Napoli, l'aggressione ad Arturo e il futuro dei nostri giovani

di Paolo Siani *

L'aggressione subita a via Foria dal giovane Arturo poco meno di un mese fa ci impone delle riflessioni operative sul futuro dei nostri giovani. Quindi, sul futuro della città di Napoli e dell'intero territorio campano.

Partiamo da un dato incontrovertibile: condividiamo pienamente le parole espresse dalla mamma di Arturo e la sua grande compostezza. Ciò che è successo a via Foria è una ferita che riguarda tutti, nessuno escluso. Siamo stati al fianco dei compagni di scuola del ragazzo e di coloro che hanno promosso, nell'immediatezza dell'inqualificabile agguato, una manifestazione di solidarietà. Perché era giusto esserci e fare squadra contro la violenza. E anche perché la manifestazione organizzata da una preside e attraverso i social ha dimostrato che Napoli c’è su questi temi e si ribella. Era inimmaginabile solo dieci anni fa organizzare una manifestazione del genere. Questo è un segnale molto positivo, che non può non essere considerato e valorizzato.

Ma i cortei, pur avendo un ruolo significativo per sensibilizzare le istituzioni, l'opinione pubblica e la cittadinanza tutta sui problemi che affliggono Napoli, da soli non bastano. Né si può stare lì a ragionare se è tutta colpa dell’emulazione e di Gomorra. Questo vuol dire solo spostare il problema e non volerlo affrontare.

Qualcuno salvi i bambini di Napoli! Tocca a noi farlo! E allora cominciamo a ragionare sul come. Ci vogliono programmi e investimenti. Bisogna chiamare le migliori menti, bisogna realizzare opere di bellezza nei quartieri a rischio. Occupiamo le strade con l'esercito di maestre e maestri che sappia appassionare i ragazzi, apriamo luoghi di aggregazione, campi di calcio, palestre, cinema, biblioteche.

Non si può pensare di risolvere il problema in poco tempo, né con progetti a termine. Ci aspettiamo che su questo tema, che rappresenta una priorità assoluta per Napoli, ci si metta al lavoro seriamente. Ci sono le persone per farlo, ci sono gli investimenti, si tratta di fare squadra e mettere a sistema le tante iniziative a favore dei ragazzi di Napoli.

In questi anni, la Fondazione Polis ha cercato di tracciare una strada in tal senso. Da Magistratura e Forze dell'Ordine, che da anni svolgono un eccellente lavoro di prevenzione e repressione dei fenomeni criminali, ci è stata manifestata a più riprese l'importanza di un adeguato lavoro a beneficio dei minori, in particolare di quelli maggiormente esposti al rischio di reclutamento mafioso. E per guardare al futuro, abbiamo realizzato dieci punti lettura per bambini da 0 a 6 anni e per le loro famiglie in altrettanti quartieri di Napoli, nell'ambito del progetto “Leggendo Crescerai”. Studi scientifici confermano che gli investimenti sull'infanzia influenzano gli esiti nel corso della vita, le performance scolastiche, i guadagni sul mercato del lavoro e possono contribuire a ridurre le diseguaglianze. Queste ultime, infatti, si formano già nella primissima età, in quanto i bambini che vivono in contesti disagiati hanno accesso a meno risorse, in termini di tempo e reddito da parte delle famiglie, e quindi hanno meno opportunità di sviluppo del proprio capitale umano negli anni seguenti, rispetto ai coetanei. I risultati del progetto “Leggendo Crescerai” li vedremo non subito, ma tra vent'anni. Noi ci crediamo. Continuiamo a lottare e a sperare che quanto accaduto ad Arturo non si ripeta. E che le nuove generazioni, anziché impugnare pistole e coltelli, sappiano davvero scegliere la strada giusta. Quella della legalità.

* Presidente Fondazione Polis 
Lunedì 15 Gennaio 2018, 08:00
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