BEPPE GRILLO

Beppe Grillo difende il figlio Ciro, va in scena la svolta garantista

Lunedì 19 Aprile 2021 di Mario Ajello
Beppe Grillo difende il figlio Ciro, va in scena la svolta garantista

Beppe Grillo versione padre disperato che urla in video per difendere suo figlio. Grida tante volte, «perché?», «perché?», «perché?» i magistrati devono decidere se rinviare a giudizio oppure no il suo Ciro per lo stupro che avrebbe compiuto insieme a tre amici. «Se è uno stupratore perché non lo avete arrestato subito» quasi due anni fa, quando avrebbe commesso il reato in Costa Smeralda dopo una notte passata al Billionaire? Perché, perché, perché? Non si dà pace Grillo genitore. 

Lui che nelle cose di giustizia è abituato ad essere giustizialista stavolta rivendica fortemente e rabbiosamente - seduto su una sedia della sua casa ligure, postando il suo video su tutti i suoi canali e le sua piattaforme social - che Ciro non ha fatto niente, solo una ragazzata, un gioco tra amici tutti consenzienti. Si dirà: ecco la nemesi del giustizialista, abituato a cavalcare gli scandali mediatico-processuali, che si trasforma in un garantista doc quando le cose lo toccano da vicinissimo. 

Beppe Grillo difende il figlio accusato di stupro: «Non ha fatto niente, arrestate me»

Ma non è questo il vero punto e guai a sottolineare con gusto politico la trasformazione in atto. L’aspetto umano del Grillo disperato è quello che colpisce di più. Certo, spetta ai giudici e non ai genitori di un ragazzo assolverlo o condannarlo, ma qui per ora c’è in scena la furia Beppe nel suo video. «Mio figlio non è uno stupratore, se lo fosse stato dovevate arrestarlo subito o in galero ce lo mandavo io a calci!». 

E ancora: «C’è un video girato da lui e dagli altri amici quella notte, in cui si vede che c’è la consensualità: un gruppo che ride, ragazzi di 19 anni che si stanno divertendo, che sono in mutande e saltellano col pisello di fuori perché perché sono quattro coglioni, non quattro stupratori». Il linguaggio assai crudo è veramente grillesco. Il tono no: nessuna ironia, soltanto rabbia e dolore. Accusa i giudici: «Non lo avete arrestato subito, tre anni fa, perché vi siete resi conto che mio figlio non aveva fatto niente e che non è affatto uno stupratore». Che è poi è anche ciò che sostiene la moglie di Grillo, Parvin, che quella notte era nella casa in Costa Smeralda dove sarebbe accaduto il fatto contro una giovane che 8 giorni dopo ha denunciato ma la moglie di Beppe afferma: «Io ero in qualche stanza più in là ma non ho sentito né grida né altro». Come a dire: non accadde niente, e Ciro è innocente. 

Che è quello che dicono subito i 5 stelle e anche gli ex come il Dibba che resta amicissimo di Beppe e si è subito lanciato in un’arringa difensiva: «Coraggio, Beppe, sei un papà, ti capisco. Per te devono essere stati due anni durissimi...». Il garantista Ale, due volte papà, in difesa della tranquillità familiare. Come tutti gli altri stellati. Abituati a non sottilizzare troppo in materia giudiziaria («In galeraaaa....», il loro classico grido delle origini) adesso a livelli autorevolissimi partecipano alla nemesi. Addirittura con il vicepresidente del Parlamento Europeo, che è il grillino Castaldo, ex capogruppo a Strasburgo e Bruxelles e pezzo da novanta: «Premesso che i magistrati vanno rispettati, il dolore che ho visto trasparire dalle parole di Beppe mi spinge a esprimere due parole sulla vicenda. Come mai tutti quei giornaloni e quei conduttori televisivi che normalmente tacciono vergognosamente su casi ignobili che infestano la nostra cronaca politica, o si avventurano persino in spericolate acrobazie per provare a giustificarli, su questa vicenda stanno invece attaccando Beppe e la sua famiglia senza alcun limite né ritegno? Dov’è finita la loro difesa a oltranza della presunzione di innocenza e dello Stato di diritto, per i quali si stracciano di solito sempre le vesti e gridano allo scandalo?». E via così. 

Interverrà anche l’avvocato (e leader in pectore stellato) Conte? Molti in M5S se lo aspettano, ma chissà. Tra i grillini (tutti uniti nel dire: «Fa male vedere un padre che soffre»), l’idea del complotto mediatico-giudiziario anti-Beppe va per la maggiore. Colpiscono Ciro per colpire lui. Ed è scomodo - ma appunto in queste vicende non bisogno infierire - trovarsi per una volta da parte dei 5 stelle in una bufera giudiziaria non nelle vesti di chi attacca ma di chi deve difendersi. Perfino ricorrendo alla retorica italianissima, ma umana e comprensibile, del tipo i figli so’ piezz’ ‘e core e di discorsi classici del genere: la ragazza era consenziente. Il tribunale dirà come sono andate le cose. Nel frattempo la Lega scatta subito contro Grillo: «Beppe - accusa Salvini - è garantista a giorni alterni. Il sabato io sono colpevole per sequestro di persona nel caso Open Arms, e il lunedì suo figlio Ciro è innocente». Il caso è politicissimo anche perché l’avvocata della ragazza che sarebbe stata violentata è Giulia Bongiorno, senatrice leghista, vicinissima a Salvini e che lo difende in sede legale nelle vicende in Sicilia sui divieti si sbarchi degli immigrati quando il leader lumbard era ministro dell’Interno. 
Nella parte della vittima, che fece denuncia non subito ma dopo 8 giorni, c’è una ragazza di 19 anni, milanese di origine scandinava che era in vacanza con un’amica nel nord Sardegna con un’amica. Concluse le indagini a novembre 2020, la Procura di Tempio Pausania, competente per il territorio della Gallura, sta insomma per tirare le fila dell’inchiesta. Sulla base di tutti gli elementi a sua disposizione nei prossimi giorni, se non nelle prossime ore, trasferirà gli atti al Gup del Tribunale e si conoscerà la sua scelta: richiesta di rinvio a giudizio o di archiviazione. A pesare sulla decisione che prenderanno il procuratore della Repubblica Gregorio Capasso e la pm Laura Bassani non solo le testimonianze della giovane presunta vittima e della sua amica, ma anche sopralluoghi nell’appartamento nella disponibilità di Grillo in Costa Smeralda, audizioni di varie persone informate dei fatti, perizie, verifiche sui telefonini e gli interrogatori degli indagati. Questi ultimi si sono prolungati anche nei giorni scorsi. Su richiesta dei legali, sono stati risentiti Ciro Grillo e gli altri tre giovani, Edoardo Capitta, Francesco Corsiglia e Vittorio Lauria. 

Giovedì è stata la volta del figlio di Grillo che avrebbe ripetuto la versione già fornita oltre un anno fa: nessuna violenza sessuale, semmai rapporti di gruppo consenzienti. Durante l’interrogatorio, sul quale la Procura, ma anche gli stessi legali tengono il massimo riserbo, sarebbero stati poi precisati alcuni dettagli della vicenda, comprese le circostanze di alcune foto scattate all’amica della giovane che ha denunciato la presunta violenza da parte dei quattro ragazzi, mentre l’altra ragazza dormiva. «Mi hanno violentata», ha sempre sostenuto la studentessa assistita da Giulia Bongiorno. Nell’atto d’accusa della Procura, la ragazza sarebbe stata «afferrata per i capelli per bere mezzo litro di vodka e costretta ad avere rapporti di gruppo» dai quattro giovani, che avrebbero «approfittato delle sue condizioni di inferiorità psicologica e fisica» di quel momento. «Era consenziente», si sono sempre difesi Grillo e gli amici, supportati dal loro pool di avvocati. 

Intanto il Beppe disperato conclude il suo video così: «Se dovete arrestare mio figlio, arrestate me: in galera ci vado io». Staremo a vedere gli sviluppi della storia. Ma ecco che scende in campo Paola Taverna, grillina di rango: «Ciò che prova Beppe a livello umano posso solo immaginarlo e da mamma gli sono vicina. La magistratura è al lavoro, perciò auspico che giornali e talk show lascino che questa vicenda si risolva, come è giusto che sia, in tribunale. Serve rispetto: no a speculazioni da sciacalli». Un linguaggio nuovo, un approdo alla prudenza. Finalmente. 

 

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