GIUSEPPE CONTE

Pd, spunta il piano anti-Conte: ipotesi Zingaretti agli Interni e la Boschi ai Trasporti

Sabato 25 Luglio 2020 di Mario Ajello
Pd, spunta un piano anti-Conte: ipotesi rimpasto con Zingaretti agli Interni e la Boschi ai Trasporti

La parola d'ordine è non fare allargare troppo Conte, non lasciare la vittoria di Bruxelles tutta nelle sue mani, non fargli maneggiare soltanto a lui i 209 miliardi del Recovery Fund. Dunque, va incalzato e indebolito il premier, come dicono al quartier generale del Pd, «quello continua a sentirsi Napoleone». Ecco allora il pressing di Zingaretti, ma anche di Gualtieri e di Gentiloni (gli ultimi due insieme ad altri due dem: Amendola e Sassoli hanno molto contribuito alla vittoria nella battaglia del Belgio), sul Mes: caro Conte, non possiamo rinunciare ai 37 miliardi del fondo salva Stati solo perché ti devi fingere di dare retta ai 5 stelle.

Aiuti di Bruxelles, Conte apre alla bicamerale ma avverte la maggioranza: «Il piano? Decide il governo»

Fondi Ue, nella maggioranza è già zuffa sui miliardi di Bruxelles. E spunta la bicamerale

Berlusconi e le affinità con il premier Conte: «È bravo». Pronto il soccorso di Forza Italia

Incalzare Conte per indebolirlo, asfissiarlo sul Mes per non fargli credere che comanda solo lui. E una volta tanto, d’accordo con il Pd c’è Italia Viva. I due partiti stanno asfissiando il premier per farsi concedere il rimpasto e ottenere due super poltrone nel governo così per contare di più, di togliere a Conte un po’ di spazio e di controllarlo - tramite due big, uno democrat e l’altra renziana - molto più da vicino. Insomma il piano è far diventare Zingaretti ministro dell’Interno e Maria Elena Boschi titolare dei Trasporti e Infrastrutture al posto della De Micheli uscita dal cuore di Conte per il caso Autostrade. Si può fare? L’ipotesi di sostituire la Lamorgese al Viminale non è per niente peregrina perché anche per i 5Stelle la pedina del ministero dell’Interno sarebbe sacrificabile. E secondo molti sarebbe proprio questo il vero motivo per il quale, in queste ore, il Pd starebbe facendo la faccia dura sulla legge elettorale: un modo per costringere Conte a scendere a patti. Anche perché se il governo grazie ai soldi di Bruxelles dovesse durare fino al 2023 (e i piddini ne rivendicano a buon diritto il merito dato il gran lavoro svolto negli ultimi mesi a Bruxelles da Sassoli, Gentiloni e Amendola oltre che da parte di Gualtieri, altro solido punto di riferimento della nomenclatura europea) tanto varrebbe a questo punto scendere in campo direttamente.

Ultimo aggiornamento: 12:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA