tre mesi senza partite perché è imbarazzante Victor, giovane attaccante su cui De Laurentiis vorrebbe costruire il futuro del Napoli. Il nigeriano deve dare un segnale. Si è visto nell’area atalantina al 35’ con un colpo di testa, deviato dal portiere Gollini, poi basta. 

Dopo la sconfitta di Bergamo, De Laurentiis ha imposto il silenzio stampa a Gattuso e agli azzurri. Per evitare che al tecnico venissero rivolte domande sul futuro prossimo, cioè su quanto potrebbe capitargli se proseguisse questa negativa serie? Sono giorni complicati per il presidente, che certo non può restare indifferente rispetto a questo Napoli in panne da mesi. Vuole dare un segnale forte ma la strada per il rilancio è sempre più tortuosa e la soluzione più semplice - mettere alla porta il tecnico - potrebbe essere dannosa perché inutile. Gattuso ha commesso errori e non ha saputo dare un’identità alla squadra. Ma i problemi partono da lontano, da quella ricostruzione fatta male dopo l’addio di Sarri: e qui le responsabilità non appartengono ad un allenatore. Ampliando la prospettiva, la più importante questione è il progetto per il Napoli che verrà, con mosse per la panchina, la rosa e la dirigenza da non sbagliare.

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