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Riforma della Giustizia, ancora tensioni nel M5s: Conte convoca i deputati

Sabato 31 Luglio 2021 di Marco Conti
Riforma della Giustizia, ancora tensioni nel M5s: Conte convoca i deputati

C’è chi spinge ancora per consultare la piattaforma degli iscritti prima di votare e chi alza il tiro sostenendo che è tutta colpa di chi ha spinto il MoVimento nelle braccia di Mario Draghi. Danilo Toninelli e Barbara Lezzi continuano a disattendere la strategia comunicativa imposta da Rocco Casalino dopo il via libera dato alla riforma della giustizia di Marta Cartabia. 

Riforma della giustizia: tensione fra i Cinque Stelle

 

D’altra parte il MoVimento “è una grande famiglia”, come spiegato dallo stesso Giuseppe Conte, e la compattezza è ancora tutta da verificare al momento dei voti di fiducia. È per questo che Conte, quasi-leader del M5S, ha convocato per domani una riunione a distanza con i parlamentari 5S.

 

Malgrado gli sforzi comunicativi risulta però difficile sostenere che la riforma Bonafede c’è ancora visto che tra lunedì e martedì sarà sostituita da quella della ministra Cartabia e i processi, tranne quelli per mafia e terrorismo, avranno non solo un’inizio ma anche una fine in un tempo congruo e in linea con la media europea. Tra il ‘no’ e il ‘sì’ alla riforma non c’è però solo l’astensione, come avrebbe voluto l’ex premier Conte, ma anche l’assenza dall’aula. Ma più assenti produrrà il M5S e più indebolirà il ruolo di Conte che giovedì scorso, al termine della faticosa trattativa, aveva detto che “non è la nostra riforma ma grazie a noi è stata cambiata”.

Spetta ora al capogruppo alla Camera del MoVimento, Davide Crippa, tenere il pallottoliere delle presenze negli ultimi giorni di votazione a Montecitorio ed evitare possibili nuove defezioni anche se i numeri della maggioranza sono talmente ampi da far dormire sonni tranquilli a Mario Draghi.

Al Senato potrebbero infatti registrarsi nuove fibrillazioni dopo l’addio al MoVimento di Elena Botto. La senatrice ligure è la prima fuoriuscita dell’era Conte e ha motivato l’addio accusando l’ex premier di “mediazioni al ribasso”. Dissente anche il senatore Pietro Grasso che appartiene a Leu, partito che di recente, alla sua Festa, ha trovato il modo per esprimere tutto il suo disagio nel sostegno all’attuale governo.

Anche a Palazzo Madama i numeri sono larghi e il voto ci sarà a settembre anche se per martedì è prevista una conferenza dei capigruppo per rimodulare il programma dell’aula.

“Sulla riforma della Giustizia c'è ancora una piccola modifica da fare: dare più tempo ai processi per le catastrofi ambientali”, scrive sui social il deputato del Movimento 5 stelle Luigi Gallo. “L'accordo raggiunto sulla riforma della giustizia rappresenta un buon punto d'equilibrio, ma si commetterebbe un grave errore se lo si considerasse come un punto d'arrivo”, gli fa eco il capogruppo di Liberi e Uguali alla Camera, Federico Fornaro.

Sempre però molto difficile che a Palazzo Madama il testo possa essere rivisto, a meno che non si decida che è venuto il momento di picconare il governo perché con il ‘semestre bianco’ non si paga pegno. Ma affossare la riforma significa spingere ancor più i sei referendum Radicali.

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