M5S, in 8 verso l’espulsione per il no al referendum: in Senato numeri a rischio

Mercoledì 23 Settembre 2020 di Carlo Porcaro

La sbornia per il trionfo del SI al referendum costituzionale è stata già smaltita e rappresenta un lontano ricordo. Luigi Di Maio si è intestata la vittoria del taglio dei parlamentari, ma nelle stesse ore in cui si scrutinavano le schede per la consultazione costituzionale e regionali la conflittualità interna al Movimento Cinquestelle è aumentata. La prima resa dei conti è attesa in occasione dell’assemblea dei gruppi parlamentari convocata per oggi, sebbene nelle ultime ore in tanti lavorino per evitare la scissione. E se intorno ad Alessandro Di Battista ci si avvia ad organizzare un’area di una cinquantina di parlamentari, ecco che si alza il pressing governista perché Dibba accetti di entrare nel comitato collegiale. Insomma per ora è tutti contro tutti, con Grillo che ieri in video collegamento con l’Europarlamento ha fatto nuovamente sponda a Casaleggio (i due si sono incontrati una settimana fa a Marina di Bibbiona siglando una tregua dopo le tensioni degli ultimi mesi), difendendo la democrazia diretta («non credo più in una forma di rappresentanza parlamentare») e soprattutto Rousseau, «una piattaforma – ha argomentato - dove un cittadino può dire, consigliare, votare a tutti i livelli, proporre una legge. Oggi si può fare. Si può fare un referendum alla settimana». 

LE CONTESTAZIONI
Ad accendere ulteriormente gli animi già bollenti la lettera inviata dal Collegio dei Probiviri (di cui fa parte anche il ministro dell’Innovazione Fabiana Dadone) ad otto parlamentari grillini per la loro posizione a favore del NO al referendum. «Avete violato il codice etico del Movimento promuovendo un orientamento diverso su un tema che fa parte del programma», in sintesi la contestazione inviata a sei deputati e due senatori. Da indiscrezioni raccolte da Il Mattino, tra questi figurerebbero cinque membri della Camera Andrea Colletti, Rina Valeria De Lorenzo, Mara Lapia, Elisa Siragusa, Andrea Vallascas ed il senatore Matteo Mantero. «Risultano note a questo Collegio Sue pubbliche esternazioni volte a dissociarsi dalle politiche del MoVimento 5 Stelle», la motivazione. 

Che succederà a questi otto dissidenti? Dovranno far pervenire le rispettive «memorie scritte ed eventuale documentazione entro il termine perentorio di dieci giorni naturali consecutivi dalla data di invio della presente delibera di avvio del procedimento disciplinare». Gli otto si difenderanno tramite i propri legali, consapevoli che la lettera è prodromica all’espulsione. Motivo per cui alcuni non escludono di trascinare in Tribunale con una causa civile i vertici del M5S. Gli otto pentastellati sono “rei” di aver contrastato una sforbiciata considerata più un modo per Di Maio di creare un gruppo di fedelissimi che uno strumento per ridurre davvero i costi dello Stato centrale. 

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RISCHI AL SENATO
Il caso dei due senatori rischia di produrre effetti, però, anche sulla tenuta della maggioranza di Governo. Cacciare due senatori significherebbe far perdere altri pezzi al premier Conte, anche se potrebbero trasmigrare in un altro gruppo frutto della scissione ormai sempre più probabile nel Movimento. Verso l’espulsione Mantero che sui social a poche ore dal voto aveva sottolineato che «la Costituzione non deve essere difesa a prescindere, può essere modificata, ma va difesa da ogni riforma che riduca il controllo del popolo sui governanti». Secondo il senatore le vere riforme necessarie sarebbero «la legge elettorale che reintroduca le preferenze, una legge che renda ineleggibili i condannati, una norma che introduca un limite di mandati». 
 

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I NODI
Restano i nodi irrisolti in un Movimento che sta assumendo sempre più le sembianze di un partito personale sul modello dell’Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini. «Le Regionali dicono che il Movimento 5 Stelle è sempre più marginalizzato: in Veneto non esistiamo nemmeno ed in molte regioni non riusciamo a sfondare nemmeno il 10%». Un’altra barricadera del NO è stata Elisa Siragusa che non si è sentita perdente. «Nessuna battaglia è mai davvero persa: ho affrontato con serenità questa campagna elettorale, consapevole della mia onestà intellettuale in dissenso col mio gruppo. Il fronte del NO è tuttavia cresciuto molto nonostante l’emergenza sanitaria e l’investimento economico del fronte del SI, con annunci pubblicitari sui bus e sponsorizzazioni Facebook imbarazzanti». Il riferimento è al Comitato per il SI che, con finanziamenti del gruppo M5S alla Camera, ha sponsorizzato le dichiarazioni di Matteo Salvini e Giorgia Meloni. L’ultima espulsione per i ritardi nelle rendicontazioni: a gennaio furono cacciati i deputati Nadia Aprile, Michele Nitti, Flora Frate, Massimiliano De Roma, Santi Cappellani e il senatore Alfonso Ciampolillo

Ultimo aggiornamento: 25 Settembre, 07:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA