Napoli, 300 enti «fantasma»: il Comune vara la stretta sugli affitti low cost

Martedì 28 Dicembre 2021 di Luigi Roano
Napoli, 300 enti «fantasma»: il Comune vara la stretta sugli affitti low cost

Sono circa trecento gli immobili sotto osservazione e per i quali il Comune ha aperto contenziosi che vanno avanti dal 2015. Anno in cui si insediò una Udp - acronimo che sta per Unità di progetto - che ha il compito di verificare il canone che pagano gli occupanti scontato fino al 90% rispetto al prezzo di mercato. Perché questo trattamento di favore? Hanno messo nero su bianco che quei locali, quelle case, quei cespiti di proprietà di Palazzo San Giacomo sarebbero stati utilizzati per «finalità sociali». Vale a dire assistenza ai più deboli. La sostanza è che le attività da svolgere in quegli immobili non devono essere a scopo di lucro.

Il tema è che il Comune ogni due anni fa delle verifiche per capire se davvero quei mega-sconti hanno dato in cambio una redditività sociale in favore dei napoletani. Ebbene, molti sono i casi non chiari, poco trasparenti. E sono partiti contenziosi a decine e decine con l’ente di piazza Municipio che ha iniziato a bollettare il prezzo pieno, senza incassare però un euro. Ecco, questa è la fotografia della difficoltà di gestione del patrimonio immobiliare del Comune che conta 65mila cespiti. Serve un piano e una visione da consegnare entro il 15 febbraio al premier Mario Draghi. Quel giorno al Presidente del Consiglio dei ministri - che ha dato il via libera a 1,3 miliardi per Napoli a fondo perduto per salvarla dal debito - bisognerà consegnare un piano di rilancio dell’amministrazione che parte dalla riscossione per dare un senso a quei soldi erogati a fondo perduto e per fare in modo che tra un paio di anni il Comune non rischi nuovamente di essere travolto dal dissesto. 

In questo contesto serve un piano per la gestione del patrimonio. E il problema dei fitti passivi, del recupero delle morosità e delle assegnazioni dei beni è ai primissimi posti nell’agenda di Palazzo San Giacomo. Dal Comune - che ha inviato a Invimit, la partecipata del Mef, un elenco di 4000 cespiti da cui trarre quelli che si possono valorizzare e dismettere e tra questi c’è lo Stadio Maradona, così come il Palazzo del Consiglio Comunale - ci tengono a precisare che «gli uffici della NapoliServizi hanno fornito, così come fatto negli anni precedenti, un “censimento” della lista dei beni per i quali eventualmente ipotizzare la dismissione o valorizzazione. Pertanto, il lavoro prodotto dalla società partecipata si è limitato a riscontrare la richiesta di produrre una lista di migliaia di beni e non di individuare quali porre in dismissione».

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Torniamo ai numeri. Nel rendiconto 2019, le entrate accertate per la gestione dei beni immobili sono pari a 50 milioni, ma ne sono stati riscossi solo 22,7. Significa che il 55% per cento dell’accertato non entra nelle casse di Palazzo San Giacomo. Di questo 55% il Comune recupera ogni anno una cifra che oscilla tra i 2 e i 3 milioni. E dalle stime fatte dagli esperti la metà dei morosi non pagherà mai. Un dato è emblematico: un nucleo di morosi storici, sono in 70 ha accumulato negli ultimi 20 anni 8,5 milioni di debito. Eppure stanno ancora li molti, raccontano da Palazzo San Giacomo, sono morti al loro posto sono subentrati i parenti, nella migliore delle ipotesi. Nelle peggiore nessuno si sente di escludere che in quelle case del Comune si tengano traffici illeciti. La situazione dei residui attivi connessi alla gestione del patrimonio, vale a dire dei crediti non riscossi dall’ente di piazza Municipio è altrettanto palese. Sempre nel rendiconto 2019 i residui attivi erano 148i,2 milioni. Di cui 130 hanno a che fare con il fitto degli immobili comunali. 

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Ultimo aggiornamento: 22:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA