GIORGIA MELONI

Berlusconi al Quirinale, ecco il piano del Cav che conta su 400 voti sicuri (e chi può rovinarlo)

Silvio for president sarebbe -se riesce - anche il colpaccio di Giorgia Meloni e Matteo Salvini

Domenica 24 Ottobre 2021 di Mario Ajello
Berlusconi al Quirinale, ecco il piano del Cav che conta su 400 voti sicuri (e chi può rovinarlo)

Mandare al Colle il Cavaliere è il progetto di Salvini e Meloni e non si tratta soltanto di un modo - come dicono i detrattori di questa operazione - di illudere l’anziano patriarca e di trattenerlo tramite questa lusinga nel recinto del centrodestra filo sovranista che sta stretto a Berlusconi. Silvio for president sarebbe, se riesce, il colpaccio di Salvini e Meloni che dicono/ “L’Italia così avrà finalmente un capo dello stato non di sinistra”. Riuscire in questa missione a cui Silvio crede assai, e fa i conti ogni giorno di quanti voti favorevoli potrebbe avere, sarebbe la dimostrazione che il centrodestra è unito e fungerebbe  da slancio questa unione per chiedere con forza il voto politico sicuro nel 2022 (e non a scadenza naturale nel 2023) e avviarsi a vincere nelle urne in tempi anticipati.

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Berlusconi, il piano per il Colle

Berlusconi crede veramente di riuscire ad arrivare al Quirinale e infatti del tema non vuole parlare mai. Non solo ci tiene ma ritiene di potercela fare, partendo con una massa di circa 400 voti “sicuri’” Anche se con l’elezione del presidente della Repubblica non c’è niente di sicuro. Di sicuro c’è almeno, però, che i parlamentari azzurri sono decisivi per eleggere il nuovo presidente. E infatti a Berlusconi al netto delle sue chance quirinalizie interessa poter decidere la partita. E questo è ampiamente in suo potere con 77 deputati e 55 senatori.

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Il piano A è comunque quello di giocare per sé. Berlusconi vuole coltivare fino in fondo l’idea  di poter concludere la sua lunga, controversa e divisiva stagione politica insediandosi al Quirinale come successore di Mattarella. Il suo ritorno in doppiopetto sulla scena politica con tanto di considerazione da parte anche di certa sinistra come padre della patria (una cinquantina tra dem e stellati potrebbe votare per lui anche per dispetto verso altri) e il tentativo di ritagliarsi ancora un ruolo da mattatore nel Ppe a Bruxelles con abbracci alla Merkel, confermano che il Cavaliere vuole provarci sul serio.

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Il tema Lega e Fdi

Per questo blandisce i suoi alleati sovranisti, evitando di infierire dopo gli evidenti fallimenti dell’ultima tornata elettorale, bacchettando o ignorando le proteste e le insofferenze dei suoi ministri anti-sovranisti. E di fronte ai posizionamenti anti-europei di Lega e Fratelli d’Italia garantisce per loro (ammettendo implicitamente che qualche problema lo pongono) davanti ai leader dei Popolari europei. E si spinge fino a dire che Mario Draghi sarebbe un ottimo presidente della Repubblica, ma forse è meglio che resti dov’è, per il bene del Paese. Ma soprattutto perché sarebbe l’avversario più ingombrante per la corsa al Quirinale.

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