Costi del gas, Cdm spaccato sulla mini-patrimoniale

Brunetta fa saltare la proposta di Draghi sui redditi oltre i 75mila euro. Lega, Forza Italia e renziani si trovano ancora una volta dalla stessa parte

Sabato 4 Dicembre 2021 di Alberto Gentili
Costi del gas, Cdm spaccato sulla mini-patrimoniale

In dieci mesi di governo, Mario Draghi non aveva mai dovuto frenare il suo (ormai) proverbiale decisionismo. E’ successo ieri quando il premier, per venire incontro alle richieste di Cgil, Cisl e Uil a difesa delle «fasce più deboli», ha lanciato la proposta di un contributo di solidarietà per i redditi sopra i 75mila euro con cui sterilizzare l’aumento delle bollette di gas e luce.

Poi, però, di fronte al muro alzato da Forza Italia, Lega e Italia viva, Draghi ha mediato e scelto un’altra strada: i fondi per sforbiciare i rincari per le famiglie più in difficoltà arriveranno da avanzi di bilancio.
A palazzo Chigi non vogliono sentir parlare di frenata del premier: «Andando avanti nei contatti» con i soci di maggioranza «e i sindacati, il presidente ha valutato che non c’era convergenza sulla proposta e ha preferito percorrere un’altra strada, con il solito pragmatismo e spirito di mediazione, portando da 248 a 300 milioni i fondi per attenuare l’impatto del caro-bollette».


Ma andiamo con ordine. Tutto comincia di buon mattino quando, nella cabina di regia di maggioranza, Draghi e il ministro dell’Economia Daniele Franco propongono il contributo di solidarietà: i 247 euro che i percettori di redditi sopra i 75mila euro avrebbero dovuto incassare il prossimo anno grazie alla riforma dell’Irpef, vengono girati (per un totale di 248 milioni) al taglio dei rincari delle bollette di luce e gas. Altra mossa di appeasement verso i sindacati: il taglio dei contributi una tantum, nel 2022, concentrato sui lavoratori sotto i 35mila euro e non più sotto i 47mila euro, come stabilito tra Franco e i partiti di maggioranza la settimana scorsa.

 

Renzi con il centrodestra


Forza Italia, Lega e Iv - di nuovo assieme come capita sempre più spesso e come potrebbe accadere per il Quirinale - masticano amaro sul contributo di solidarietà, ma non alzano barricate. Tant’è, che conclusa la cabina di regia, Draghi chiama i leader sindacali per annunciare la buona novella. La protesta di mezza maggioranza però monta: «Non va penalizzato il ceto medio già messo a dura prova dalla crisi economica conseguente la pandemia», dicono forzisti, leghisti e renziani che parlano di «patrimoniale». Anche il Pd - mentre tra i 5Stelle montano le perplessità - si fa sentire, ma per chiedere «più risorse: 250 milioni non bastano».


Lo scontro, quello vero, però esplode nel Consiglio dei ministri che comincia poco prima dell’ora di pranzo. Franco illustra la proposta per il contributo di solidarietà e poi si apre la discussione. I ministri 5Stelle, del Pd e Roberto Speranza di Leu si dicono d’accordo. La Lega, con il capo delegazione Giancarlo Giorgetti che si era allontanato, si fa sentire con Massimo Garavaglia: «Ho forti perplessità». Contraria anche la renziana Elena Bonetti: «Non è il momento di prendere i soldi ai cittadini, ma di darli». Ma ad affossare l’iniziativa del premier - racconta più di un partecipante al Cdm - è Renato Brunetta, il ministro a lui più vicino: «Qui si chiede di tutelare le fasce più deboli, ma non è ancora dato sapere chi è stato più colpito dalla pandemia. Di certo abbiamo davanti una riforma fiscale che ha avuto il consenso di tutta la maggioranza e adesso ritengo strano, inutilmente complicato e contraddittorio manipolarla. E poi per che cosa? Sull’input dei sindacati premiamo i bassi redditi e puniamo quelli sopra i 75mila euro? E poi come si fa a parlare di contributo di solidarietà che ha una genesi e un’accezione non certamente positive? Lavoriamo piuttosto sulla tax expenditure, sulle detrazioni e deduzioni fiscali che sarebbe una riforma strutturale».


IL CDM SOSPESO
A questo punto, dopo due ore di braccio di ferro, Draghi sospende il Cdm. Si riunisce per qualche minuto con Franco, chiama di nuovo i leader sindacali. E poco dopo, riaprendo la seduta, annuncia la mediazione: «Visto che non c’è consenso all’interno del governo, abbiamo fatto una riflessione e il ministro Franco ha trovato la soluzione». Quale? La sterilizzazione dei rincari delle bollette avverrà attingendo per 300 milioni da altri fondi reperiti in bilancio e non utilizzati. Resiste, invece, l’altro segnale lanciato ai sindacati: il taglio dei contributi, una tantum, per i lavoratori sotto i 35mila euro di reddito, per un totale di 1,5 miliardi.


Forza Italia festeggia lo scalpo del contributo di solidarietà: «E’ saltata la patrimoniale, abbiamo vinto», dichiara Sestino Giacomoni. Matteo Salvini fa trapelare «soddisfazione per altri 300 milioni recuperati dal governo grazie a risparmi di spesa, senza toccare patrimoni e risparmi». Durissimo contro i renziani il Pd con Antonio Misiani: «La proposta di Draghi era ragionevole. La scelta di Italia Viva è stata incomprensibile, uno stop al premier che li allontana dal campo riformista».
 

Ultimo aggiornamento: 5 Dicembre, 08:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA