Carmen Consoli: «I No vax? Magari hanno ragione e un giorno mi sveglierò trasformata in Pamela Anderson»

Venerdì 24 Settembre 2021 di Mattia Marzi
Carmen Consoli: «I No vax? Magari hanno ragione e un giorno mi sveglierò trasformata in Pamela Anderson»

Se negli ultimi anni è la corsa al ribasso e all'immediatezza a garantire il risultato, lei si tira fuori dai giochi. E forte di 25 anni di carriera, festeggiati ad agosto con un concerto all'Arena di Verona continua a fare la sua (contro)parte nella scena italiana. A 6 anni dall'ultimo disco di inediti Carmen Consoli, 47 candeline appena spente, torna oggi con Volevo fare la rockstar: contiene dieci brani, tra cui il singolo Una domenica al mare. Chitarre elettriche e riff di basso per confermare di essere una rockeuse d'altri tempi.

Quanto è difficile resistere ai compromessi e alle mode?
«Per me è la cosa più semplice. Faccio un disco ogni sette anni, se mi viene. E come voglio io: non penso ai numeri, ma alla coerenza».

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Per la bambina sulla copertina, cresciuta nella Catania a cavallo tra gli Anni '70 e '80, il rock cosa rappresentava?
«Un modo per fuggire da un contesto difficile. All'epoca c'erano le faide tra i clan mafiosi. Coprivano i corpi per strada con i lenzuoli. Chiedevo a papà: Cos'è successo?. E lui: Niente, s'è addormentato sul marciapiede».

La sua fortuna?
«Nascere in una famiglia di sognatori. Partì tutto da una cassetta di Elvis. Nei primi Anni '90 Catania fu ribattezzata la Seattle d'Italia. Io nei club facevo le cover di Grace Slick. A scoprirmi fu Toni Carbone, che all'epoca faceva parte dei Denovo e oggi produce il mio album. Venivano a suonare da noi i Sonic Youth, i R.E.M., Morrissey. Cantava Hang the dj e incolpava i dj per lo sfacelo della musica».

Della decadenza di quella di oggi, invece, a chi dà la colpa?
«Alla mortificazione culturale a cui stiamo andando incontro. Non dimentichiamoci quel ministro che diceva: Con la cultura non si mangia. Leggo i testi delle canzoni e capisco che anche questi ragazzini sono vittime dell'imbarbarimento».

Non la pensa come chi dice che il rap è il nuovo rock?
«Tra gli italiani noto solo una voglia di trasgredire fine a se stessa: non hanno la fame che aveva Kurt Cobain. Dov'è il disagio? Cercano di essere alternativi a tutti i costi: essere normali è diventato il nuovo anticonformismo».

 

Ci sarà qualcuno che le piace.
«Mahmood. È educato e garbato. Ed è già tanto».

Achille Lauro?
«Lui è una rockstar. Ci stupirà ancora».

E i Maneskin?
«Mi piacciono perché sono diversi da tutto ciò che ha generato questo imbarbarimento culturale. Ora che ci penso, ci sono cose buone anche nel rap».

Ad esempio?
«Madame. E Salmo».

Cosa ne pensa del concerto con regole pre-pandemia che ha fatto a Olbia quest'estate?
«Non voglio entrare in polemiche. Sui concerti preferirei fosse possibile riaprire davvero quanto prima in sicurezza con l'aiuto del green pass».

Tra le canzoni del disco, Mago magone parla di un imbonitore che si riscopre deejay e beve rum: non si sarà mica ispirata alle immagini di Salvini al Papeete?
«Lo ha detto lei. In effetti quello della canzone è un personaggio che seduce un villaggio intero parlando di nemici da sconfiggere. E ama farsi selfie. D'altronde i politici sono diventati le nuove rockstar: si sono fatti più selfie loro con i fan in questi giorni che noi cantanti. Però il protagonista della canzone, alla fine, si ubriaca e cade a terra. E come lui quelli che lo seguivano».

In Qualcosa di me che non ti aspetti cita i negazionisti: che ne pensa dei no vax?
«Magari hanno ragione loro: un giorno mi sveglierò e scoprirò di essermi trasformata in Pamela Anderson, con i glutei sollevati grazie al vaccino. Chiaramente sono sarcastica».

Da mamma come ha vissuto il lockdown?
«Non bene, anche perché Carlo Giuseppe (8 anni, nato con fecondazione assistita, ndr) non riusciva a dormire. È stato difficile gestire anche tutto l'aspetto legato alla dad».

Da mamma single non ha sentito la mancanza di un'altra figura?
«No, con me in casa c'erano mia mamma e la baby sitter di Carlo, alla quale lui è legatissimo».

A Sanremo ci andrebbe?
«Perché no? Amo quel palco e quando posso ci vado».

C'è un omaggio a Battiato, nel disco?
«No. Ma di Franco conserverò sempre il grande senso dell'umorismo. Mi ha colpito ciò che ha raccontato padre Guidalberto Bormolini al suo funerale. Gli chiese: Franco, sei pronto?. E lui: Muoio da vivo, c'è chi muore già da morto».
 

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Ultimo aggiornamento: 25 Settembre, 17:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA