La targa per Luigi Sica,
un monito per tutto il quartiere

di Salvatore Buglione *

«A Luigi Sica, vittima innocente della violenza criminale, affinché il ricordo dei suoi cari divenga memoria collettiva». Questa incisione campeggia sulla targa inaugurata in via Santa Teresa degli Scalzi lo scorso 16 gennaio, in occasione del dodicesimo anniversario dell’uccisione del sedicenne Luigi Sica.

Ricordate chi era Luigi? Proviamo a ripercorrere brevemente cosa accadde quella terribile sera di inizio 2007.

Luigi, che ama il calcio, ha da poco concluso un allenamento su un campetto di Secondigliano. Sogna di diventare come il suo idolo, Fabio Cannavaro, fresco vincitore del “Pallone d'Oro” e capitano della nazionale italiana campione del mondo in Germania. Dopo l'allenamento, incontra i suoi amici nei pressi di un distributore di benzina in via Santa Teresa degli Scalzi, punto di ritrovo dei giovani del rione Sanità. Poco distante si è radunato un altro gruppetto di ragazzi. Tra questi, uno di nome Ciro. Scoppia una lite. Ciro riceve un ceffone e si allontana in compagnia di un suo amico quattordicenne, Mariano, minacciando Luigi con poche, inequivocabili parole: “Io ti uccido.” Ed è proprio Mariano ad offrire a Ciro un coltello a serramanico con il quale si consuma il delitto. Tornato sul posto, Ciro uccide Luigi con tre coltellate.

Dopo l'omicidio di Sica, il cardinale Crescenzio Sepe esorta i giovani della città a far cadere le lame. In una manifestazione di fine marzo 2007, numerosi pugnali vengono raccolti e depositati in ceste sistemate all'interno di alcune parrocchie. Un appello forte quello del vescovo di Napoli, da rilanciare ancora. Al rione Sanità e non solo. Che si tratti di coltelli o pistole usate per le cosiddette “stese” di camorra.

A ricordare il sacrificio di Luigi, dicevamo, oggi c’è una targa, realizzata su iniziativa del Comune di Napoli, della Terza Municipalità e della Fondazione Polis della Regione Campania e svelata pochi giorni fa alla presenza dell’assessore comunale alla Legalità Alessandra Clemente, del presidente della Municipalità Ivo Poggiani e del presidente della Fondazione Polis don Tonino Palmese. La cerimonia di inaugurazione ha visto, inoltre, la partecipazione dei rappresentanti delle forze dell’ordine, degli studenti degli istituti scolastici “6° Fava Gioia” e “19° Russo Montale”, di una delegazione di familiari di vittime innocenti della criminalità (Carmela Sermino, moglie di Giuseppe Veropalumbo, Susy Cimminiello, sorella di Gianluca, Antonio Cesarano, papà di Genny) e dei commossi familiari del giovane Luigi: la mamma Anna, il papà Ciro, i fratelli Salvatore, Giovanni e Annarita.

L’auspicio, a maggior ragione in questi giorni segnati da una forte recrudescenza dei fenomeni criminali nel centro storico e nell’area metropolitana di Napoli, è che la targa serva realmente da monito, per i giovani del quartiere e non solo. Ma anche a ricordarci che occorre proseguire un’attività intensa sul versante di una concreta vicinanza ai familiari delle vittime. La recente approvazione all’unanimità in Consiglio regionale della legge proposta dai consiglieri Marciano, De Pascale e Moxedano, che istituisce un fondo per il sostegno scolastico e formativo a beneficio dei familiari delle vittime, equiparando gli innocenti uccisi dalla criminalità comune a quelli colpiti dalla criminalità organizzata, eleva a dignità normativa un percorso promosso negli ultimi cinque anni dalla Fondazione Polis e dal Coordinamento campano dei familiari delle vittime e rappresenta sicuramente un passo importante. Perché la cultura è una delle armi più efficaci per contrastare la violenza. E per porre fine a un inaccettabile furto di futuro.

* Responsabile Comunicazione Fondazione Polis
Lunedì 21 Gennaio 2019, 08:00
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