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ENRICO LETTA

Pd, da Franceschini a Gentiloni: il malumore delle correnti. «Il congresso è già iniziato»

Lotti tagliato fuori: «Su di me scelta politica». Pressing di Letta per convincere Amendola. Cirinnà, assegnata a un collegio difficile, annuncia: «Non lo accetto». Poi ci ripensa

Mercoledì 17 Agosto 2022 di Francesco Bechis
Pd, da Franceschini a Gentiloni: il malumore delle correnti. «Il congresso è già iniziato»

Delusi, sorpresi, rassegnati, furibondi. Sono gli onorevoli Pd che, salvo colpi di scena, rimarranno fuori dal Parlamento a settembre. Candidati in collegi poco contendibili, inespugnabili, oppure non candidati affatto. Chi preferisce il silenzio stampa, chi invece rompe le righe. Come Monica Cirinnà, candidata in un collegio ostico, l’uninominale Roma 4. Prima infastidita per una posizione ritenuta a rischio, la paladina dei diritti civili ha infine accettato di rischiare e correre, «farò la mia battaglia». «Mi sono sentita un po’ scaricata - ammette in conferenza stampa, convinta però che «solo il Pd possa fermare questa destra oscurantista». Si sfoga anche Luca Lotti, ex braccio destro di Matteo Renzi, prima fila di Base Riformista, la corrente a cui Enrico Letta consegna il conto più salato. «Mi ha comunicato la sua scelta spiegando che ci sono nomi di calibro superiore al mio», dice lui, depennato dalle liste toscane, parlando di una «scelta politica» che non ammette «scuse vigliacche».

Andrea Marcucci, altro colonnello d’area, affronterà un collegio in salita, l’uninominale Viareggio-Pisa-Livorno al Senato. Tra i riformisti in bilico c’è poi Emanuele Fiano che correrà nell’uninominale a Sesto San Giovanni. Non è un caso se il leader della corrente, Lorenzo Guerini, ha rotto il silenzio glaciale della direzione con una dura reprimenda contro le liste poco «garantiste», seguita dall’astensione dal voto del gruppo. Ma il pallottoliere lettiano distribuisce dolori un po’ in tutte le correnti. Dove infatti già rimbalza un mantra: «Il Congresso è già iniziato». Lo sguardo è puntato al 26 settembre: se il test elettorale dovesse andare male, magari con un sorpasso di Fdi sul Pd, per il segretario si aprirebbe una resa dei conti, ragionano tra i maggiorenti dem. E le scintille saranno garantite, a giudicare dalle reazioni di queste ore. Ribollono i Giovani turchi di Matteo Orfini. Se il leader strappa un primo posto in un collegio plurinominale del Lazio, diversi fedelissimi restano alla porta, da Giuditta Pini a Fausto Raciti. Sorride Andrea Orlando, forte di una direzione affollata dalle sue truppe. «Credo siano liste competitive e per fare un buon risultato», confessa lunedì a cose fatte. Oltre all’amico Beppe Provenzano, capolista nel plurinominale in Sicilia, sono blindati diversi orlandiani doc: Michele Fina, Marco Sarracino, il trentenne Raffaele La Regina. 

 

I MALUMORI

Diverso il bilancio di Area Dem. Raccontano che il leader Dario Franceschini non fosse presente – evento assai insolito – al tavolo delle trattative che ha visto fare le ore piccole al Nazareno Letta, Guerini, Meloni e Orlando. Il ministro uscente sarà capolista del Pd a Napoli e tra i più stretti può contare su due candidature blindate, Michela Di Biase e Bruno Astorre, capilista nel Lazio al proporzionale, oltre ad Alberto Losacco nelle Marche. Non ci saranno però due suoi riferimenti storici, Marina Sereni e Roberta Pinotti: entrambe si sono tirate fuori dalla corsa. Da Bruxelles non fa i salti di gioia Paolo Gentiloni: è tra i grandi estimatori di Enzo Amendola, ex ministro che ha combattuto la battaglia per il Recovery Fund e ora sarà candidato al terzo posto nel collegio di Napoli al Senato, una vera impresa. Potrebbe rinunciare, ma il pressing del segretario perché corra è massimo. È una sfida difficile quella che attende Filippo Sensi, ex spin doctor renziano inserito come terzo nel proporzionale Lazio 2 e in un collegio uninominale a Roma. Tra i nomi eccellenti che ora ballano spicca Stefano Ceccanti, costituzionalista stimato dal mondo catto-dem a cui è stato riservato solo un quarto posto nel listino proporzionale a Firenze, mentre per l’economista Tommaso Nannicini c’è un collegio uninominale tutto in salita in Lombardia. Sul web intanto viaggia il malumore. L’ex ministro Giuseppe Fioroni scrive a Letta e parla di «testacoda del riformismo democratico». Su twitter Lorenza Bonaccorsi, dem vicina a Gentiloni, se la prende con «gli occhi di tigre» del segretario, «una tigre cecata».

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