GIUSEPPE CONTE

Conte, pressing Pd per il rimpasto: nel mirino Azzolina, Catalfo e Pisano

Sabato 4 Luglio 2020 di Alberto Gentili
Rimpasto, pressing Pd: nel mirino Azzolina, Catalfo e Pisano. Conte frena

La tregua siglata giovedì da Giuseppe Conte e Nicola Zingaretti è tutt'altro che solida. Come dicono al Nazareno, «il premier al termine di un incontro decisamente teso, ha lanciato l'invito ai 5Stelle a stringere alleanze alle elezioni regionali per evitare sconfitte certe. Ma per il resto non ha dato garanzie su alcun dossier e si continua a galleggiare...».

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Così, tra i dem, torna un evergreen: il rimpasto di governo. Ipotesi che trova i 5Stelle fermamente contrari e, di riflesso, va a sbattere contro il muro alzato da tempo da Conte: «Questo argomento non è all'ordine del giorno, tanto più che non ci è pervenuta alcuna richiesta formale», dicono a palazzo Chigi.

E' vero, di ufficiale non c'è nulla. Ma di cambiare alcuni ministri grillini «inadeguati», come Lucia Azzolina (Scuola), Nunzia Catalfo (Lavoro), Paola Pisano (Innovazione) solo per fare alcuni nomi, nel Pd se ne parla. Eccome. «Che il governo sia deboluccio a causa dell'incompetenza di diversi ministri 5Stelle è evidente a tutti», dice un alto dirigente dem, «e se si poteva provare ad andare avanti in una situazione tranquilla, ora non si può più: quando il mare è in burrasca, e la crisi economica e sociale è più che un tornado, serve un timoniere esperto e un equipaggio in grado di governare la nave, altrimenti si fa naufragio».

«PREMIER ORA INTOCCABILE»
Chiaro il messaggio: inadeguato Conte, in quanto «ostaggio dei veti del Movimento ormai praticamente imploso», inadeguati i grillini. Ma se il premier, almeno per il momento, non si può toccare: «E' lui che conduce la trattativa europea per il recovery plan, sarebbe un errore cambiarlo adesso. In più i 5Stelle non accetterebbero, per loro sarà più indolore dire sì al Mes in settembre che cedere palazzo Chigi», dice un esponente di governo del Pd. Diverso è il discorso per i ministri pentastellati: «Sarebbe indispensabile cambiarne alcuni, nessuno ad esempio riesce a capire come Azzolina possa occuparsi di scuola. Però tocca a Conte trovare il coraggio di farlo».

L'operazione-rimpasto, insomma, è tutt'altro che facile. Il perché lo spiega un ministro dem: «Per cambiare come si deve la squadra di governo bisognerebbe aprire la crisi, in modo da convincere i 5Stelle a mollare i loro. Ma se togli Azzolina, Pisano e Catalfo poi chi ci metti? Tra i grillini non ci sono persone con adeguata competenza. In più sarebbe necessario inserire anche gente nuova del Pd per dare un segnale di cambiamento e si rischierebbe di aprire uno scontro interno». Pausa, sospiro: «Ma è vero ciò che dice Zingaretti, governare è come andare in bicicletta. Se smetti di pedalare, cadi e ti fai male».

Tant'è, che nel Pd si parla perfino dell'ingresso del segretario nella squadra di governo. Non come premier, «perché vorrebbe dire andare a votare nel Lazio», dove Zingaretti fa il governatore e c'è l'incompatibilità tra i due incarichi. «Semmai come vicepremier», dice un altro ministro, «ma in questo caso si creerebbe un problema con Franceschini che fa il capodelegazione, è l'azionista di maggioranza della maggioranza che sostiene il segretario, e non ha alcuna intenzione di essere degradato». «Il problema non esiste, Nicola non ha alcuna intenzione di andare al governo, è già molto impegnato», tagliano corto nell'entourage di Zingaretti.

In questo quadro di forte precarietà e di incertezza - con Luigi Di Maio costretto a smentire la frase, «è caduto il tabù, ora Conte non è più insostituibile» - c'è da registrare la rivolta 5Stelle contro il premier per il suo appello a siglare alleanze con il Pd alle elezioni regionali: «Forse si crede Napoleone», sibila un grillino di governo. E c'è da dire che il rimpasto scoperchierebbe in più il classico vaso di Pandora. A solo sentir parlare dell'argomento, i renziani impugnano i forconi: «Va bene tutto, ma non si può sentire quelli del Pd parlare di posti di governo. E potete star certi», dice un alto esponente di Italia Viva, «che i dem rinunceranno al rimpasto quando scopriranno che farlo vorrebbe dire rinunciare a diverse poltrone. Loro infatti hanno 9 ministri e 35 senatori, noi appena 2 con ben 18 senatori. Dunque serve assolutamente un riequilibrio a nostro favore».

Ad ampliare il caos c'è la zuffa sulla riforma elettorale. Il Pd la vuole approvare in prima lettura entro agosto. Questo per evitare di franare verso il voto anticipato se, com'è probabile, dovesse andare male a settembre la partita delle elezioni regionali nelle Marche e in Puglia (Toscana e Campania sono date per sicure). Ma al di là della lite con Matteo Renzi, che rinnega il patto per il proporzionale con soglia di sbarramento al 5%, i dem sono pronti a scendere al 4%, opzione gradita anche a Leu. «Renzi però deve ammettere pubblicamente di aver paura di non raggiungere il 5%», sibilano al Nazareno.

Ultimo aggiornamento: 12:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA