GIUSEPPE CONTE

Mes, Conte rinvia: voto a settembre. Dopo le urne però il governo rischia

Domenica 28 Giugno 2020 di Marco Conti
Mes, Conte rinvia: voto a settembre. Dopo le urne però il governo rischia

Il «salto di qualità» non si è ancora visto e nel Pd cresce il nervosismo. La kermesse a villa Pamphili, voluta fortemente da Giuseppe Conte, ha aggiunto carne al fuoco che è andata a sommarsi a quella che è sulla brace da mesi. Di rinvio in rinvio si è praticamente già a settembre con le scuole che, forse, riapriranno e quell'appuntamento elettorale regionale che non promette nulla di buono per la maggioranza e che potrebbe trasformarsi nell'ennesima occasione per far saltare il banco.
IL NEGOZIATO
Malgrado il proliferare di riunioni e vertici il presidente del Consiglio non riesce a far sintesi su quasi nulla e così anche la vicenda del possibile utilizzo del Mes rischia di slittare a settembre. E' infatti molto probabile che per evitare guai nella risoluzione che si voterà tra qualche giorno in Parlamento, dopo che il presidente del Consiglio avrà fatto le sue comunicazioni in vista del Consiglio europeo, non verrà citato il Mes.

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D'altra parte, fanno capire da palazzo Chigi, la trattativa in corso a Bruxelles è sul Recovery fund, mentre il Mes oltre a non essere propriamente uno strumento comunitario è già definito nelle modalità di accesso e condizioni. Il problema politico però resta. Conte, dopo qualche tergiversare, si è allineato al M5S e pensa che l'Italia possa fare a meno di utilizzare il Meccanismo europeo di stabilità. Almeno ne era pienamente convinto sino a ieri l'altro quando la cancelliera Angela Merkel, che guiderà il prossimo semestre europeo, ha fatto capire a Conte che la Germania si batterà affinchè l'Italia, e i paesi più in difficoltà, abbiano a disposizione tutti gli strumenti per affrontare la crisi, a patto però che vengano usati. Posizione condivisa da +Europa con Benedetto Della Vedova che parla di «grottesca commedia italiana diretta da Crimi».

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Non menzionare il Mes nella risoluzione che verrà votata in Parlamento potrebbe essere quindi interpretata male a Bruxelles come dai mercati, ma permetterà al M5S di non spaccarsi tra l'ala governative e quella più convintamente sovranista che al Senato ha i numeri per mandare sotto il governo, a meno che non intervenga FI. Ieri palazzo Chigi si è preoccupato di smentire i possibili contatti diretti tra Conte e Berlusconi raccontati dal Corriere e che potrebbero riguardare anche il tentativo in atto da parte del governo di rivedere la distribuzione della torta pubblicitaria che avvantaggia ora sola la tv. Smentite a parte tra i due una sorta di appeasement è comunque in corso da tempo anche se dentro FI nessuno ritiene possibile sostenere l'attuale esecutivo. Anzi, tra gli azzurri ci si interroga ora anche su cosa fare quando in aula arriverà il nuovo scostamento di bilancio da 20 miliardi che il ministro Gualtieri porterà presto in Parlamento. Una cifra lievitata nelle ultime settimane proprio per permettere all'esecutivo di arrivare a settembre senza dover far ricorso al Mes.

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Nuove risorse a debito che dovrebbero garantire altra cassa integrazione ma non la promessa apertura dei cantieri, lo sblocco della questione Ilva, la soluzione del contenzioso con Autostrade, o la definitiva sistemazione di Alitalia, vettore che macina miliardi di fondi pubblici da anni.
Ma per il Pd di Nicola Zingaretti - che non ostacola il rinvio a settembre - l'appuntamento con il Mes è solo rimandato perchè i 36 miliardi che mette a disposizione «occorrono per riformare il sistema sanitario e vanno quindi utilizzati». A chiedere i soldi del Mes sono tutti i presidenti di regione, a cui ieri ha dato voce il toscano Enrico Rossi mentre l'azzurra Anna Maria Bernini arriva a sostenere che è interesse nazionale utilizzare il Mes
Ad aggiungere tensione tra Pd e palazzo Chigi è anche la questione Rai. Per i dem l'attuale consiglio d'amministrazione va cambiato alla scadenza e Salini «deve andare via, come il direttore del Giggi-Uno», sostengono ironizzando sull'orientamento della rete ammiraglia. Niente proroghe, quindi, visto che l'attuale cda è stato insediato dal precedente governo sovranista Lega-M5S.
Malgrado il Pd tenga alta la pressione, poco a nulla sembra muoversi nell'azione di governo. Così come non decollano le alleanza regionali tra i partiti di maggioranza e soprattutto tra Pd e M5S. Anche se qualcosa sembra muoversi in Puglia e Liguria, si è ancora molto lontani dalla compattezza che comunque riesce ad esprimere il centrodestra. In Puglia l'ex magistrato e attuale governatore Michele Emiliano potrebbe incassare il sostegno del M5S ma non quello di Italia Viva che resta ferma su Ivan Scalfarotto. In Liguria potrebbero invece convergere tutti, Iv e M5S compresi, sul professore universitario Aristide Massardo, anche se la strada è ancora lunga. Nelle tre regioni è, per ora, un tutti contro tutti che allontana quel progetto di alleanza organica tra dem e grillini che nel Pd più d'uno rilancia con sempre maggiore frequenza e nervosismo.
 

Ultimo aggiornamento: 15:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA