Calenda e Letta, domani mattina l'incontro decisivo. Il segretario Dem: «Voglio l'intesa ma basta veti»

Botta e risposta tra il leader di Azione e il segretario del Pd: domani mattina il vertice per decidere se si andrà insieme alle prossime elezioni

Nella foto il leader di Azione, Carlo Calenda
Nella foto il leader di Azione, Carlo Calenda
Lunedì 1 Agosto 2022, 10:28 - Ultimo agg. 2 Agosto, 01:29
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Le chances di un accordo fra Azione e Pd si giocano tutte in un faccia a faccia in programma alla Camera. Come in una partita a ping pong, finora Carlo Calenda ha lanciato la pallina nel campo di Enrico Letta ed Enrico Letta ha risposto facendo altrettanto. La situazione è in bilico. Risolutivo sarà l'incontro fissato per le 11. Il leader di Azione lo ha proposto al segretario Pd: «Vediamoci con Più Europa e chiudiamo in un senso o nell'altro». Letta ha raccolto: «Incontriamoci, ma senza preclusioni, no ai veti e no alle sportellate».

Le condizioni

Le condizioni poste da Calenda riguardano i collegi uninominali: per non scoraggiare i suoi elettori,, Azione non vuole come candidati Luigi Di Maio, il segretario di Si Nicola Fratoianni e il coportavoce dei Verdi Andrea Bonelli: «Se la risposta sarà 'Nò allora, caro Enrico Letta, la responsabilità della rottura sarà interamente tua», spiega senza giri di parole Carlo Calenda. Il segretario del Pd replica lanciando un appello: «Si proceda, senza veti reciproci, a costruire un'alleanza», perché «ogni divisione rappresenterebbe un regalo alla destra». Poi la replica sui candidati bocciati dal leader di Azione: «Questo tema del dare diritto di tribuna alle diverse anime del centrosinistra non è da dileggio o da prenderci in giro», perché «l'impegno del Pd è costruire alleanze che siano larghe e che ci consentano di essere forti e competitivi: noi vogliamo vincere, non partecipare». Che poi non è solo un fatto di nomi. «Azione e Più Europa sono stimati al 4,4% in coalizione col Pd - calcola YouTrend - invece al 3,3% fuori dal centrosinistra». Ma è anche vero che una mancata alleanza costerebbe 16 collegi a centrosinistra e Azione/+Europa. Meno dirimente appare il tema dei programmi.

La posizione del Pd

«Possiamo trovare punti di caduta positivi - ha spiegato il deputato Enrico Borghi, della segreteteria Pd - Un esempio? I rigassificatori: per noi il tema è chiaro, vanno fatti». Proprio come chiede Calenda. In mattinata fra i parlamentari Pd si respirava scetticismo sull'accordo. E anche quando Letta ha riunito la segreteria, qualcuno ha avvertito un clima di fastidio verso gli aut aut di Azione. Letta lo ha esternato proprio, incontrando i sindaci dem: «Con Calenda ci siamo incontrati tre giorni fa e ci siamo messi d'accordo su una strada che poi è stata fatta saltare. Io sono abituato che se do la mano poi si va avanti, invece se tutto salta allora stringersi la mano non significa niente». Un dietrofront definito «grave» al Nazareno. «Ma il Pd - è il ragionamento - rappresenta già un quarto degli italiani. Si sente addosso il carico della responsabilità di dare un orizzonte all'Italia. Serve pazienza e spirito ecumenico, andiamo avanti, sapendo che dall'altra parte c'è una certa tentazione a non spingere per un centrosinistra plurale». Detto in chiaro: «Da parte mia - è la posizione di Letta - c'è la volontà di trovare un'intesa e farò di tutto per fa sì che si raggiunga».

Il rilancio di Calenda

La risposta di Calenda è un altro rilancio: «I patti sono chiarissimi. Legittimo dire 'non riescò, ma chiudiamo questa partita» perché l'appello a procedere senza porre veti «non rappresenta una risposta». Nel disegno di Letta, l'alleanza larga comprende anche la forza creata da Luigi Di Maio, Impegno civico: «Il fronte riformista deve essere unito - ha detto il ministro degli Esteri - Lasciamo da parte ironie e i veti, la nostra risposta è unità». In squadra con il Pd tornano gli ex, come Roberto Speranza, uscito per fondare Articolo Uno quando al Nazareno c'era Matteo Renzi. Ora Articolo Uno è cofondatore con i dem delle lista Democratica e progressista. Anche se con qualche distinguo: il Pd chiude al M5s, mentre 261 militanti e dirigenti locali e nazionali di Articolo Uno hanno sottoscritto un documento nel quale auspicano la costruzione di un'alleanza con Pd, M5S e Si-Verdi. Resta per ora in stand-by Matteo Renzi, che mira a costruire una forza di centro con Calenda. Il Pd punterà molto sui sindaci. Che hanno discusso con Letta di 8 punti: «Ambiente, salute, lotta alla povertà, scuola, trasporti, semplificazione burocratica, sviluppo e sicurezza», ha elencato il sindaco di Firenze, Dario Nardella.

 

 

 

La corsa in solitaria 

Nel caso in cui Azione corresse da sola o insieme con Italia viva di Matteo Renzi, potrebbe difficilmente contare sulla conquista di collegi uninominali. Tuttavia, potrebbe confrontarsi con la destra sul proporzionale. Di certo, anche se il terzo polo non consegnasse la vittoria in mano alla coalizione di Meloni, Salvini e Berlusconi,  i voti a sinistra non basterebbero nemmeno per conquistare il tanto agognato pareggio. Diverso lo scenario post-elettorale dove il polo centrista - nell'ipotesi in cui conquistasse un buon numero di voti e la destra non "sfondasse" - potrebbe giocare un ruolo determinante nell'appoggio dell'una o dell'altra parte. Anche se dopo la porta chiusa al centrosinistra, sarebbe complicato immaginare un rientro. Ma ancora di più, prospettare una coalizione a destra dove numerose remore sono state mostrare sull'agenda Draghi e sull'operato del premier uscente.  La scelta per Azione di carica anche di un'ulteriore incognita. Con l'exit dalla coalizione di centrosinistra, Calenda dovrà assicurarsi di avere il placet di + Europa, con cui è unito in federazione e che detiene il simbolo che servirà in vista delle elezioni di settembre. L'ex numero uno del Mise, con una campagna elettorale lampo di fronte a sé, sarebbe costretto a raccogliere firme nel periodo estivo.

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La via del campo largo (senza M5s) 

La via del campo largo garantirebbe ad Azione collegi uninominali sicuri e permetterebbere al centrosinistra di poter sperare, perlomeno nel pareggio. Ma non è detto che questo non comporti ulteriori scollamenti interni alla coalizione. Sia nella fase di più accesa campagna elettorale che nella fase post-elettorale, dove sarà difficile mettere insieme le istanze della sinistra con quelle dei centristi in un futuro programma di Governo. Perché ad essere invisa ai due leader di Italia Viva e Azione è anche una delle misure più a cuore per Enrico Letta, ovvero la tassa sulle successioni per attribuire una dota una tantum ai diciotteni: «I giovani - ha ribattuto nei giorni scorsi Calenda - non vogliono una dote, vogliono la speranza per il proprio futuro, vogliono un'opportunità concreta di lavoro, non il lavoro precario di un giorno o una settimana». 

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